mercoledì 18 agosto 2010

Pubblica amministrazione

Appena rientrato dalla Germania dopo un terzo viaggio di vacanza mi ritrovo e ritrovo le solite cose. Non voglio infierire ancora una volta ma come si dice, quando si va all'estero saltano subito all'occhio le cose più elementari per cui da noi si sta decisamente peggio (ad eccezione della Albània ...come direbbe il mio amico Jestercap!)
Eppure nonostante tutta la mia buona volontà non appena rientrato mi sono trovato a combattere con due fastidiosissimi inconvenienti che solo da noi potrebbero accadare.
CASO 1
Un banalissimo lunedì pomeriggio mi sono recato ad uno di quegli uffici postali centrali che notoriamente osservano orario continuato dalle 8:30 alle 18:00 e come lo trovo? Ma CHIUSO of course. E perché? Ma che domande! Ovvio: è agosto, si va in ferie e quindi il personale è insufficiente per tenere aperto anche il pomeriggio. Passi che non si assume (tranne i soliti noti) da anni ma se è vero che il personale è in parte in ferie è altrettanto vero che, compatibilmente ai fondi ed alla crisi, anche parte dei cittadini è in ferie e la proporzione utenti/impiegati dovrebbe essere più o meno la stessa.
Ma a parte questa cosa che caso mai andrebbe riportata al direttore di quel UPT che ha siglato un piano ferie da dementi quello che mi ha fatto veramente imbufalire era che l'area contenente i vari Postamat, le macchine per i conti correnti automatici (che comunque una volta su due sono guaste!) era inaccessibile. Da dietro la vetrata le varie spie verdi di inserire la carta nell'apposita fessura lampeggiavano verdi ed invitanti ma, ahimé, il meccanismo di apertura delle porte dopo aver inserito persino un biglietto del tram ed un assegno in bianco, risultava inesorabilmente sordo ad ogni richiesta di accesso!!! Restavano spranghe, mattoni o calci alla vetrata ma come noto sono un onesto cittadino!!!
CASO 2
Mercoledì mattina: uffici del XV Municipio che come noto sono sempre una bolgia infernale. Operazione? Un banale rinnovo di una carta d'identità in scadenza da lì ad un paio di giorni ma deteriorata e da cambiare anche per via della foto visto che l'intestataria, mia figlia, dai 14 anni ai 20 è cambiata parecchio!
Tutto sommato c'era poca genta ed in pochi minuti abbiamo compilato il modulo, pagato le marche varie e, il tempo di prendere un cappuccino, ci hanno chiamato per il ritiro.
Il tipo di carta? E che ve lo dico a fare. Quella di cartoncino marroncina in uso dagli anni trenta con ancora la dicitura "apporre l'impronta del dito indice" laddove mettono il timbro(*)(**). Quando i nostri concittadini europei vedono quel documento sogghignano...chissà perchè!
Mentre una delle impiegate sta per incollare la foto (va detto che ora usano il biadesivo che crea notevoli problemi di scollamento...era meglio la Coccoina di una volta!) mi cade l'occhio accanto alla voce "Stato civile" e leggo, tutto in maiuscolo "STATO LIBERO". Stato libero?
Va detto che mia figlia ha chiesto, con l'apposito modulo di rilascio, di non indicare lo stato civile nel documento e, appunto, alla voce "a tal fine" non ha giustamente messo nulla, perché quel "a tal fine" vale per chi chiede di indicarlo e nel campo "a tal fine" indicherà, "a tal fine", d'essere celibe, nubile, vedovo/a, separato/a, divorziato/a ecc ecc...a tal fine e che cazzo!
Chiediamo lumi e la prima impiegata prova a menare il can per l'aia rispondendoci che hanno indicato lo stato civile perché appariva nella carta precedente...e che vuol dire? Se 5 anni fa l'ho indicato non è detto che debba farlo a vita! E poi, le chiedo, che stato civile è "stato libero"? . Doppio errore ci fu: primo hai indicato qualcosa che non ti ho chiesto e secondo lo hai pure sbagliato!
La prima impiegata, per evitare balbettamenti resasi conto che non aveva a che fare con i soliti analfabeti di ritorno ci passa ad una sua collega. Riepilogo la cosa e questa inizia evidentemente ad alterare il suo stato innervosendosi oltre modo. E che diamine avrà pensato: ma che vuole questo? E che problema c'è se risulta? Dopo tutto è una ragazza giovane...che palle.
A questo punto in genere divento provocatorio. Le chiedo cosa sia lo 'stato civile' di tipo 'libero'.
Ovvio risponde lei, non è sposata.
E da cosa lo ha dedotto visto che ha chiesto espressamente di non indicare lo stato civile e appunto non compilando il campo 'a tal fine'?
Balbett...balbet...
Dopo tutto 'libero' è anche un vedovo o un detenuto che abbia scontato la pena!!!
Ma dove sta il problema? Ma che vuoi che sia?
Il problema sta nel non problema se non di principio e diritto che se si chiede 'A' si vuole 'A' e soprattutto nel non sentirsi prendere per il culo dichiarando che 'stato libero' è valido.

