sabato 24 dicembre 2011

Norvegia vs Italia-Senegal 76-2

E non facciamola tragica o meglio, italiana, che ha il melodramma nel suo DNA: infarcita di chiacchiere di condominio e reportage da negozio di parrucchiere.

Pochi mesi fa in Norvegia, fulmine a ciel sereno, un esaltato con ormai comprovati seri problemi di stabilità mentale massacrò settantasei ragazzi inermi non prima di aver contemporaneamente organizzato un attentato con tanto di auto bomba. Uno xenofobo neonazista , fondamentalista cristiano, decisamente squilibrato in preda a delirio di onnipotenza e troppo armato.

Pochi giorni fa a Firenze, un altro personaggio, antisemita, decisamente fascista, xenofobo e razzista ma più che altro demente, tale Gianluca Casseri (è interessante notare come la maggioranza delle pagine Internet che lo citano siano inglesi), ha sparato a degli altrettanto innocenti senegalesi che secondo lui avevano il solo torto di essere neri ed ambulanti: ne ha ammazzati due e ferito un terzo prima di riuscire, ahimé, a farsi saltare la testa.

Strage, titolavano i giornali: esagerati. Neanche fosse stato uno dei folli assassini che ogni tanto le cronache statunitensi ci raccontano, ora in una scuola, ora davanti nel parcheggio di un centro commerciale e qualche volta, nell’atrio di una stazione ferroviaria.

Ovvio che non esiste una misura per questi due episodi egualmente esecrabili ma mentre per i fatti norvegesi i loro media hanno fin dall’inizio saputo tenere lontane le facili speculazioni da noi si è passati come sempre all’eccesso, tanto per distrarci da ben altre problematiche.

Voglio minimizzare insomma, volare molto più basso pur condannando certamente l’episodio. Ritengo quanto accaduto a Firenze dello stesso peso di quanto vede spesso protagonista la follia in genere, domestica o no: ma quale xenofobia, razzismo, ghettizzazione della comunità senegalese (o di qualsiasi altra provenienza!), intolleranza strisciante, fiorentini e toscani tutti peggiori dei peggiori leghisti…

Si è trattato di un episodio circoscritto e limitato alla follia, ancorché momentanea, che colpisce qua e là con radici impossibili da analizzare col senno di poi. Né più né meno che quel che succede a chi spara al prossimo per una lite scatenata per problemi di traffico o di parcheggio.

Merry Crisi. Concordo

lunedì 19 dicembre 2011

Over 45

Proprio a 45 anni non molti anni fa provai sulla mia pelle cosa significhi perdere un lavoro e ritrovarsi a spasso con tante belle qualifiche, attestati, certificazioni ed esperienza ultradecennale e fui anzi abbastanza fortunato nel ricollocarmi, sebbene da freelance per circa tre anni: ma non prima di aver toccato con mano quella categoria di sciacalli rappresentata dai cosiddetti head hunter pronti a rivenderti a quattro soldi agli onnipresenti datori di lavoro che vorrebbero il massimo al minimo costo.

Questo valore anagrafico spesso fa da limite di categoria in molti campi, soprattutto lavorativo. Forse perché ipotizzando che vivere fino a 90 anni è un gran bel traguardo allora 45 rappresenta il confine tra salita e discesa, proprio come il sottotitolo al questo mio blog. Sicuramente perché dire “ho 42 anni” ricorda più da vicino il 40 che non il 50 di chi dice ho “48 anni”; fortunatamente non penso nulla ricordando che il prossimo 28 gennaio saranno 54!

Ciò premesso a quanto pare, nonostante infinite promesse, nel deserto di eventuali proposte per la famosa chimerica ripresa dei parametri di crescita economica nazionale ci si è ancora dimenticati una volta della ancor meno tutelata categoria degli over 45. Nessuna proposta di incentivi alle imprese che li (ri)assumano e sembra che esistano solo donne e bambini, quelli che giustamente sono da salvare per primi. E mi riferisco soprattutto alla sottocategoria degli over 45 in possesso di qualifiche professionali, elevate competenze, esperienza e maturità operative preziosissime ma, ahimé, troppo costose per coloro i quali dovrebbero assumere e che preferiscono due o tre giovani inesperti al prezzo del valore di quel che una volta si diceva la mezza età.

Il guaio di questa categoria è proprio quando dovrebbe essere un vantaggio: spesso ci si sente rispondere che siamo troppo qualificati che è poi la scusa per non essere pagati non dico quanto si dovrebbe normalmente percepire ma per lo meno avere un importo che non sia umiliante e che possa magari stimolare l’affezionamento al lavoro ed all’azienda, cosa pressoché impossibile per un giovane, inesperto, contrattista e quindi precario. E questa cosa accade continuamente: aziende che sfruttano esperienza, professionalità e dedizione al lavoro con contratti a progetto più o meno lungo e che poi liquidano con la scusa della mancanza di fondi contemporaneamente con altre assunzioni!

