martedì 16 agosto 2011

I napoletani amano la spazzatura tanto da farci il bagno



Altre volte ho criticato aspramente la situazione napoletana non riferendomi solo ai rifiuti ovviamente ma alla generica aria di disinteresse che si respira da quelle parti ed anche recentemente, nelle mie frequentazioni lavorative di quella città, ho dovuto purtroppo constatare che non avevo torto. Non ho paura di offendere la sensibilità partenopea, la memoria di Eduardo e Totò tirati fuori sempre a sproposito perché sono sempre più convinto che gli unici napoletani "veri" sono quelli "finti" della soap di RaiTre "Un posto al sole".

E mentre circolano leggende metropolitane di sinistra provenienza che affermano che Napoli è stata completamente liberata dai rifiuti, con i napoletani meravigliati nel ritrovare la loro città pulita dopo anni (decenni, e parecchi anche) capita che il TG1 notoriamente schierato mandi in onda un interessante servizio nel giornale delle 20 di Ferragosto che fa da sequel ad un precedente servizio di un mese fa. Riassumendo un pezzo di litorale ex discarica di qualche fabbrica dei veleni dell'ex compartimento industriale di Bagnoli che dovrebbe essere blindato e con più di qualcuno in galera per responsabilità varie non solo è invece aperto ma persino trasformato in lido con tanto di stabilimento balneare e pure a pagamento! Simme 'e Napule paisà!





POCHI MINUTI DA NON PERDERE




E cosa vedono le nostre pupille qui? Non solo l'abuso nell'abuso compiuto dai soliti faccendieri tipicamente napoletani (e dove sennò trovare figure di questo tipo?) come la signora (con aria da vaiassa sciattona e trasandata) che negando l'evidenza asserisce che lei sta lì per caso al mare e non invece che fa affari noleggiando lettini e qualche metro quadro di arenile (leggi spazzatura) oltre che bibitame vario di dubbia provenienza (ricordate l'acqua minerale naturale venduta dalla Camorra in occasione dei funerali di Woytila?).

Ma il colmo è la connivenza complice dei poveri napoletani che ancora una volta lamentano d'essere pressoché costretti a sottostare al giogo del sopruso di borbonica memoria prima e di real-repubblicano fresco ricordo poi.
Poveretti! Devono pagare per portare i figli che ovviamente e notoriamente, so piezz 'e core, a sguazzare tra rifiuti e liquami tossici e razzolare come maiali nella fetenzia che chiamano spiaggia! E se qualcuno, come la giornalista, fa loro notare l'assurdità (assurdo sì ma non per loro) dapprima chiagnen dicendo che devono "puro pacare" e poi fottono invitando la suddetta a farsi gli affari suoi. Appunto, chiagne e fotte, tipica mentalità partenopea: la stessa che lascia gli esterni degli edifici incompiuti con foratini di fuori ma completi di antifurto e parabola ma che offre interni di appartamenti e case di varia fattura splendidamente arredati.

Ma chi gliel'ha fatto fare a quelle centinaia di bagnanti che quotidianamente si recano in quella "spiaggia" di Bagnoli? Non mi pare che il comune organizzi treni piombati per portare al mare i meno abbienti.

E questo servizio dunque altro non fa che rafforzare ipotesi ed opinioni che ormai da anni sto facendomi dei napoletani e di questo tipo di napoletanità.

Altro che rassegnazione, altro che stanchezza sociale, altro che rivoluzione degli aventi diritto che hanno eletto De Magistris. A Napoli sono complici e conniventi della situazione; a sguazzare nella spazzatura intesa non solo come rifiuto urbano ma come malgoverno, pessima amministrazione, peggior delocalizzazione, collusione e corruzione generalizzate non dico che ci godano ma ci stanno bene perché consente loro di continuare a chiagnere davanti i fottere di dietro. Dopo tutto sarà mica un caso che certe storie arrivano solo da quelle parti!

Sono tutti responsabili. Dalla Capitaneria o le altre autorità che non doveva limitarsi a mettere degli inutili sigilli ma effettuare un sequestro dei beni così come accorre solerte a sequestrare le povere merci degli ambulanti su altre spiagge(e consentitemi di sospettare corruzione...), a coloro che sfruttano le altrui negligenze che come minimo sarebbero passibili di occupazione abusiva di suolo demaniale ed evasione fiscale e non ultimi i cittadini che anziché armarsi di clava e recarsi sotto le sedi comunali a minacciare sfaceli pagano il dazio per avvelenare sé stessi ed i loro figli e restano complici e conniventi.