Due aneddoti sulle carte d'identità.
(*) negli anni 40 furono arrestate in Italia due spie inglesi che si erano perfettamente camuffate all'interno di un ufficio ministeriale italiano. Le beccarono perché ad una richiesta di presentare un documento esibirono orgogliosi delle perfette carte d'identità contraffatte a regola d'arte. Peccato che erano gli unici 'italiani' che avevano apposto l'impronta digitale del dito indice nel riquadro bianco.
(**) molti anni fa, appena laureato e dopo aver sostenuto orgoglioso l'esame di stato, andai a rinnovare la mia carta scaduta e, sempre orgogliosamente e con l'entusiasmo dei giovani, nel campo professione scrissi GEOLOGO. L'impiegato allo sportello non voleva accettarlo dicendo che non era una professione. Dovetti esibire il tesserino dell'ordine per convincerlo; tenete conto che allora si mettevano in quel campo voci quali "casalinga" o "studente".

Atollo K. Un’altra santificazione

E' morto Kossiga.

(...)

E sì, lo voglio scrivere ancora una volta con il K. Come negli anni '70, anni caldi, caldissimi. Ma anni in cui qualcosa da dire parecchi ce l'avevano, magari con modi e tempi sbagliati, forse con la presunzione dei ventanni, ma si diceva.


Kossiga invece, allora ministro degli Interni, aveva un solo modo di esprimere le proprie opinioni: mandare squadroni di celerini in assetto di guerra, infiltrare poliziotti travestiti da manifestanti che sparavano (e spesso hanno ucciso, come nel caso di Giorgiana Masi) provocando appositamente le reazioni più violente da parte delle forze del disordine, delle destre e delle sinistre estreme. E non ultimi mandare blindati di carabinieri a falciare colpevoli ed innocenti, altro che il G8 di Genova del 2001.

E lui stesso lo ha ammesso vista la sua grandissima boria e vanità nel presentarsi continuamente in televisione od in radio, persino in veste di DJ (Un giorno da pecora, Radio2).
Ho stroncato l'autonomia soleva riportare con orgoglio. A che prezzo? E facendo finta di dimenticare che la maggioranza degli autonomi stroncati confluirono nelle BR a sinistra e nei NAR a destra.

E Gladio? Talmente atterrito dalla sola idea che i comunisti si avvicinassero troppo a posizioni di governo da creare, su indicazione di gentaccia quali i tipi della CIA, organizzazioni di quel tipo. E si diceva grande amico di Berlinguer allora e D'Alema poi. Ma quando mai?

E i massoni? La P2? Non ne faceva parte solo per non contraddire il suo essere cattolico...diceva...ma per favore.
C

erto che simpatico poteva esserlo o meglio sembrarlo, con quel suo accento sardo poi. Amichevole e spontaneo. E va anche detto ad onor del vero che ha saputo mettere in evidenza alcuni aspetti negativi del modus operandi di amministrazioni e governi con quel suo picconare che era invece un modo costruttivo di mettere in evidenza crepe e danni nelle strutture o che magari preferiva un demolire piuttosto che aggiustare. Già, peccato che non sempre la via della demolizione è la migliore...

E ora che è morto ovviamente viene santificato. E mi viene subito in mente il solito film di Thomas Milian, già citato lo scorso gennaio nella (ri)santificazione di Craxi e che qui ripropongo, per gli smemorati o come si dice per chi si fosse collegato soltanto in questo momento.

E ora che è morto tutti sono stati suo grandi ed intimi amici e lui fu amico di tanti compreso ovviamente il nostro (im)prevedibile premier che piange un amico carissimo già dimentico delle bordate che spesso e volentieri Kossiga gli indirizzava: ma sappiamo bene che Mister B è amico di tutti, da Putin ad Obama passando per Arafat e Gheddafi...