Gli sfortunati professionisti che, over 45, si presentano ai colloqui di lavoro con in testa il concetto del visti e presi restano quasi sempre amareggiati e delusi dalla diffusa mentalità aziendale per cui conta solo il prossimo bilancio e che sia positivo: non importa che siano dipendenti od ex tali, finti o veri autonomi, non fa alcuna differenza. Tutti sono vessati e maltrattati con modalità che sono specifiche del caso, ma che si possono ricondurre ad unica ragione fondamentale dal punto di vista delle aziende: spendere il meno possibile e fregandosene della qualità, delle prospettive di lungo termine, della crescita: il massimo al minimo costo appunto.

Cittadini che hanno spesso pagato oltre 20 anni di contributi e che si trovano nelle condizioni di non sapere come affrontare i prossimi 20 ed oltre, viste le recenti riforme e con la consapevolezza che la pensione sarà una parte spesso non superiore al 50% della loro retribuzione. Troppo vecchi per lavorare ma inesorabilmente troppo giovani per la pensione.

Altro che tesserino europeo di qualifica professionale: un altro inutile orpello partorito dalle menti dei solito burocrati che giustificano la loro presenza sventolando lo stesso pezzo di carta da almeno un decennio.

Tutto questo mentre proprio in questi giorni si legge di come si continuino a sprecare enormi risorse in settori già maturi e saturi con stipendi od aumenti di questi ingiustificati ed ingiustificabili il problema della disoccupazione over 45 si ripropone a fronte della reiterata mancanza persino di accenni.

Non posso far altro che concludere che purtroppo non ci sono parametri di misura adeguati per stabilire il maggiore o minore peso sociale di questo fenomeno rispetto a quello drammatico della disoccupazione giovanile: giovani a cui hanno tolto persino il sogno di un futuro possibile.

mercoledì 14 dicembre 2011

Longevità

Pare che noi italiani siamo tra i popoli con la maggiore longevità al mondo.

Sarà mica che tra caso e necessità, cause principali della selezione naturale, noi italiani ci stiamo adattando a vivere più a lungo pur di prendere la pensione?

Ci mancherebbe altro che versare 50 anni di contributi, andare in pensione verso gli 80 anni e poi schiattare subito dopo!

lunedì 12 dicembre 2011

Fumi? No. Ho smesso.

E-facile-smettere-di-fumareDa molto tempo avrei voluto portare su queste pagine la mia testimonianza diretta su come sia stato per me semplice smettere di fumare.

Mi rivolgo direttamente ai fumatori che spero potranno diventare a breve degli ex come me; i non fumatori che difficilmente capirebbero determinati punti di vista potranno invece fare tesoro di quanto leggeranno parlandone a fumatori di loro conoscenza.

E tutto questo grazie alle parole scritte di un fantastico libro qual è “E’ facile smettere di fumare se sai come farlo” di Allen Carr.

Sono ormai quasi quattro anni che ho gettato via la mia ultima sigaretta e fin dai primissimi giorni in cui non ne ho più accese ho sempre saputo trovare nelle parole di Carr le motivazioni a non mollare, senza impegni particolarmente onerosi, senza sforzi sovrumani, senza viverlo come una punizione ma molto più semplicemente conscio del fatto che fumare è da imbecilli. E visto che non mi considero tale il resto è stato quasi ovvio.

Altre volte avevo provato a smettere ma in maniera non del tutto conscia e quindi forzatamente pretesa. La reazione fu quindi quella di riprendere pressoché subito o di non smettere mai in effetti di fumare.

Un primo errore, che viene ampiamente spiegato nel testo di Carr, è quello di prendere surrogati della nicotina nel tentativo di liberarsi della sigaretta. E quindi gomme, cerotti o sostituti del genere che servono soltanto ad ingrassare le già ricche tasche delle aziende farmaceutiche che producono queste cose. La prima cosa da fare è liberarsi della nicotina che circola nel sangue ed è quindi ovvio che assumerne in altre forme certamente rende vano ogni sforzo in tal senso.

Oltre ad essere un best seller diffusosi soprattutto col passa-parola questo libretto in vendita presso librerie ed autogrill oltre che ovviamente online rappresenta e descrive quanto ogni fumatore più o meno consciamente sa o, di contro, porta la testimonianza diretta di un fumatore accanito che ha scoperto in autonomia tutto ciò che ogni altro fumatore fa difficoltà ad ammettere: l’unica vera ragione per cui si fuma è la tossicodipendenza da nicotina. Il resto sono motivazioni di natura psicologica personali e sociali, dirette ed indirette, consce e soprattutto, le più difficili da comprendere, analizzare ed estirpare, quelle inconsciamente derivate.

