mercoledì 14 dicembre 2011

Longevità

Pare che noi italiani siamo tra i popoli con la maggiore longevità al mondo.

Sarà mica che tra caso e necessità, cause principali della selezione naturale, noi italiani ci stiamo adattando a vivere più a lungo pur di prendere la pensione?

Ci mancherebbe altro che versare 50 anni di contributi, andare in pensione verso gli 80 anni e poi schiattare subito dopo!

lunedì 12 dicembre 2011

Fumi? No. Ho smesso.

E-facile-smettere-di-fumareDa molto tempo avrei voluto portare su queste pagine la mia testimonianza diretta su come sia stato per me semplice smettere di fumare.

Mi rivolgo direttamente ai fumatori che spero potranno diventare a breve degli ex come me; i non fumatori che difficilmente capirebbero determinati punti di vista potranno invece fare tesoro di quanto leggeranno parlandone a fumatori di loro conoscenza.

E tutto questo grazie alle parole scritte di un fantastico libro qual è “E’ facile smettere di fumare se sai come farlo” di Allen Carr.

Sono ormai quasi quattro anni che ho gettato via la mia ultima sigaretta e fin dai primissimi giorni in cui non ne ho più accese ho sempre saputo trovare nelle parole di Carr le motivazioni a non mollare, senza impegni particolarmente onerosi, senza sforzi sovrumani, senza viverlo come una punizione ma molto più semplicemente conscio del fatto che fumare è da imbecilli. E visto che non mi considero tale il resto è stato quasi ovvio.

Altre volte avevo provato a smettere ma in maniera non del tutto conscia e quindi forzatamente pretesa. La reazione fu quindi quella di riprendere pressoché subito o di non smettere mai in effetti di fumare.

Un primo errore, che viene ampiamente spiegato nel testo di Carr, è quello di prendere surrogati della nicotina nel tentativo di liberarsi della sigaretta. E quindi gomme, cerotti o sostituti del genere che servono soltanto ad ingrassare le già ricche tasche delle aziende farmaceutiche che producono queste cose. La prima cosa da fare è liberarsi della nicotina che circola nel sangue ed è quindi ovvio che assumerne in altre forme certamente rende vano ogni sforzo in tal senso.

Oltre ad essere un best seller diffusosi soprattutto col passa-parola questo libretto in vendita presso librerie ed autogrill oltre che ovviamente online rappresenta e descrive quanto ogni fumatore più o meno consciamente sa o, di contro, porta la testimonianza diretta di un fumatore accanito che ha scoperto in autonomia tutto ciò che ogni altro fumatore fa difficoltà ad ammettere: l’unica vera ragione per cui si fuma è la tossicodipendenza da nicotina. Il resto sono motivazioni di natura psicologica personali e sociali, dirette ed indirette, consce e soprattutto, le più difficili da comprendere, analizzare ed estirpare, quelle inconsciamente derivate.

Liberarsi dalla nicotina, primo fondamentale passo per liberarsi dalla dipendenza chimica e fisiologica è la parte paradossalmente più semplice. Tempo due o tre settimane di astinenza e il sangue è privo di ogni traccia di questa sostanza, la curva di abbattimento del tasso di nicotina cade esponenzialmente in maniera molto rapida e con variazioni che dipendono da persona a persona: dopo circa un’ora dall’aver fumato una sigaretta nel sangue ce n’è già la metà e questo ad esempio è il motivo per cui si sente il desiderio di fumare ancora. Dopo tutto la dipendenza da nicotina è un fenomeno anomalo rispetto ad altre: non ci si sveglia in piena notte col desiderio di fumare e già questo potrebbe far riflettere sul fatto che se l’organismo accetta di stare qualche ora senza nicotina potrebbe continuare a farlo per sempre.

L’autore del libro mette in evidenza in maniera a volte ironica ma sempre con semplicità estrema che fumare è come portare tutto il giorno ai piedi un paio di scarpe più strette di due numeri per il solo piacere di liberarsene alla sera; tutte le motivazioni indotte dall’esterno e che potremmo chiamare sociali si smontano facilmente alla luce della presa di coscienza di essere dipendenti dalla nicotina e non da altro.