Come Atollo K fu per Stan Laurel ed Oliver Hardy il loro ultimo film, una vera schifezza rispetto alla loro vastissima produzione, così il nostro atollo K ora che è morto continua ad essere una vera schifezza.

Quando morì Raimondo Vianello allora sì che mi commossi sentendo una gran perdita!

E morto Kossiga?
estiqaatsi

martedì 3 agosto 2010

Il muro di via Giannetto Valli. XV Municipio, Roma

Via Giannetto Valli a Roma è una lunga strada del quartiere Portuense, sovrastante la ferrovia della linea per Fiumicino e via della Magliana. Una strada che appunto ha sempre svolto il ruolo di via di collegamento abbastanza importante per il traffico proveniente da Sud (Magliana, Eur) e diretto verso altre zone della città a Nordo (Monteverde, Gianicolense e oltre). Per lunghi anni è stata interamente a doppio senso ma da diverso tempo l'ultimo tratto verso via Vincenzo Statella è stato reso a senso unico per via delle limitate dimensioni.
Da quasi un decennio la parte terminale di via Giannetto Valli, all'altezza dell'incrocio con via Prospero Colonna, andava soggetta ad importanti cedimenti superficiali che più di una volta erano anche piuttosto profondi. Non vi dico la ridda di voci e pettegolezzi di quartiere che imputavano la cosa ad enormi grotte presenti nel sottosuolo della zona! La verità è che tutta quell'area è notoriamente ricoperta da un abbondante strato di terreno di riporto dovuto alle opere edili degli anni 50 e 60 che popolarono la zona di villini e palazzine di varia foggia e comunque gradevoli.
La presenza quasi continua di questi cedimenti portò, ormai molti anni fa, gli amministratori locali, a chiudere con una transenna (ben visibile nella foto) la strada nel suo punto di accesso meridionale lasciandola comunque ovviamente aperta per gli abitanti, costretti comunque ad un lungo giro intorno all'isolato occupato dal parco della adiacente casa di cura Villa Giuseppina oppure aperta a tutti coloro ci lasciano l'auto parcheggiata percorrendola anche contromano visto che comunque proveniendo da nord è comunque chiusa.
La transenna, presente da anni, fino a pochi mesi fa costituita da qualche tavola di legno e le solite lamiere ondulate ora è stata rimpiazzata da una ben più solida ed inamovibile barriera fatta di new jersey di cemento armato.
Ora si da il caso che dopo l'ultima riparazione ormai parecchi anni fa non si siano più avuti cedimenti (le solite voci del quartiere dicono persino sia irreparabile visto che sotto pare ci scorra addirittura un fiume sotterraneo che nulla ha da invidiare allo Stige ) e ciò non per mancanza di traffico quanto propabilmente perché l'ultima riparazione è stata fatta a regola d'arte con un rinforzo con iniezioni di cemento e puntellamento con chiodi iniettati nella struttura. Insomma neanche più una crepetta!
Eppure la transenna, anzi la barriera definitiva ormai, è ancora lì: in attesa di cosa? Di lavori strutturali che riguardino l'intera strada? Di lavori circoscritti alla sola zona di pochi metri quadrati davanti dove avvenivano (passato remotissimo!) al cancello secondario di accesso alla casa di cura, talmente in disuso che ci si parcheggia davanti di notte e di giorno ed alle cui spalle si notano solo accumuli di spazzatura!
Ora se non ci sono più pericoli di cedimento perché tenere una strada di scorrimento così importante chiusa? Perché continuare a tenere congestionate nelle ore di punta le solite altre strade o costringere gli automobilisti a giri impropri? E se pericoli di cedimento ci sono perché non dovrebbero riguardare anche l'incauto che percorre via Giannetto Valli in cerca di un posto auto o diretto alla propria abitazione?
Ho un vago sospetto...
Via Giannetto Valli offre ai condomini che affacciano verso est un panorama gradevolissimo, verso i Castelli Romani, verso i monti Tiburtini e nelle giornate limpide si arriva a vedere anche il Velino oltre le cime di Campo Felice. Quelli verso ovest tutto sommato hanno davanti il parco della casa di cura, ampio e verdissimo. E la strada, anche ai tempi in cui era percorsa a doppio senso nelle ore di punta si presentava silenziosa: un paradiso rispetto a chi affaccia su viale Marconi o sulla Palmiro Togliatti!!!
Vuoi vedere che qualche (od anche di più) condomino della tutto sommato amena via abbia connivenze laddove servano? Abbia unto quanto basta a tenere definitivamente chiuso l'accesso al traffico di scorrimento con la scusa della buca in agguato? E certo! Sai che paradiso, che silenzio, che luogo ideale per il passeggio del cagnolino questa strada-parcheggio incontaminata dal passaggio di autovetture e motorini smarmittati?
Dopo tutto l'ho detto prima, la maggior parte di quella zona poggia su terreno di riporto e non sono infrequenti viste di muretti inclinati o piccoli cedimenti strutturali (niente di grave comunque!) sugli spigoli o sulle tamponature delle palazzine e se è per questo la voragine è sempre in agguato soprattutto quanto, come accaduto anni fa, l'ignorante menefreghista cittadino faccia passare settimane prima di avvisare l'Acea (azienda acque ed elettricità del Comune di Roma) che esce acqua dall'asfalto!!!
Il sospetto si concretizza...altro che fiumi sotterranei!
Immagine 1. Poco a nord (alto della foto) della 'A' il punto dove si aprivano una volta le buche.