Liberarsi dalla nicotina, primo fondamentale passo per liberarsi dalla dipendenza chimica e fisiologica è la parte paradossalmente più semplice. Tempo due o tre settimane di astinenza e il sangue è privo di ogni traccia di questa sostanza, la curva di abbattimento del tasso di nicotina cade esponenzialmente in maniera molto rapida e con variazioni che dipendono da persona a persona: dopo circa un’ora dall’aver fumato una sigaretta nel sangue ce n’è già la metà e questo ad esempio è il motivo per cui si sente il desiderio di fumare ancora. Dopo tutto la dipendenza da nicotina è un fenomeno anomalo rispetto ad altre: non ci si sveglia in piena notte col desiderio di fumare e già questo potrebbe far riflettere sul fatto che se l’organismo accetta di stare qualche ora senza nicotina potrebbe continuare a farlo per sempre.

L’autore del libro mette in evidenza in maniera a volte ironica ma sempre con semplicità estrema che fumare è come portare tutto il giorno ai piedi un paio di scarpe più strette di due numeri per il solo piacere di liberarsene alla sera; tutte le motivazioni indotte dall’esterno e che potremmo chiamare sociali si smontano facilmente alla luce della presa di coscienza di essere dipendenti dalla nicotina e non da altro.

Il fumatore, come tutti i tossico-dipendenti, è un mentitore. Mente a se stesso ed agli altri per giustificare la sua dipendenza, la sua necessità. C’è quello che afferma di non poter smettere in determinati momenti della sua vita particolarmente carichi di impegno e di stress e l’altro che invece dice di non poterlo fare perché sta per andare finalmente in ferie e allora sì che potrà godersi appieno le sigarette: fumare come associazione a concetti antitetici, di benessere o di malessere. C’è il fumatore che afferma che fumare piace e fuma sempre soltanto la sua marca preferita ma sa benissimo che in caso di mancanza prolungata di sigarette fumerebbe anche il cartone! Come fa a piacere una cosa che istintivamente da’ disgusto? Provate a ricordare la reazione alla prima sigaretta o come reagiscono i bambini se viene loro soffiato del fumo in faccia.

L’aspetto più appagante dell’aver smesso da fumare è quello della perdita di dipendenza psicologica, ritrovare la libertà dopo decenni di schiavitù, perché di questo si tratta: fumare è essere schiavi della presenza e dell’uso della sigaretta.

In una società quale quella occidentale dove fumare sta diventando sempre più impossibile, e per fortuna! Uffici, locali pubblici e privati, cinema, ristoranti, a breve forse persino gli stadi o per strada in determinate condizioni sono già off-limit per i i fumatori. Notate il fumatore ansioso che si accende affamato la sigaretta appena messo piede fuori dalla stazione o dall’aeroporto, quello che alla festa di amici si guarda intorno smarrito con la cenere nella mano e che finisce segregato in balcone per non dar fastidio agli altri; per non parlare della desolante immagine che offrono i fumatori che aspirano avidamente le loro sigarette fuori dei locali o degli uffici, nelle zone loro concesse, in pochi minuti e magari intirizziti dal freddo o sudati a causa della canicola. Non è forse schiavitù questa?

L’autore non si soffermerà a lungo sui danni fisici, neanche sull’aspetto economico di come si mandino letteralmente in fumo migliaia di euro ogni anno: quella è roba nota.

Credetemi. Metterà in evidenza analizzandoli con serenità uno per uno tutti gli aspetti psicologici che portano il fumatore a mentire: chiunque con un minimo di buon senso saprà trarne le dovute conclusioni. Certo, un po’ di buona volontà ci vuole, ma è davvero poca, non serve essere né dei martiri né degli asceti per smettere di fumare e se ci sono riuscito io, subito e senza sofferenza, potrete farlo anche voi.

Effetti collaterali? Nessuno. Qualche chilo in più ma non perché ci si abbotta di cibo per non fumare. Semplicemente perché il fumatore ha un metabolismo più rapido in quanto l’organismo tenta di liberarsi del veleno che viene immesso; quindi, smettendo il metabolismo rallenta, si mangia come prima e si tende a prendere peso.

Ultima considerazione che da’ molti spunti di riflessione ed approfondimento è quella del danno sociale che il fumo porta alla società. Ogni paese occidentale, la stragrande maggioranza dei media esaltano e condannano aspramente qualche decina di morti ogni anno per uso di eroina, cocaina od altre sostanze stupefacenti mortali ma fanno finta di dimenticare le migliaia di persone che ogni anno muoiono o si ammalano gravemente a causa del fumo con dispendio ed aggravio per i servizi sociali e sanitari. La lobby delle case produttrici di tabacco e derivati è potentissima, ancora oggi.