Il fumatore, come tutti i tossico-dipendenti, è un mentitore. Mente a se stesso ed agli altri per giustificare la sua dipendenza, la sua necessità. C’è quello che afferma di non poter smettere in determinati momenti della sua vita particolarmente carichi di impegno e di stress e l’altro che invece dice di non poterlo fare perché sta per andare finalmente in ferie e allora sì che potrà godersi appieno le sigarette: fumare come associazione a concetti antitetici, di benessere o di malessere. C’è il fumatore che afferma che fumare piace e fuma sempre soltanto la sua marca preferita ma sa benissimo che in caso di mancanza prolungata di sigarette fumerebbe anche il cartone! Come fa a piacere una cosa che istintivamente da’ disgusto? Provate a ricordare la reazione alla prima sigaretta o come reagiscono i bambini se viene loro soffiato del fumo in faccia.

L’aspetto più appagante dell’aver smesso da fumare è quello della perdita di dipendenza psicologica, ritrovare la libertà dopo decenni di schiavitù, perché di questo si tratta: fumare è essere schiavi della presenza e dell’uso della sigaretta.

In una società quale quella occidentale dove fumare sta diventando sempre più impossibile, e per fortuna! Uffici, locali pubblici e privati, cinema, ristoranti, a breve forse persino gli stadi o per strada in determinate condizioni sono già off-limit per i i fumatori. Notate il fumatore ansioso che si accende affamato la sigaretta appena messo piede fuori dalla stazione o dall’aeroporto, quello che alla festa di amici si guarda intorno smarrito con la cenere nella mano e che finisce segregato in balcone per non dar fastidio agli altri; per non parlare della desolante immagine che offrono i fumatori che aspirano avidamente le loro sigarette fuori dei locali o degli uffici, nelle zone loro concesse, in pochi minuti e magari intirizziti dal freddo o sudati a causa della canicola. Non è forse schiavitù questa?

L’autore non si soffermerà a lungo sui danni fisici, neanche sull’aspetto economico di come si mandino letteralmente in fumo migliaia di euro ogni anno: quella è roba nota.

Credetemi. Metterà in evidenza analizzandoli con serenità uno per uno tutti gli aspetti psicologici che portano il fumatore a mentire: chiunque con un minimo di buon senso saprà trarne le dovute conclusioni. Certo, un po’ di buona volontà ci vuole, ma è davvero poca, non serve essere né dei martiri né degli asceti per smettere di fumare e se ci sono riuscito io, subito e senza sofferenza, potrete farlo anche voi.

Effetti collaterali? Nessuno. Qualche chilo in più ma non perché ci si abbotta di cibo per non fumare. Semplicemente perché il fumatore ha un metabolismo più rapido in quanto l’organismo tenta di liberarsi del veleno che viene immesso; quindi, smettendo il metabolismo rallenta, si mangia come prima e si tende a prendere peso.

Ultima considerazione che da’ molti spunti di riflessione ed approfondimento è quella del danno sociale che il fumo porta alla società. Ogni paese occidentale, la stragrande maggioranza dei media esaltano e condannano aspramente qualche decina di morti ogni anno per uso di eroina, cocaina od altre sostanze stupefacenti mortali ma fanno finta di dimenticare le migliaia di persone che ogni anno muoiono o si ammalano gravemente a causa del fumo con dispendio ed aggravio per i servizi sociali e sanitari. La lobby delle case produttrici di tabacco e derivati è potentissima, ancora oggi.

Lo stesso ovviamente dicasi per la dipendenza da alcool che è spessissimo associata a quella da nicotina (non il contrario).

Come nota a margine va detto che Allen Carr sull’onda del suo metodo the easy way ha scritto altri libri dedicandosi ai metodi facili per smettere di bere, di mangiare (male), per fumatori adolescenti, per donne fumatrici ed altro ancora.

Ho letto quello sul controllo del cibo ma in questo caso non mi sono trovato d’accordo, troppo anglosassone. Ma questa è un’altra storia sulla quale penso tornerò perché per me è stato molto più facile smettere di fumare che controllare il cibo.

domenica 11 dicembre 2011

Non per soldi ma per decreto

Dopo quanto appena riportato qui, e peggio ancora qui, nel giro di pochissime ore la rivolta dei politici, da destra e sinistra, dal centro alla periferia ed in maggioranza, sta portando ad avere dichiarazioni che rasentano il ridicolo se non fossero tragicamente vere.

Qual è insomma la critica maggiore che oppongono alla richiesta di tagliare di circa 5000 € al mese (netti) di emolumenti ai loro stipendi per adeguarli alla media europea? E’ che queste azioni non possono essere imposte per decreto dal governo, nessuno commissariamento insomma.