Immagine 2. Il punto dove si aprivano le voragini. Di fronte al cancello si cui parlavo. Nonostante il divieto le autovetture impegnano la via contromano in cerca di parcheggio o dirette ai loro garage sapendo che dalla parte opposta è chiusa ed al massimo ci sono vetture che sono uscite dagli stessi e procedono con cautela.

Immagine 3. L'accesso da sud, sbarrato dalla transennatura ora trasformata in barriere di cemento armato. La strada sulla sinistra è uno dei pochissimi "budelli" che collegano via della Magliana.

Immagine 4. La stessa barriera vista dalla parte opposta. Un parcheggio ormai.

lunedì 2 agosto 2010

Quando l’Italia era come l’Afghanistan

2 agosto 1980 - oggi

30 anni fa ero in vacanza con l'allora mia fidanzata, oggi mia moglie. E sarebbe stata una vacanza molto breve perché da lì a poco avrei preso a lavorare nel bar di un mio zio per metter qualcosa da parte per le piccole spese come sempre ho fatto nei periodi estivi. Eravamo al Gargano, in campeggio, a goderci mare e sole quando arrivò la notizia. Dapprima di voce in voce, poi con edizioni straordinarie dei quotidiani. Ed il dolore lancinante e sordo di quella strage, fin da subito attribuita ad un attentato terroristico (allora era piuttosto difficile pensare ad esplosioni accidentali od incidenti quali quello recente di Viareggio) colpì tutti noi, ogni singolo campeggiatore lasciano quell'aura di amarezza che serpeggia tra tutti coloro i quali sanno che la vita va avanti ma sì, che cazzo, a che prezzo!

Sono passati 30 anni da allora, da quando l'Italia da più di un decennio era come l'Afghanistan, come l'Iraq, come la Bosnia del conflitto balcanico ed i suoi attentati ma con un nemico interno che come un cancro minava la salute dell'organismo senza farsi individuare e sconfiggere con certezza.

E ancora oggi ci sono dubbi, omissioni, vuoti, giustizie incompiute e la certezza che tali resteranno nonostante si creda d'aver individuato gli autori materiali (Fioravanti e la Mambro dei NAR che pur ammettendo decine di altri reati omicidi compresi si sono sempre dichiarati innocenti per questo). La certezza della mano dei servizi segreti, di parti importanti dello stato, del governo di allora, di estremismi ramificati ovunque e di un processo di destabilizzazione che fortunatamente non fece presa!

E oggi, per la prima volta nella storia delle celebrazioni in memoria che ogni anno si svolgono a Bologna, nessun esponente politico dell'attuale governo era presente e peggio ancora, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Carlo Giovanardi, senatore del PdL, dovremmo dire senatore della Repubblica e quindi di tutti gli italiani, ha osato affermare quanto segue:
«Ogni anno a Bologna si è riproposto il triste spettacolo di una piazza che invece di ricordo e dolore ha espresso odio e livore per coloro che ritiene avversari politici. Bene ha fatto quest'anno il governo a non partecipare ad un rito che per troppi non è un momento di ricordo e commemorazione delle vittime di quella tragedia».

Giovanardi, qualcuno dovrebbe metterti a sedere come fece Totò, premiando il talento con un atto doveroso...

 

E per tornare alla serietà segnalo solo questo video, molto crudo e che si attiene alle cronache di allora.