Lo stesso ovviamente dicasi per la dipendenza da alcool che è spessissimo associata a quella da nicotina (non il contrario).

Come nota a margine va detto che Allen Carr sull’onda del suo metodo the easy way ha scritto altri libri dedicandosi ai metodi facili per smettere di bere, di mangiare (male), per fumatori adolescenti, per donne fumatrici ed altro ancora.

Ho letto quello sul controllo del cibo ma in questo caso non mi sono trovato d’accordo, troppo anglosassone. Ma questa è un’altra storia sulla quale penso tornerò perché per me è stato molto più facile smettere di fumare che controllare il cibo.

domenica 11 dicembre 2011

Non per soldi ma per decreto

Dopo quanto appena riportato qui, e peggio ancora qui, nel giro di pochissime ore la rivolta dei politici, da destra e sinistra, dal centro alla periferia ed in maggioranza, sta portando ad avere dichiarazioni che rasentano il ridicolo se non fossero tragicamente vere.

Qual è insomma la critica maggiore che oppongono alla richiesta di tagliare di circa 5000 € al mese (netti) di emolumenti ai loro stipendi per adeguarli alla media europea? E’ che queste azioni non possono essere imposte per decreto dal governo, nessuno commissariamento insomma.

Ed il rifiuto arriva soprattutto dalla maggioranza dei deputati del centro destra; proprio coloro i quali che per anni hanno imposto a noi cittadini decine di provvedimenti legislativi per decreto violando le più elementari norme di dialogo parlamentare. Adesso che il decreto tocca i loro culetti non ci stanno. E non solo loro ripeto.

Stanno insultando la nostra intelligenza ed ascrivendoci poteri che mai ci sogneremmo di chiedere ma che tanto vorremmo: stipendi da cassaintegrato, niente pensione e soprattutto rendere loro finalmente impossibile permettergli di fare altri lavori mentre sono eletti in Parlamento e perché no, il taglio della testa, simbolico ovviamente, ovvero la cacciata a furor di popolo in caso di inadempienza.

Da numerosi politici, e la Mussolini è in ottima compagnia, dichiarano che i media che stanno cavalcando l’onda di questa protesta popolare lo fanno a rischio di aumentare la tensione già notevole che il popolo ha accumulato nei confronti della classe politica.

Chissà come mai adesso sono incazzati anche quelli che fino a ieri li hanno sostenuti politicamente?

Come spesso è accaduto in questo nostro miserabile paese il peggior esempio viene sempre dall’alto.

Era solo uno spinello

Un ragazzo poco più che ventenne di mia conoscenza tempo fa ha avuto un banalissimo incidente stradale: lui sul suo motorino è stato tamponato da un’altra autovettura con conseguente ruzzolone a terra e parecchie escoriazioni. Nulla di grave ma è stato comunque richiesto l’intervento di un’ambulanza che lo ha accompagnato in ospedale per accertamenti.

Ebbene, sembra sia la prassi in questo caso effettuare anche tutte le analisi del sangue con ricerca degli indicatori di alcool e sostanze stupefacenti e così, il giovanotto, è risultato positivo alla famosissima maria perché forse un paio d’ore prima s’era fatto…solo un innocente spinello.

Risultato: denuncia d’ufficio per “Guida in stato d’alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti” (Art. 187 CdS).

- Denuncia penale con conseguente processo e spese.
- 2.500 di multa immediata.
- Ritiro della patente e sospensione per un anno.
- Confisca del mezzo, spese di rimozione e di custodia in luogo chiuso e non pubblico a cura del proprietario. In questo caso per fortuna il proprietario è la mamma del ragazzo che ha una cantina perché altrimenti in mancanza di un posto auto in garage condominiale o di un box auto di proprietà la legge costringe al deposito in un garage privato o simile.
- Analisi del sangue da effettuare privatamente a pagamento, alla modica cifra di 500 € a prelievo, che servono a richiedere il rilascio della patente al termine del periodo di sospensione e da ripetere in seguito ogni sei mesi per due anni.
- Spese di dissequestro al termine del fermo amministrativo del mezzo e qui c’è un aneddoto interessante tipicamente italiano: sembra che il consiglio di un alto graduato della Polizia Municipale, in presenza di un collega, a questa mamma disperata sia stato il seguente: “Signo’…nun lo metta in cantina ma lo faccia sparì er motorino…così nun paga gnente doppo…”

La beffa oltre il danno è che a questo ragazzo, finiti gli studi, sarebbe piaciuto concorrere per entrare in polizia, nei carabinieri, magari in finanza od in qualche corpo militare.

Ovviamente adesso, con questo peccatuccio di gioventù che gli ha sporcato la fedina penale, queste cose se le può anche scordare.

Era solo uno spinello dopo tutto no?