Ma neanche Fantozzi, la Silvani e la puzza delle ascelle di Franchino!!!

Comitato Nuova Pompei quindi.

domenica 7 agosto 2011

Il triangolo divino

Questa strana ed intricata figura, qui in due versioni e la cui costruzione non è semplice come potrebbe sembrare, è uno yantra, in particolare lo "Sri Yantra", il grande oggetto, una delle figure che insieme ai mantra ed ai tantra concorrono a formare un intricatissimo insieme di oggetti, pratiche e rituali della religione indù, antica di millenni. Gli yantra sono oggetti che servono a concentrarsi, i mantra esprimono la parola, il più famoso di questi è il lamentoso "Om" (od "Oum") da cui derivano Amen cristiano o Amin per i musulmani e infine i tantra sono pratiche sessuali più o meno intrecciate o subliminate, quando non esplicitate in bassorilievi, statue o dipinti!

Ed anche questo Sri Yantra altro non rappresenta che i 4 attributi sessuali maschili di potenza per Shiva ed i 5 di fertilità femminile della dea Shakti sua compagna: sotto forma di triangoli rivolti rispettivamente verso l'alto od il basso: perché 5 e 4 lo lasciamo a chi ha capito l'antifona.

Questa figura che ha sua volta genera 43 triangolini in gruppi concentrici non è ovviamente nata così ed è frutto di un'evoluzione delle conoscenze di matematica ed in particolare di geometria che hanno accompagnato l'evoluzione culturale umana. Perché poi occorra questa roba per meditare lo lasciamo spiegare a psichiatri e psicologi.

La base geometrica qui è il triangolo.

Triangolo che ritroviamo guarda caso anche qui, nella altrettanto famosa "Stella di David" e nonostante nella Bibbia non sia mai menzionata è uso attribuirla a simbolo dell'ebraismo, adottata persino nella bandiera dello stato d'Israele dal 1948 e prima ancora dal nazismo per etichettare gli ebrei.
Il granellino originale anche qui è un triangolo, perché l'iniziale del re David appunto era scritta con la "delta" che sembra un triangolo appunto.

Ma la sua origine è ancora una volta indiana, simbolo del fallo di Shiva e della vagina di Shakti.




La figura geometrica al centro, che nasce dall'intersezione dei due triangoli equilateri, è un esagono regolare su ogni lato del quale troviamo ancora triangoli equilateri: è un poligono stellato, il più semplice.

Intersecando due quadrati si ottiene un altro poligono stellato, questo di seguito.
E stavolta la figura che si ottiene al centro è un ottagono.

E visto che ancora una volta religiosamente parlando tutto fa brodo il doppio passaggio quadrato -> ottagono e poi ottagono -> cerchio è carico di mistico simbolismo questo è usato sia nella religione indù come rappresentazione fallica del solito Shiva (o nella trimurti di Bhrama, Vishnu e Shiva e aridaje col tre che torna!) o nell'iconografia cristiana quale quella del passaggio da uomo a dio per mezzo del Cristo, la pianta ottagonale dei battisteri, il passaggio da pianta quadrata a circolare da chiesa alla sua cupola per mezzo in figure ottagonali intermedie e persino nella forma di castelli quali il famoso Castel del Monte di Andria (BA) dove l'ottagono si ripete otto volte sugli spigoli della pianta ottagonale di base.

La Cina ed il taoismo? Non c'è problema. L'ottagono è stato adottato a piene mani dall'arte taoista e persino dall'architettura orientale. E persino in posti insospettabili quali le banconote cinesi degli yuan (la loro moneta) con tanto di complicazioni tematiche di passaggi quasi frattali da triangoli a quadrati, stelle di Davide, ottagoni e pentacoli (la famosa stella a cinque punte costruita con triangoli isosceli su un pentagono regolare) di cui anche la stella rossa si è appropriata. Guardate il dettaglio della figura a lato del volto di Mao sulla banconota da 1 yuan: altro che triangolo divino con occhio e simboli massonici della banconota da 1 dollaro (altri esempi qui e qui).