 

domenica 1 agosto 2010

500 ed oltre differenze

500 ed oltre differenze


Stimolato da un bel documentario su Rai Storia (qui i video dei vari servizi), che ripeto ritengo sia uno dei migliori canali nella giungla del digitale terrestre, ho avuto modo di fare riflessioni di varia natura sulla...qualità della vita?
E proprio come direbbero i redattori di Rai Storia correva l'anno 1957 e dopo un avvio un po' lento a causa della pochezza del primissimo modello nel novembre di quell'anno trionfava la Nuova 500 della Fiat, destinata a fare epoca in tutto il mondo, scortata dalla polizia stradale tedesca quando qualche avventuroso turista la spingeva sulle strade d'Europa fino a Capo Nord e addirittura scortata da 4 ammiraglie della produzione automobilistica americana (Cadillac, Chevrolet, Studebaker e Lincoln) alla parate del Columbus day!
I miei erano sposati da pochi mesi e pochi mesi dopo sarei arrivato io. Così anche mio padre, geometra impiegato di un'impresa di costruzioni e mia madre, infermiera presso il poliambulatorio dell'INAM, avrebbero potuto un paio d'anni dopo comprarsi la macchina, forse grazie alla finanziaria SAVA della Fiat che per prima in Europa introdusse il concetto degli acquisti a rate: con una decisiva spinta di un collega di mio padre che dopo averlo visto ancora una volta sulla Lambretta con tutta la famiglia (era già arrivata mia sorella) gli disse: "E comprati 'na 500!!!".

Certo una bella evoluzione per chi veniva situazioni come questa ironizzata nella vignetta di sinistra e molto comuni in quegli anni in Italia così come sono comuni in estremo oriente oggi. E persino il tanto sospirato viaggio di nozze rimandato per motivi economici e per mancanza di mezzi (una passeggiata in Lambretta ai Castelli!) si avverò anni dopo con un fantasmagorico nonché avventuroso viaggio in Svizzera dai parenti emigrati quando l'unico pezzetto di autostrada tra Lodi e Milano vide mio padre lanciare il bolide fino ai mitici 100 all'ora! E gli impervi valichi alpini videro sfrecciare tra le nebbie sui tornanti quei 295x130 cm di macchinina col suo tipico rumore più da moticicletta che da autovettura.
E le 500 in famiglia furono due. Ne arrivò un'altra agli inizi degli anni '70 che mia madre usava per andare al lavoro: una 500 L color caffellatte con i rostri sui paraurti ed il cruscotto spaziale della 850 ma nero anziché beige.
La Nuova 500, a distinguere con l'aggettivo "nuova" dalla Topolino anni '30 costava nel 1957 490.000 lire al suo esordio, soltanto 100.000 lire meno della sorella maggiore, la 600, che nelle intenzioni della dirigenza Fiat avrebbe dovuto rappresentare la volkswagen italiana che invece all'inizio era la vettura tipica dei più benestanti parroci, marescialli e pretori di tanti paesi e cittadine. La 500 fu venduta in quasi 3.000.000 di esemplari tra il 1957 ed il 1972 anno del suo definitivo pensionamento. Il tentativo di riproporla negli anni 90 fu un fiasco, dopo tutto anche la terribile Duna è di quegli anni o poco prima.

490.000 non erano poi così tante se si pensa che pochi mesi dopo scesero addirittura a 465.000 e la Fiat, cosa unica nella storia, restituì ben le 25.000 agli acquirenti della prima serie offrendo anche l'aggiornamento gratuito! Un operaio comune guadagnava circa 50-60.000 lire al mese, un impiegato quale poteva ad esempio essere mio padre o mia madre, si attestava intorno alle 60-80.000 al mese e pur considerando quegli anni, i favolosi anni 60 come qualcuno di definisce, gli anni del boom appunto, era un acquisto alla portata davvero di tutti, compreso quello stesso operaio impiegato al Lingotto che non solo la costruiva quella 500, pezzo per pezzo, ma avrebbe potuto comprarsela e sfoggiarla davanti ad amici, colleghi e conoscenti accorciando distanze e riducendo tempi!


Una bella storia completa la trovate qui.

Non ho né titoli né voglia di entrare nel merito di discorsi relativi a relazioni congiunturali, indici armonizzati dei prezzi al consumo e quant'altro di misterioso sia alla base della situazione attuale che ci vede nell'occhio di un ciclone economico che ha visto crollare il potere d'acquisto di un salario od uno stipendio medio non solo rispetto ai livelli degli anni a cavallo tra i '50 ed i '60 ma addirittura rispetto ad appena un decennio fa, moneta unica o meno che sia!