Ed il rifiuto arriva soprattutto dalla maggioranza dei deputati del centro destra; proprio coloro i quali che per anni hanno imposto a noi cittadini decine di provvedimenti legislativi per decreto violando le più elementari norme di dialogo parlamentare. Adesso che il decreto tocca i loro culetti non ci stanno. E non solo loro ripeto.

Stanno insultando la nostra intelligenza ed ascrivendoci poteri che mai ci sogneremmo di chiedere ma che tanto vorremmo: stipendi da cassaintegrato, niente pensione e soprattutto rendere loro finalmente impossibile permettergli di fare altri lavori mentre sono eletti in Parlamento e perché no, il taglio della testa, simbolico ovviamente, ovvero la cacciata a furor di popolo in caso di inadempienza.

Da numerosi politici, e la Mussolini è in ottima compagnia, dichiarano che i media che stanno cavalcando l’onda di questa protesta popolare lo fanno a rischio di aumentare la tensione già notevole che il popolo ha accumulato nei confronti della classe politica.

Chissà come mai adesso sono incazzati anche quelli che fino a ieri li hanno sostenuti politicamente?

Come spesso è accaduto in questo nostro miserabile paese il peggior esempio viene sempre dall’alto.

Era solo uno spinello

Un ragazzo poco più che ventenne di mia conoscenza tempo fa ha avuto un banalissimo incidente stradale: lui sul suo motorino è stato tamponato da un’altra autovettura con conseguente ruzzolone a terra e parecchie escoriazioni. Nulla di grave ma è stato comunque richiesto l’intervento di un’ambulanza che lo ha accompagnato in ospedale per accertamenti.

Ebbene, sembra sia la prassi in questo caso effettuare anche tutte le analisi del sangue con ricerca degli indicatori di alcool e sostanze stupefacenti e così, il giovanotto, è risultato positivo alla famosissima maria perché forse un paio d’ore prima s’era fatto…solo un innocente spinello.

Risultato: denuncia d’ufficio per “Guida in stato d’alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti” (Art. 187 CdS).

- Denuncia penale con conseguente processo e spese.
- 2.500 di multa immediata.
- Ritiro della patente e sospensione per un anno.
- Confisca del mezzo, spese di rimozione e di custodia in luogo chiuso e non pubblico a cura del proprietario. In questo caso per fortuna il proprietario è la mamma del ragazzo che ha una cantina perché altrimenti in mancanza di un posto auto in garage condominiale o di un box auto di proprietà la legge costringe al deposito in un garage privato o simile.
- Analisi del sangue da effettuare privatamente a pagamento, alla modica cifra di 500 € a prelievo, che servono a richiedere il rilascio della patente al termine del periodo di sospensione e da ripetere in seguito ogni sei mesi per due anni.
- Spese di dissequestro al termine del fermo amministrativo del mezzo e qui c’è un aneddoto interessante tipicamente italiano: sembra che il consiglio di un alto graduato della Polizia Municipale, in presenza di un collega, a questa mamma disperata sia stato il seguente: “Signo’…nun lo metta in cantina ma lo faccia sparì er motorino…così nun paga gnente doppo…”

La beffa oltre il danno è che a questo ragazzo, finiti gli studi, sarebbe piaciuto concorrere per entrare in polizia, nei carabinieri, magari in finanza od in qualche corpo militare.

Ovviamente adesso, con questo peccatuccio di gioventù che gli ha sporcato la fedina penale, queste cose se le può anche scordare.

Era solo uno spinello dopo tutto no?

sabato 10 dicembre 2011

Istigazione al suicidio

Alessandra Mussolini ha sostenuto oggi che togliere il sussidio, il vitalizio, insomma togliere qualcosa ai parlamentari corrisponde ad una istigazione al suicidio. Vorrei sottolineare che non è stata lei ad usare questa terminologia ma il giornalista: l’onorevole però non ha fatto nulla per smentirlo.

Dopo tutto bisogna compatirla. Dopo aver provato a farsi la pensione come attrice, fotomodella, conduttrice e persino cantante nei primi anni ‘80 con filmetti di serie B e trasmissioni di C non le restava che buttarsi in politica sostenuta da un cognome di sì nobile origine. Non credo che se si fosse chiamata Scicolone come la zia avrebbe fatto la carriera che ha fatto.