E non vi dico le complicazioni mistiche con trascendenze ascetiche di fronte a rapporti tra grandezze incommensurabili (il cui rapporto genera un numero irrazionale in altre parole) quali i lati di un rettangolo che rispetti la sezione aurea o appunto quelli tra diagonale e lato del pentagono regolare che a sua volta genera la famosa stella a cinque punte o stella pitagorica visto che fu adottata da Pitagora per primo nonostante la scoperta dell'irrazionale lo mandasse ai matti più di quanto già non lo fosse di suo! Sulla sezione aurea ci hanno costruito un mondo di frottole, fantasie e veri e propri falsi geometrici (un esempio per tutti: ci hanno fatto passare per spirali auree di tutto, persino le spire del Nautilus che è affascinante ma non certo aureo!

Passando dalle due alle tre dimensioni si pensi al simbolismo delle piramidi per gli egizi o per gli atzechi, od a quello dei cubi: in quest'ultimo caso troviamo questa figura sia nell'Arca dell'Alleanza (recentemente ritrovata da Indiana Jones...) che nella Pietra Nera della Mecca, ka-bà in arabo che guarda casa vuol dire ed ha fornito le basi etimologiche della parola cubo!

Il fascino discreto della borg...ops, della geometria, fornisce altri spunti interessanti che danno parecchie spiegazioni su vecchi e nuovi simbolismi mistici e religiosi: trasportati di sana pianta dal campo dell'agrimensura (geometra...da gheos e metròs...colui che misura la terra) laddove la geometria fu applicata fin dalle prime dinastie egizie proprio per suddividere equamente i campi da coltivare.

I famosi teoremi di Talete lo erano talmente tanto che perfino Dante li cita nel Paradiso. Non che Dante si intendesse di geometria...ed a quanto pare neanche di teologia!

"Veggion le terrene menti non capere in triangol due ottusi" (Paradiso, 14-15 XVII) sta per la somma degli angoli interni di un triangolo è uguale ad un angolo piatto e ancora "del mezzo cerchio far non si puote triangol sì ch'un retto non avesse" (Paradiso 101-102 XIII) che invece sta per un triangolo inscritto in una semicirconferenza è retto.

Per curiosità andate a vedere come i critici letterari hanno commentato per secoli questi due passaggi...il Paratore dei nostri licei compreso!

Potrei proseguire a lungo ma lascio a Piergiorgio Odifreddi ancora una volta divertirci divulgando nel suo bel libro "C'è spazio per tutti" da cui ho liberamente tratto questo post.

lunedì 1 agosto 2011

Östalgie




Film molto belli come "Goodbye Lenin" o "Le vite degli altri" ci hanno raccontato degli anni in cui nascere e vivere da una parte piuttosto che dall'altra assumeva significati drammatici. E quanti libri, libercoli, filmoni e filmacci hanno ricamato trame e contesti intorno al muro, ai recinti di filo spinato, al "Check Point Charlie"?

Eppure leggere oggi quanto riportato ieri sulle pagine del Corriere.it è a dir poco esilarante tanto quanto ripensare all'ironia di "Totò e Peppino divisi a Berlino".

Insomma, per i poliziotti della famigerata STASI (Ministero per la sicurezza dello stato), la polizia di stato della Germania Est, si effetuavano corsi di camuffamento con metodi e risultati del migliore ispettore Cluseau della saga de "La pantera rosa" di Edwards, con lo strepitoso Peter Sellers.

Immancabili i baffi e gli occhialoni scuri, tutti rigorosamente made in DDR, dello stesso tipo di quelli portati dai membri della nomenKlatura ovviamente!

Eppure sono stati decenni drammatici, con migliaia di morti dove fin dall'inizio foto come questa facevano il giro del mondo (un Vopos, un poliziotto della DDR, salta il filo spinato verso "la libertà" che prima della costruzione del muro rappresentava il confine tra Berlino Est ed il settore Ovest)







Nota sul titolo - Östalgie è il termine usato dai berlinesi nostalgici dei bei tempi andati della Trabant. Un termine parafrasato da "Öst", est, e "Nostalgie

domenica 31 luglio 2011

Leghismo e leghisti







Sono sempre attuali gli argomenti che il leghismo ed i leghisti (mi) offrono per dar modo di aumentare la nausea ed i conati di vomito che il solo loro pensiero mi provocano.

Di questi tempi poi le parole di Borghezio ancora una volta più devastanti del più idiota pensiero della Fallaci e di un Cristiano Magdi Allam messi insieme e quelle di Bossi ed i suoi slogan elettorali sui ministeri al nord me ne forniscono d'ogni ordine e grado.

E se definire demenza allo stato puro le loro esternazioni come definire ciò che i loro milioni di sostenitori fanno votandoli e rivotandoli?