Ma è altrettanto palese ed evidente che il prezzo della attuale Fiat 500 (eccezionale esempio di stile e design che ha saputo comunque riprendere l'idea della vetturetta di allora) che va dagli 11.000 ai 15.000 € non è assolutamente comparabile né al potere d'acquisto né al costo della vita da sostenersi in quei decenni lontani e così oggi un operaio comune, con paga oraria contrattuale intorno ai 5 € l'ora netti non può assolutamente permettersi la 500 visto che detratte le eventuali spese di rata mensile sostenibile non potrebbe poi comprare i libri ai figli o farsi quindici giorni di vacanza al paesello! E così il nostro operaio opta per vetture usate o decisamente più economiche.

Per non citare il fatto che il cinquino (così era chiamato dagli adolescenti degli anni 70 come me) aveva il tettuccio apribile di serie e la 500 attuale Cabriolet costa quasi 19.000 €, roba che allo stesso prezzo ci si compra una ottima macchina medio grande, Fiat comprese!
E infatti mentre la vecchia 500 era veramente di tutti e per tutti, un bene di consumo realmente SENTITO e non DOVUTO come spesso accade oggi, la attuale vettura della Fiat è diventato uno status symbol di benestanti che la sfoggiano come quel superfluo piuttosto inutile e costoso o di nostalgici (ultra e non) cinquantenni che se la sono comprata memori dei tempi in cui i loro (nostri) genitori la prestavano ai figli al sabato per uscire con gli amici! La 500 era una vettura per tutti, avvocati e medici, operai ed impiegati, quella attuale è una macchina da sfoggio, così come possono esserle altri modelli quali la Mini o la Smart superaccessoriata, le vere macchinette per tutti oggi sono modelli quali la Matiz della Chevrolet o la C1 della Citroen.
.
Ecco perchè la prima, unica ed inimitabile...non sarà mai e mai potrà essere minimamente comparabile a questa: Ovviamente motori, allestimenti, tecnologie ed accessori non c'entrano affatto!!!

E per motivi analoghi la Fiat di allora non è la Fiat di oggi e di Marchionne con le sue prese per il culo reiterate: dall'acquisto della fallimentare Chrysler sulla quale nemmeno il governo USA volle investire un solo centesimo alla storia dello stabilimento serbo giustificato con minor costo di produzione ed invece dovuto al fatto che se Serbia sarà per la Fiat sarà un operazione a costo zero interamente finanziata dall'Unione Europea. Ma questa è la solita, pardon, un'altra storia!

Godetevi questo video e, soprattutto i giovani, si chiedano come facevamo ad entrarci in quattro, a volte in cinque o sei...o come si faceva a farci l'amore!

Questa foto è assolutamente autentica. L'arma dei Carabinieri ha davvero avuto delle Fiat 500 tra i modelli del proprio parco autovetture!
E come non citare anche l'indimenticabile variante snob prodotta dalla Autobianchi e passata alla gloria con gli strepitosi film di Fantozzi? La vetturetta, prodotta appunto come variazione raffinata sul tema e destinata al pubblico femminile è stata ridicolizzata appunto dalla saga del mitico ragioniere d'Italia.


I due video di seguito la dicono lunga sulla Bianchina! Di Fantozzi. Esilaranti.

sabato 31 luglio 2010

Taci imbecille

La Pianura Padana, detta anche Val Padana, ad indicare quel vastissimo territorio che si estende dal Piemonte al Triveneto senza soluzione di continuità, laddove se si salta in alto si riesce a vedere per decine di chilometri d'intorno senza che vi sia cima che ostacoli la vista, nebbia permettendo, proprio quella stessa nebbia che laconicamente i bollettini meteo della radio d'un tempo, quella di prima delle prime radio libere annunciava mestamente praticamente da gennaio a dicembre, in analoga mancanza di soluzione di continuità...nebbia in val Panana.

Quel territorio, nato dall'accumulo alluvionale che per milioni di anni è stato generato dal Po e dai suoi affluenti, nel bacino idrografico più grande d'Italia, è ormai invece tristemente noto per ben altre cose, ovvero per la presenza di un movimento politico noto col nome di Lega Nord, unica realtà politica nel panorama nazionale dotata di un serio programma che sta rispettando tappa dopo tappa, nonostante avversità elettorali ed un paio di ictus e soprattutto grazie alla complicità di personaggi quali il nostro ormai mitico Silvio B che farebbero di tutto per non perdere il consenso di Bossi e C grazie al quale possono continuare a fare e disfare a loro piacimento.

