martedì 22 novembre 2011

Il 90 percento della Calabria è a rischio idrogeologico

Sono noioso e ripetitivo. Ma cosa posso farci se ogni qual volta leggo notizie del genere mi si accappona la pelle e il mio pensiero corre al martello da geologo accuratamente conservato in cantina e lo vedo calato con forza sul cranio di ogni singolo responsabile di questo stato di cose?
Quante volte ho ripetuto con maggiore o minore determinazione argomenti simili? Tante
Che noia che barba che noia
L'Italia che affoga
Disastri naturali. Vero e falso
Facile premonizione
Ma se ghe pensu
Che il 90 per cento del territorio calabrese sia a rischio idrogeologico lo sento dire dai tempi dell’università, a cavallo tra gli anni ‘70 e gli ‘80.
E così dopo qualche altro cadavere sommerso dal solito fango assassino, dopo i soliti calcoletti da ragioniere neo diplomato che riporta quante centinaia di milioni di euro CI costerà l’ennesima alluvione il solito ritornello.
Il resto è noia, nauseante noia.

domenica 20 novembre 2011

E mettiamoci il no-au

Lo scollamento tra quanto viene insegnato a scuola e mondo del lavoro è direttamente proporzionale al numero di anni dedicati allo studio. Affermo e sostengo.

Così mentre un ragazzo che decida di interrompere gli studi alla fine della terza media può, in linea molto teorica d'accordo ma più percorribile che altre, aspirare a farsi un mesetto in prova, pagata poco ma sempre pagata, da qualche parte, un laureato deve invece sottostare a qualche anno speso, senza retribuzione ça va sans dir, tra tirocini formativi, master ed ovviamente tanti, troppi stage che come noto pronunciati impropriamente all’inglese, steisg, riempiono di un altro bel parolone la bocca di tanti imbecilli.

C’erano anche ai miei tempi ovviamente ma molto più seriamente condotti e sicuramente finalizzati ad uno scopo ben definito: un esame di stato, una possibile assunzione.

E così nel nostro ridente bel paese che, come più volte affermato anche su queste pagine, ha trasformato la mobilità in precarietà, ancora una volta svolazzano impuniti migliaia di personaggi che sanno trarre profitto dall'ingenuità e dalla rassegnazione di giovani pieni di belle speranze: sanguisughe maledette pronte a sfruttare chiunque sia loro a tiro. Profitto ovviamente e sicuramente personalissimo ed esentasse.

E una delle vittime mia figlia: la giovane dottoressa e dottoranda (a gratis); in tempo redenta perché fortunatamente per lei aperta al dialogo con i genitori a cui racconta tutto e di tutto ma soprattutto in grado di usare la propria testa.

Complice un post capitato come il cacio sui maccheroni in cui l’autore descrive minuziosamente il tentato raggiro editoriale ai suoi danni da parte di un personaggio ottimamente descritto mi associo, in ritardo di qualche giorno ma intenzionato a farlo prima ancora d’aver letto quel post, aggiungendo il famoso carico da 11.

Visto che come dicevo in apertura oggi come oggi più si studia e meno si è preparati anche la giovane dottoressa nel tentativo di avvicinarsi al mondo dell’editoria, soprattutto quella di qualità anche se di nicchia, ha abboccato al seducente invito della Perseo Edizioni a partecipare ad uno stage formativo: quale migliore occasione se non quella offerta da una casa editrice che vanta centinaia di titoli pubblicati da altrettanti brillanti docenti universitari?

Tutor? Non sanno neanche quale sia il significato del termine.
Mezzi? Adottando la tecnica delle migliori multinazionali applicano il desktop sharing che non è roba informatica: tre scrivanie da dividere in cinque, peccato sempre tutti presenti. Ed a proposito di desktop ognuno si porta il suo portatile, ovviamente. Il telefono invece…è uno solo.
Informazioni ed indicazioni? Nulle, al massimo improvvisate e frammentarie.
Utilità? ...

Se ho ben capito il tipo di lavoro consiste nell’effettuare tutte quelle attività tipiche del backoffice, delle ricerche di mercato e dello scouting fatto nel tentativo di proporre a librerie, di qualsiasi genere e taglio, compresa la cartolibreria sotto casa, ai caffè letterari (esistono ancora?) o peggio a quei cosiddetti “bar” che non riuscendo più a vendere caffè a sufficienza organizzano eventi su tutto e per tutti nei loro locali.