Dopo tutto cosa aspettarsi da un ex neonazista e da uno diplomato per corrispondenza alla famosa scuola Radio Elettra di Torino che afferma d'aver insegnato matematica e fisica?




Ho più rispetto per i fascisti, quelli veri, che non per loro.

sabato 30 luglio 2011

TAV no grazie

Non mi è mai piaciuto molto il treno. Fin dai tempi in cui, in assenza di altri mezzi alla mia portata economica e non solo, lo prendevo per avventure o per necessità. Tempi in cui si viaggiava anche pigiati nei corridoi, si dormiva per terra o il controllore ti punzonava il biglietto come a Fantozzi nella esilarante sequenza del viaggio in treno da "Il secondo tragico Fantozzi".

Memorabili per me un interminabile Capo d'Orlando(ME)-Livorno da quasi 18 ore, assalto di indiani compreso, nel 1977 ed un allucinante Tropea(VV)-Cisternino(BR) da 12 ore con littorine a gasolio, una mezza dozzina di cambi in un torrido giorno di mezzo agosto.

Tanto che ancora oggi preferisco prendere la mia macchina a rischio di restare bloccati tra Sasso Marconi e Barberino piuttosto che farmi le 4h di Eurostar senza neanche riuscire a leggere un libro distratto ed innervosito dal continuo trillare di telefonini e delle altrui conversazioni!

E veniamo al punto. Tutto quanto ruota intorno ai cantieri della TAV della Val di Susa è dal 2004 che a fasi alterne di maggiore o minore impatto fa parte del malaffare che impera ormai prosperoso nel nostro paese: è cosa nota che gli esperti giudichino l'Italia come uno dei paese al mondo a più alto livello di corruzione, neanche fossimo il Messico o la Corea del Nord.

Detto questo io stesso, un po' annoiato e come tanti distratto dalla distanza di sicurezza che fa aumentare o diminuire il livello di solidarietà non ho mai voluto approfondire più di tanto, fino a qualche settimana fa, complice l'inasprimento delle nuove tensioni e la solidarietà compatta degli amministratori locali di quelle zone: dopo tutto storicamente la Val di Susa non è la prima volta che da' filo da torcere a chi ha cercato di imporre qualcosa, dai tempi dei primi pellegrini che per la via Francigena se ne andavano a Roma.

E così ho voluto documentarmi cercando di fare filtro in questo mare magnum di informazioni "gestite" che è Internet e contrariamente al sospetto di parzialità alla fine di varie letture il sito che mi ha fornito il materiale migliore e, a mio modesto parere, obiettivo ed attendibile, è proprio quello capostipite: il Comitato No TAV di Torino.

E sapete cosa ha ulteriormente supportato la mia profonda convinzione della inutilità di quell'opera, del cosiddetto Corridoio V? L'analisi termodinamica dello spreco energetico con inutile ed oltre modo ineconomico aumento dell'entropia.

Più o meno 10 anni fa, quando la linea TAV Milano-Napoli non era ancora realtà (e non lo è ancora del tutto) un intelligente dottorando in Chimica illustrava, dati alla mano e partendo da assunti piuttosto prudenti tra l'altro, che mandare persone e peggio ancora merci sui treni allora da 8, oggi da 10 o 12 MW, comportava uno spreco enorme di risorse irrecuperabili in termini economici. Attenzione: non ci si riferisce al treno normale ma appunto al TAV ed a tutto quanto concerne l'infrastruttura necessaria per farlo andare: i TAV sono sovradimensionati rispetto al loro reale utilizzo!

Un treno TAV, ad esempio un ETR, ha una potenza di 8 MW: vuol dire che per muovere un solo treno c'è bisogno di una centrale elettrica di medie dimensioni. La quantità di energia annuale immagazzinata nell’acciaio delle linee ferroviarie (rotaie ed armature) è addirittura superiore al consumo di energia elettrica della movimentazione dei treni merci, ed un valore altrettanto alto è rappresentato anche dal costo energetico del cemento delle traversine di sostegno. Tutto questo si traduce in un aumento del valore del consumo energetico per unità trasportata pari al 375% per i passeggeri e del 1270% per le merci. Inutile e oltretutto dannoso investire risorse e soldi su una tipologia di trasporto che non offre miglioramenti ambientali nel caso del trasporto passeggeri e che addirittura peggiora la situazione per il trasporto merci. Sottolineiamo che se il trasporto merci sulle TAV venisse abbandonato, allora il trasporto passeggeri diverrebbe assolutamente insostenibile, perché l’allocazione dei materiali e dell’energia delle infrastrutture verrebbe imputata interamente su un volume di traffico, che per quanto ottimistico, porterebbe ad una sotto utilizzazione della linea. Se questi risultati venissero integrati dagli altri impatti ambientali relativi alla cantierizzazione della TAV (come le falde acquifere deviate, infiltrazioni e contaminazione di terreni e falde sotterranee, impatto paesaggistico, inquinamento acustico etc.), il giudizio finale delle TAV diverrebbe ancora più negativo. (da "Analisi termodinamica integrata dei diversi sistemi di trasporto in diversi livelli territoriali")