Il diverso attributo usato nel mio titolo serve proprio a distinguere il padano generico, padanus umilis, inteso come abitante della zona d'Italia ben nota dal padano inteso come leghista, padanus bossiensis, che pur rappresentando ahimé la maggioranza di quelle regioni non è, fortunatamente, l'unico tipo. Dopo tutto anche nella germania hitleriana e nazista qualche voce fuori dal coro c'era! La differenza è sottile comunque vista la tendenza che ha l'umilis nel trasformarsi rapidamente nell'altro tipo con notevole incremento del tasso di imbecillità. E si trovano parecchi bossiensis persino tra non autoctoni e soprattutto, udite udite, tra emigrati con valigia di cartone legata con lo spago e discendenti diretti che oggidì inneggiano ai miraggi separatisti ed indipendentisti, nonché federalisti.

E capita così che ogni tanto da queste parti, dalle parti della vessata Roma anche se non così indenne da malesseri e malaffari di varia natura, ci si incazzi un po' a sentirsi continuamente nell'occhio del ciclone ed usati come capri espiatori delle disgrazie nazionali. E se ad incazzarsi è gente quale quella del PdR (Popolo di Roma), movimento di estrema destra, nato non da molto sulle ceneri di non si sa bene quale altro mucchio di letame scarto della politica e con sede legale in Sardegna (in Sardegna? neanche cominciano e si sono già automandati al confino?) è facile svegliarsi una mattina e trovare Roma tappezzata di manifesti come questo con ignoti costi dell'operazione. E così tra l'altro ieri notte e ieri i muri di Roma, soprattutto al centro, erano coperti di queste esortazioni che tradotte in vernacolo moderno suonerebbero in un "ma che c***o stai a di'? ma che te stai a 'nventa'?" seguito ovviamente da un roboante "ma vattene af*****" all'indirizzo del padanus bossiensis, quello imbecille ca va sans dir.

Peccato che così come quest'ultimo incappa nell'error di far di tutta un'erba un fascio così costoro, quelli del PdR, vengono accumunati facilmente col civus romanus DOC e DOP. Ma è difficile in situazioni di emergenza distinguere e le manganellate, ancorché figurative piovono a destra e manca senza distinzione di sorta.
E così anche il sottoscritto, una volta tanto, pur di estrazione e cultura completamente diversa ed ideologicamente opposta a questi tipi del Pdr, per una volta può dire senza tema d'esser smentito: SONO D'ACCORDO! TACI PADANO o meglio taci IMBECILLE senza però cadere nell'equivoco linguistico metafisico che vorrebbe che "i leghisti sono imbecilli, i leghisti sono padani, i padani sono imbecilli" e invece rafforzando con "gli imbecilli non hanno nazionalità, gli imbecilli non hanno titolo a parlare, si mettano a tacere gli imbecilli che lo fanno".
E c'è ancora qualcuno che sostiene che Giulio Cesare non avesse avuto ragione nell'imporre la pace e metter fine alle guerre fratricide e civili a suon di bastonate!