Nel tentativo di vendere libri la cui pubblicazione è stata PAGATA dagli stessi autori con la solita formula truffaldina di cui trattai proprio in uno dei primi post di questo mio blog e relativo alla casa editrice “Il filo online”. E come ben scrive l’autore del già citato post il tipo non paga per le spese editoriali, non paga gli stagisti, sicuramente non paga neanche le tasse, paga certamente le bollette e l’affitto e ci mette…il no-au…

Basterebbe non collaborare conclude l'autore del post. Non basta purtroppo perché i ragazzi sono vittime inconsapevoli ed ignare ed entrano loro malgrado nel giro del se non io un altro. Basterebbe regolamentare e vigilare. Ma questo è ancora più improbabile di un sonoro vaffa coralmente indirizzato a personaggi del calibro di quello descritto.

sabato 5 novembre 2011

Ma se ghe pensu


Appena una settimana fa scrivevo un triste richiamo al necrologio di un anno fa.

Ed ecco che ancora una volta mi trovo a dover confrontarmi con l'incuria secolare che devasta il nostro paese.

Inutile polemizzare con una realtà edilizia che ha costruito laddove non era possibile, con la storia dei nostri borghi, paesi e città che risale spesso a responsabili così in là nel tempo da renderli ormai immuni e condonati né tanto meno pensare di abbattere interi quartieri per rifarli altrove.

Genova è stata strappata alle montagne nei secoli, coprendo od interrando torrenti e dimenticandosi della loro esistenza.

Ma soltanto un anno fa (vedi qui) è successo in scala neanche tanto ridotta rispetto a ieri che quelle stesse zone, quegli stessi torrenti, esondassero a seguito di un fenomeno meteorologico che gli esperti annunciano e di cui avvisano da almeno 10 anni. Alle nostre latitudini tra ottobre e novembre ormai non piove più come una volta ma arrivano quelli che definiscono splash bomb, dei veri e propri gavettoni in cui piove in un'ora sola tanta acqua quanta ne arriva mediamente in tutta la stagione!

E così quanto per un terreno naturale risulta difficile far defluire diventa impossibile laddove si sia cementato ed asfaltato, ed un torrente che gonfiando esonda è come esplodesse con una pressione devastante.

Ma tutto questo è (per me ed ormai per molti) tristemente noto e spesso su queste stesse pagine ho avuto modo di...bla bla bla bla...


Anche se dovrebbero non pretendo di ricordare l'alluvione del 1970 di Genova, come l'anziana signora genovese che invece la ricorda benissimo e che ogni volta che piove un po' più del solito non apre il negozio, né pretendo di avere idee per cambiare uno stato di cose ormai irrimediabilmente fottuto ma la prima considerazione che ho avuto subito ieri, alle prime notizie di quanto stava accadendo a Genova è questa...

CON UN ANNO DI TEMPO A GENOVA NON SI E' FATTO NIENTE!!!

mercoledì 2 novembre 2011

Dottorati e dottorandi, borsisti e paganti

Quanti di voi avrebbero mai immaginato che per partecipare ad un dottorato di ricerca a titolo gratuito occorresse pagare? Insomma è come partecipare ad uno stage o tirocinio privo di qualsiasi rimborso spese, lavorando e pagare per farlo!

Premetto doverosamente che non si tratta della solita invidia perché la persona fregata stavolta è la propria figlia. C'è ben poco da invidiare in questo caso visto il mondo che le si prospetta. E mia personale e discutibilissima opinione è che, borsa o non borsa, altri tre anni in dottorato sarebbero altri anni buttati ma visto che oggigiorno di tempo da buttare ce n'è a iosa per questa generazione privata persino del sogno del futuro perché no?

L'istruzione nazionale è allo sfascio e questo è noto. Tra tagli continui e sempre maggiore scollamento tra la realtà del mondo del lavoro e la teoria dell'insegnamento di discipline assolutamente inutili; o meglio utilissime a chi deve inventarsi una cattedra, una facoltà se non addirittura eleggere una sede universitaria in sperdutissimi paeselli dell'Aspromonte!

Ma ci sono cose che rasentano l'assurdo quale quella accaduta alla mia primogenita neolaureata con laurea magistrale che ha tentato di accostarsi al mondo dei concorsi per accedere ad un dottorato di ricerca con borsa di studio.

Ai miei tempi la baronia potevi volendo guardarla negli occhi nel senso che erano noti nomi e cognomi dei veri possessori del potere discriminante in commissione d'esame (commissioni sia per dottorandi o aspiranti tali che per ruoli di docenza per giovani professori incaricati), erano altresì noti nomi e cognomi dei vari lecchini e portaborse e dei super raccomandati intoccabili figli di professori e cariatidi universitarie.