Se la costruzione di una TAV dovesse giudicarsi solo su criteri termodinamici, aggiungeva l'autore del breve ma efficace rapporto, il verdetto sarebbe univoco: inutile. Personalmente non conosco altri metodi per analizzare il rapporto costo-beneficio di opere del genere se non in questi termini.

Da decenni in quasi tutti i paesi membri della UE è obbligatoria un'analisi quali-quantitativa su questo rapporto, ovviamente ignorato o manipolato qui da noi. Ed a peggiorare la situazione, una volta affidati i lavori in gare d'appalto che da consorzi ed RTI si trasformano in una parcellizzazione di miriadi di subappalti che eseguono male qualsiasi cosa e, giubilo!, in assenza di qualsiasi controllo a posteriori.


Così come inutili opere sono, giusto per citarne un paio, il Ponte sullo Stretto ed i lavori infiniti di manutenzione della SA-RG (tanto varrebbe rifarla da zero sul percorso migliore...che poi è quello del progetto originale prima della variante "politica").

Inutili non per gli aspetti lucrativi indotti che consentono, ancora una volta ed ahimé mai lo scoprireo, ai soliti noti della casta di arricchirsi con provvigioni, tangenti e bustarelle degne del miglior socialista d'annata.

Dal già citato sito altre interessanti letture:


Una breve storia dell'AV in Italia
Le ragioni liberali del NO al TAV Torino-Lyon
Le 150 ragioni tecniche NO-TAV del 2011
Repliche tecniche a luoghi comuni pro-Tav



PS) nota a margine. Diffido delle versioni ufficiali di cronaca delle manifestazioni fin dai tempi di Kossiga; diffidenza confermata dai fatti di Genova 2001.

Nulla si crea nulla si distrugge


DA VEDERE ASSOLUTAMENTE
(almeno gli ultimi 20 minuti)
Sono tornato per lavoro recentemente a Napoli e ancora una volta 'a munnezza l'ha fatta da padrone alle viste urbane già sufficientemente degradate della città. Non sto più a chiedermi come mai i napoletani non scendano sul piedi di guerra (se non sparuti drappelli perché colpiti negli interessi personali) né sto a giustificarli con la solita cazzata della rassegnazione partenopea perché i napoletani storicamente hanno dimostrato che quando la misura è colma sanno reagire come qualsiasi altra popolazione. Ormai sono io il rassegnato a giudicarli come conniventi e corresponsabili!

Agli albori di queste pagine quando ancora non avevo ben capito come organizzare e soprattutto di cosa parlare esordii con un breve sfottò indirizzato al cosiddetto Presidente Spazzino (dopo aver visto quello operaio, studente, dirigente, pensionato e recentemente anche il puttaniere...). Allora, Mister B, fresco di trionfo elettorale, ramazza alla mano, dichiarò che in meno di un batter d'occhio avrebbe risolto il problema a Napoli: sappiamo tutti (tutti?) come è andata.

Ma qui non si tratta solo di Napoli anche se laggiù il problema è endemico e secolarizzato ormai.

Recentemente il programma "Crash" che fa parte del palinsesto di Rai Storia, ha mandato in onda un ennesimo servizio sulle balle sparate a destra e sinistra e devo dire anche dal neo sindaco De Magistris.
Non è necessario guardare l'intera puntata. Bastano gli ultimi 20 minuti, da quando la brava giornalista introduce, scovati nelle mitiche teche RAI, un servizio di TV7 del 1979 e poi una puntata di Quark del 1984 sul problema dei rifiuti urbani. Appena una generazione fa.

Da Napoli a Messina, Torino, Venezia e Milano e altrove il sempiterno problema dei rifiuti: il sistema industriale umano che ha sviluppato un unico anello della catena produttore->consumatore senza possibilità di riciclo.