venerdì 30 luglio 2010

Falso più IVA

Preambolo: ogni volta che mi capita di passare dalle parti di Fontana di Trevi, che sia per lavoro o meno, non posso fare a meno di notarlo...e ieri ho voluto documentare e fare qualche domanda.
Come sappiamo, in tutta Italia, soprattutto da parte delle varie polizie locali o municipali, altre volte da agenti della GdF, vengono eseguiti massicci sequestri della mercanzia in vendita su improvvisati banchetti o lenzuola stese a terra di borsettame, cintame, orologiame od occhialame vario notoriamente falsificato, spesso con estrema perizia comunque : la cosa misteriosa rimarrebbe sapere che fine fa il materiale sequestrato nutrendo personalmente dei dubbi che finisca tutto al macero.
Indipendentemente dalla questione legata al maggior o minor pietismo che possa suscitare il pensiero dell'extracomunitario privato, pur temporaneamente, del suo mezzo di sostentamento appare ovvio che risulta comunque difficile superare od arginare il problema se non con provvedimenti che avrebbero dovuto essere drastici immediatamente, ovvero sul nascere del fenomeno, e non, come al solito all'italiana, aspettare che si venga sommersi dalla spazzatura ed intervenire quando ormai sia troppo tardi (ogni riferimento è puramente casuale...). Tanto per citare i nostri cugini d'oltralpe, in Francia spiccano un po' dappertutto cartelli di avviso, per turisti e non, che ricordano che da quelle parti l'acquisto di merce falsa o falsificata è punito con sanzioni micidiali e persino con l'arresto! Tant'è che a Parigi, gli extracomunitari o semplicemente il popolo di colore delle banlieu si arrangia vendendo mini Tour Eiffel o minibusti napoleonici e non troverete mai borsette dalla nota LV stampigliata...
Ma ieri dicevo all'inizio, mi sono ancora una volta soffermato sul banchetto fisso (è lì da anni) che vende borsette, borsellini, portafogli e ciarpame vario all'incauto turista che sempre meno si farà far fesso dal solito venditore di fontane di Trevi giacchè siamo proprio da quelle parti.
Tra le tante borse o borsellini appesi od esposti, anonimi oggetti di argigianato cinese o vietnamita, ne spiccano diverse spiccatamente false o comunque falsificate: non si tratta soltanto di riproduzioni con leggere modifiche alla grafica del logo fatte per aggirare la normativa ma anche di evidenti riproduzioni false di griffe più o meno note.
La cosa veramente anomala non è solo che si tratta di un banco fisso che vende merce falsa senza che nessuno abbia mai fatto un sequestro: un esercizio che quindi paga tasse di occupazione di suolo pubblico, licenze commerciali e magari, ne dubito comunque fortemente, persino i contributi e le ferie ai soliti cingalesi che vengono schiavizzati dalle solite due o tre famiglie romane padrone dell'intero mercato cittadino di questo tipo (dalle bancarelle nei mercati rionali, ai furgoni con bibite e panini fino ai venditori di castagne). Sappiate che questi commessi ci dormono persino dentro i chioschi a fare la guardia in cambio di un posto letto.
Ma quanto è veramente incredibile è che sul banco è (giustamente) presente anche un regolarissimo registratore di cassa. Ne consegue che l'emissione (non stiamo a sindacare che magari avviene una volta su cento..) del regolare scontrino fiscale è conseguente non solo al pezzo regolare ma anche a fronte della vendita di una borsetta falsa!!! Ovvero, lo stato incassa IVA dalla vendita di un falso o comunque di merce che in altri luoghi o momenti è passibile di sequestro! E, versando altra benzina sul fuoco, nella fantascientifica ipotesi che la dichiarazione dei redditi del proprietario del banco contenga anche i proventi della vendita dei falsi lo stato incasserà anche IRPEF ed altro sempre proveniente da quota parte del commercio di merce illegalmente esposta e venduta...
Poi c'è qualcuno che strilla che sarebbe uno scandalo riaprire i bordelli perché ignominioso pensare che lo stato possa incassare proventi vari dalla prostituzione almeno quella è merce genuina e non falsa...
Da quelle parti è sempre presente una coppia di metropolitani (una volta i pizzardoni, ehm, i vigili urbani erano così chiamati) che solertemente fischiano a qualsiasi tentativo d'appropriazione indebita di monetine del ritorno lanciate nella fontana di Trevi od ai turisti che scambiano la medesima per un pediluvio o magari per una piscina convinti d'esser Mastroianni o la Ekberg. E così ieri, animato da uno spirito ironico ed un po' sarcastico ho chiesto lumi: è forse la presenza del registratore di cassa che lo rende immune e convinto d'esser nel giusto anche vendendo merce di tal guisa? A domanda risponde già è vero, strano, non potrebbe...veda...c'è una coppia di nostri colleghi amministrativi in giro, può chiedere a loro...Gli amministrativi non li ho trvati e nenche avevo tempo e voglia di cercarli: sono i vigili che tra le tante cose controllano la regolarità degli esercizi commerciali e fanno i sequestri delle tovagliate di merce venduta dai vu' cumpra'..)
E così il mistero rimane...ed anche l'amaro...
Nelle foto successive, in via delle Muratte, a due passi da Fontana di Trevi e dal bar che fa il miglior caffè con panna di Roma , il banco sotto osservazione...si vedono bene le griffe falsificate (soprattutto delle nota G) e nella seconda foto, seminascosta dalla mercanzia sulla destra del banco dietro la coppia di borse bianca e rossa il miTTico registratore di cassa...magari è pure wireless con collegamento diretto con l'ufficio delle imposte