Questo è il guaio della democrazia.

 

Quindi se secondo lei togliere la pensione o 4-5000 € al mese ai nostri politici corrisponde ad esporli alle intemperie mandandoli in giro nudi per strada (parole sue) mi chiedo perché non inizi lei con un esempio concreto perché non credo d’aver capito bene…hai visto mai, una polmonite? Un tram…

Insomma alla stragrande maggioranza degli appartenenti alla casta come si ventila l’ipotesi di mettergli le mani in tasca si scatenano anteponendo alla più misera delle scuse la normativa ed il mancato rispetto delle procedure; a parte rarissime eccezioni, anche solo a titolo di buon esempio o più ragionevolmente solo per adeguarli ai loro colleghi europei.

Nota: in questa foto, contrariamente a quanto stavate pensando, sta cercando di fermare un taxi al volo dopo aver cantato ad una festa rionale.

mercoledì 7 dicembre 2011

Non tutti così, anche peggio

La notizia di oggi è questa; non sono meravigliato né particolarmente scandalizzato o, termine in voga, indignato.

Contro notizia è quella che in molti si augurano, o ne sono certi, che non tutti i frequentatori di Montecitorio o di Palazzo Madama sono come questi dipinti da quest'anonimo loro collega che li ha colti, come dire, nell’intimo!

Purtroppo sono convinto del contrario: e cioè che la maggioranza di coloro i quali fanno politica da quando è nata l’era Berlusconi è gente di questa pasta. Incompetenti arrivisti spara cazzate.

Di magro di vigilia

Si è sposata in chiesa, in bianco virginale, dopo aver convissuto sei anni col suo compagno ed aver avuto almeno altri tre uomini prima di questo.
Ha guardato nausata e scocciata il barbone che gli ha chiesto l'elemosina...
Non va a messa praticamente mai tranne quando praticamente obbligata dagli eventi (battesimi, matrimoni, funerali).
Se prega lo fa soltanto per invocare i suoi santi e le sue madonne a favorirgli questo o quell'altro evento molto terreno.
Sbeffeggia i musulmani che non mangiano carne di maiale o gli indiani che non mangiano le vacche
Non conosce neanche il significato del digiuno della quaresima

Però la vigilia di Natale non mangia carne; un pezzo di ginocchio per farci un brodo no, ma il salmone od il caviale sì.

Che poi c'è da sganasciarsi non tanto l'aspetto economico che vede il pesce molto ma molto più caro della carne quanto perché questa storia che si deve star leggeri, mangiare magro insomma, è tradizione ebraica, della vigilia del loro sabato (shabat) e non ha nulla a che fare con la dottrina cattolica: la chiesa infatti non ha mai dettato una regola in proposito. Che strano però, ogni volta che si pensa a qualche regola ecumenica si scopre che non ce n’è mai stata una in proposito e vice versa. 

E' insomma, quella del venerdì di magro, tradizione popolare e non dettata, tradizione tra l'altro diversa da regione a regione. Se proprio volessimo dirla tutta la chiesa nel Medioevo era arrivata a citare qualcosa come 150 giorni l'anno di magro, tra l'altro in quaresima appunto ma non certo alla vigilia di Natale.

Una tradizione popolare né più né meno che quella del panettone, dello zampone con le lenticchie. Una tradizione che fa schizzare alle stelle i prezzi già alti nelle pescherie che arrivano a rincarare fino al 30% in più persino il comunissimo pesce azzurro o le nauseanti e grasse trote d'allevamento.

E poi scusate ma quella del pesce non è forse carne irrorata di sangue proprio come quella degli altri animali?

Lo penso da moltissimi anni e non posso che confermarlo. Natale è bello perché si sta in famiglia e con le persone che amiamo a noi vicine, è un momento che fa da collante e che interrompe quei distacchi dovuti a questa vita che ci fa dimenticare certi suoi aspetti importanti ma, per il resto, è forse la festività più ipocrita e fasulla che ci sia al mondo! Talmente mercanteggiata che si è diffusa persino in quei paesi che di cattolico non hanno proprio niente!

PS) non mangio pesce né nulla di ciò che nuoti, cammini di traverso od all'indietro o viva attaccata a scogli e fondali marini! Però mangio il tonno che come noto non è pesce e nasce così come lo vediamo nelle scatolette…purché sia al naturale Occhiolino