Esilarante il napoletano che critica il colore dei sacchi di plastica grigia introdotti dai comuni e distribuiti gratuitamente alla popolazione come a New York e Londra giustifica la voce di fondo. Troppo grigi per una città solare come Napoli!!!

Interessante ed istruttivo vedere come i lavori umilianti e sporchi vengono affidati, ancora a cavallo tra anni '70 ed '80 ad immigrati meridionali in nero o come italiani sono quelli che girovagano nelle discariche in cerca di materiale da riciclare mentre oggi i più guardano schifati extracomunitari e zingari che fanno lo stesso.

Drammatico e grottesco ascoltare i responsabili comunali di Torino che parlano di campi sportivi, parchi e giardini da realizzare sopra le discariche una volta riempite fino all'esaurimento o degli esperimenti degli inceneritori milanesi che, vanno bene, si dice, ma costa troppo secondo la idiota cecità dei soliti amministratori incompententi e corrotti che non potevano capire, idioti beoti, come gli investimenti si sarebbero ripagati nel tempo rapidamente grazie alla produzione di energia autonoma che deriva dal processo di eliminazione (il Principato di Monaco va avanti così, ora è un termovalorizzatore, dagli anni '60!).

Insomma: un'ennesima dimostrazione che Giambattista Vico aveva ragione soprattutto per il nostro paese che da decenni è in mano ad una classe dirigente inetta e interessata esclusivamente al proprio tornaconto.

Nulla si crea, nulla si distrugge...nulla è cambiato. Altro che panta rei.

Riassunto dal sito:
Nel 1979 la produzione di rifiuti procapite a livello italiano era di 200 kg l'anno per abitante. Nel 2010 nella sola Campania, i chili annui di immondizia procapite prodotta sono circa 350. Nella seconda parte di questa puntata, per la nostra consueta rubrica di Crash Storia, a cura di Antonia Moro, vediamo come in quegli anni Venezia, Napoli, Palermo e Messina affrontavano lo smaltimento dei rifiuti. Da alcune puntate di Tv7 e Quark.


venerdì 29 luglio 2011

À la guerre comme à la guerra


A' la guerre comme à la guerre

Già in un'altra occasione, meno di un anno fa, ho avuto modo su queste stesse pagine di esprimermi con pensieri analoghi a quelli odierni, all'indomani dell'ennesimo funerale di un militare italiano in missione di pace in Afghanistan od in qualsiasi altro 'ndokazstan del mondo. Esportare la democrazia a colpi di fucile equivale come concetto a quanto volevano fare in Africa orientale le truppe italiane nei confronti degli eritrei con la scusa che prima erano selvaggi e poi invece noi gli abbiamo portato le strade? Forse. Ma il punto non è questo.


Non è sull'aspetto più o meno giusto o scorretto che sta alla base del moderno peacekeeping, dai tempi del Congo improvvisato (anni '50) alle missioni sotto egida ONU o NATO che sia.

E' quindi guerra anche se non ne ha tutti gli aspetti. E in guerra appunto si muore...
Ed è perfettamente inutile stare a fare dell'inutile buonismo perché quei ragazzi lo sanno ed anche bene.

Soltanto che, in questo nostro stranissimo paese dell'armiamoci e partite all'indomani di ogni morte di questo tipo si scatena il dibattito, o meglio si riapre, sul senso, sulla giustezza o sulla competenza di ruolo e di fatto che compete ad un paese come il nostro: dibattito che una volta riaperto a destra ed a sinistra si richiude puntualmente 48 ore dopo.


"Perché la guerra è guerra - come si sa - e in guerra ogni tanto capita che qualcuno pure muoia (anche se a noi italiani questa cosa non è mai entrata tanto bene in mente e ogni volta che mandiamo gente in giro, vuoi in Congo, Iraq o su Plutone e qualcuno muore, subito diciamo «Occazzo, e perché hanno sparato proprio a noi, questi vigliacchi assassini, che noi portiamo solo la pace? Torniamo a casa! Torniamo a casa!)» (Antonio Pennacchi. "Canale Mussolini")

Ed il fatto che tutto quanto ruota a questo dibattito sono soltanto cazzate sparate a vanvera stando comodamente seduti in poltrona a seguire il tg la mamma del paracadutista appena sepolto lo sapeva bene: talmente bene da mostrare la stessa fierezza del figlio nonostante il dolore.