Oggi invece ti fregano col cavillo amministrativo burocratico, con la postilla, con i requisiti di ammissione che letti online e poi stampati e riletti vanno bene e poi diventano misteriosamente non più validi perché si scopre che sì la cittadinanza italiana va bene ma purché figlio di molisano e di veneta! Tanto che qualcuno si deve essere arrabbiato non poco tant'è che, solo per citarne uno, uno dei concorsi per dottorato di ricerca indetto dal più noto degli atenei milanesi è stato rimandato a data da destinarsi con tanto di telegramma spedito a firma "il rettore".

E vogliamo parlare della risposta avuta come giustificazione per escludere mia figlia dal concorso da parte degli urbinati? Roba da presentarsi alla prova d'esame con i Carabinieri. Ma a che pro? Tanto poi il modo per bocciarla l'avrebbero trovato a loro insindacabile giudizio.

In tutto questo i soldi però per i balzelli vari se li prendono prima: da 50 a 60-70 € per diritti di segreteria vari.

E infine la tragicomica esperienza del concorso indigeno qui a Roma Tre.

Mia figlia è risultata prima dei vincitori (ovvero quarta) ma senza borsa di studio ad un concorso in cui i commissari d'esame sono riusciti ad esaminare ben 60 temi (di dottorato si badi bene, almeno 8-10 pagine l'uno) in tre ed in una sola giornata le viene (capperi!) ed in cui all'orale se n'è vista di ogni colore.

In assenza di borsa di studio e non volendo gravare sul bilancio familiare stava per rinunciare ma alla fine tra il nostro incoraggiamento ed il consiglio di una sua valente professoressa ha accettato: un dottorato è sempre un buon titolo in più...dicono!

Ma la beffa sta in questo. Ha vinto a titolo gratuito, ovvero l'università non le passerà neanche una lira per l'impegno lavorativo che andrà profuso in questo lavoro di ricerca e fin qui passi...lo sapevamo. Ma quel che nessuno di noi avrebbe mai immaginato è stato lo scoprire la richiesta da parte della facoltà di pagare la tassa d'iscrizione di ben 520 € come dottoranda per l'anno accademico 2011/12 (così sarà per gli altri due). Inconcepibile. E poi questi soldi per cosa? Per il condizionamento e l'illuminazione di cui usufruirà nelle rare volte in cui sarà presente in facoltà? Per usufruire del wifi? ...

domenica 30 ottobre 2011

Il ponte sullo stretto. Cronaca di una morte annunciata

Nel 1998 mi capitò di lavorare per una società che occupava degli enormi uffici multipiano qui a Roma: era la Società Stretto di Messina nata nel 1981 come concessionaria unica della progettazione e realizzazione del famoso ponte tra Scilla e Cariddi o giù di lì.

Già allora mi incuriosiva molto (anche come geologo ma non solo) e sinceramente nonostante l'idea risalisse ai tempi dell'unità d'Italia non se n'era mai parlato approfonditamente proprio perché tutto quanto ruotava intorno a questo progetto colossale restava avvolto nel mistero. E' molto interessante la storia di questo progetto (qui) ed istruttivo leggere proprio quanto i primi interessati dicano di questa cosa (qui).

Tutto questo finché Berlusconi fin dal suo primissimo ingresso in politica non fece di questo progetto un suo cavallo di battaglia, una delle sue promesse poi mancate, tra le tante nel mare di amnesia che colpisce spesso l'italiano medio(cre).

Pochi giorni fa pur di non rischiare di perdere la maggioranza in una delle ennesime votazioni la compagine governativa ha votato una mozione IdV apparentemente slegata ma che avrà ripercussioni notevoli anche sulla supposta e fantascientifica costruzione di questo megalite tecnologico: e così il ponte non si farà, ma non per ora o per questo decennio, probabilmente per questo secolo. E così ad iniziare da uno degli uscieri della società di cui s'è detto e finire col geometra del cantiere di posa del primo pilone a Reggio Calabria (aperto anni fa in deroga a tutto per far spostare i binari della SA-RG) questo oggetto dei desideri di Berlusconi ha fagocitato svariati miliardi di euro a vuoto. Per nulla. Pagati ovviamente da noi.

Non discuto la capacità tecnica e di progettazione ed anche di realizzazione italiane ma in un contesto quale quello nazionale dove le priorità sono ben altre il ponte risulta un orpello assolutamente inutile. Sarebbe stato anche bello da vedersi probabilmente, come possono esserlo altre opere del genere in Europa (Olanda o Danimarca per esempio); ma da quelle parti i servizi essenziali, le infrastrutture primarie, l'attenzione al welfare sono obiettivi prioritari sempre rispettati e soltanto DOPO i governi di quesi paesi si sono presi la briga di spendere soldi per ponti e ponteggi campando benissimo per secoli di traghetti!

Soltanto chiamando in causa ancora la geologia potrei poi rispondere che un'opera del genere dovrebbe essere destinata a durare almeno un millennio se non di più (come testimoniano le colossali opere del passato) ma con la Sicilia e la Calabria che slittano su due placche tettoniche distinte allontanandosi di diversi centimentri l'anno, con un progetto che ha omesso e ignorato clamorosamente gli aspetti macroscopici della regione parlando genericamente di faglie e in una zona dove nel 1908 si ebbe uno dei più violenti terremoti del XX secolo direi che mancano proprio i presupposti per poggiare i piloni di un ponte che è cosa ben diversa dalla gettata unica dei tralicci ENEL che portano energia alla Sicilia.

La mezza tonnellata di altre considerazioni negative è cosa facile: sociali, territoriali, ambientali, politiche e strutturali.

E quindi il miraggio di Berlusconi tra i tanti del famoso patto con gli italiani era, è e rimarrà tale.

Per fortuna.

Per approfondimenti anche questi articoli sono molto interessanti.

venerdì 28 ottobre 2011

Facile premonizione





Il 6 ottobre 2010 scrivevo:

"Ma che ve lo scrivo a fare? Forse è solo un ennesimo inutile promemoria a dimostrare, da qui al prossimo autunno, alla prossima ondata di pioggia più intensa del normale, che siamo alle solite cazzate.

Non serve neanche seppellire i morti ed aspettare la prossima: spesso ci ha già pensato il fango.

Ogni anno la Liguria affoga, ora qui ora lì, con le ennesime esondazioni dei torrenti o dei fiumi che vengono giù dritti verso il Mar Ligure."

E ancora oggi leggo titoli altisonanti ed usuali quali "FANGO ASSASSINO"...
Cazzate, un mare di cazzate. Soltanto questo ancora una volta sento e leggo.


bla bla bla...

E l'altra sera a Matrix m'è molto dispiaciuto sentire che anche Mario Tozzi ormai si è adeguato al sistema sparando altrettanto cazzate...




mercoledì 26 ottobre 2011

Cadaveri eccellenti


Il 30 aprile 1945 il cineoperatore Tamber si recò, con la sua cinepresa, in piazzale Loreto (MI). I corpi dei gerarchi fascisti che il giorno prima erano stati appesi alla pensilina del distributore di benzina non c'erano più. I milanesi stavano raccogliendo offerte per una colletta per le famiglie dei partigiani, trucidati proprio in piazzale Loreto, davanti ad una fotografia che mostrava i loro corpi senza vita.

Tamber cercò a lungo i corpi di Mussolini e della Petacci, e degli altri: alla fine li trovò su di una banchina bombardata della stazione centrale di Milano.
Un mucchio di cadaveri erano stati gettati per terra da qualcuno poco prima dell’alba e tra questi Benito Mussolini e Claretta Petacci uccisi a Giulino di Mezzegra (CO) la sera del 28 aprile 1945: oltre a loro altri gerarchi fascisti. La folla cresceva di minuto in minuto, sempre più aggressiva e minacciosa divenne ingovernabile: non intervennero i militari americani né riuscirono a far nulla i pochi carabinieri ed i partigiani presenti.

Chiunque fosse presente in quella piazza allora voleva contribuire infierendo sui cadaveri con calci, percosse, sputi e quant’altro fosse servito a palesare la rabbia ed il rancore inespressi nei confronti di chi da decenni era stato artefice di repressioni ed oppressioni.

Alla fine i vigili del fuoco presero l’iniziativa e decisero di appendere i cadaveri alla pensilina della stazione di servizio affinché tutti potessero vederli ed evitando al tempo stesso ulteriori devastazioni dei corpi.

La reazione incontrollata della folla inferocita e vessata, in una piazza con clima di rivoluzione, con aria da presa della Bastiglia, è quanto di più comune possa accadere dopo un periodo buio quale quello fascista ha rappresentato per la nostra nazione.

Ecco perché, contrariamente alla maggioranza delle opinioni che ho sentito in questi ultimi giorni, non mi sono affatto meravigliato e tanto meno indignato di fronte a quanto accaduto nei confronti di Gheddafi, relativamente ai suoi ultimi momenti di vita