sabato 14 aprile 2012

Giovani speranze

A tutti i figli. Ma non a quelli come il Trota ed assimilati…

Dal un discorso di Kurt Vonnegut ai giovani ventenni di un’università (grazie al Podcast de “Il ruggito del coniglio”, letto da Flavio Insinna)

Se dovessi darvi un solo consiglio per il vostro futuro, allora vi direi: mettete gli occhiali da sole! Perché i benefici dell’impiego a lungo termine degli occhiali da sole sono stati provati scientificamente, mentre tutti gli altri consigli che ho da darvi sono basati, nulla più, sulla mia vagolante esperienza. Comunque eccoli.
Godetevi potere e bellezza e la forza della vostra giovinezza. Fregatevene del resto. Non capirete quella bellezza e quella forza se non quando se ne saranno andate.
Ma credetemi quando, fra vent’anni, guarderete le vostre vecchie foto, allora vi ricorderete, in un modo che adesso non potete nemmeno immaginare, quante possibilità c’erano dietro a voi e che fantastico aspetto avevate. Perché, sapete, non siete grassi come credete!
Non preoccupatevi del futuro. Oppure, preoccupatevene, ma sapendo che tanto è un gesto inutile. Non vi aiuterà più di quanto masticare un chewing gum vi possa aiutare a risolvere un problema di algebra.
I veri problemi della vita tendono ad essere cose che mai prima hanno incrociato le vostre preoccupazioni. Quel tipo di cosa che ti fulmina verso le quattro di un martedì qualunque.
Fate, ogni giorno, una cosa che vi spaventi oppure ogni giorno che sei spaventato.
Cantate.
Non siate avventati e crudeli con i cuori degli altri, ma non tollerate chi è avventato o crudele con il vostro cuore.
E non perdete il vostro tempo con la gelosia.
Vi accadrà di essere in testa, altre volte indietro. È una corsa lunga, ma alla fine è una corsa solo con voi stessi però.
Ricordatevi dei complimenti che riceverete e dimenticate gli insulti.
Conservate le vecchie lettere d’amore.
Gettate via i vecchi estratti conto.
Stiratevi spesso!
Non sentitevi in colpa se non sapete cosa volete fare della vostra vita. Le persone più interessanti che conosco non sapevano cosa fare della loro vita quando avevano 22 anni. E alcuni dei più interessanti quarantenni che oggi io conosco non lo sanno ancora adesso. Prendete molto calcio. Siate gentili con le vostre ginocchia, quando cederanno vi mancheranno!
Forse vi sposerete, forse no. Forse avrete dei bambini, forse no. Forse divorzierete a 40 anni, forse ballerete sul tavolo al party per le vostre nozze d’oro.
In ogni caso, non congratulatevi troppo con voi stessi e nemmeno state troppo a borbottare contro voi stessi.
Le vostre scelte saranno per metà frutto del caso, è così per tutti.
Godetevi il vostro corpo. Usatelo in tutti i modi che potete. Non abbiate paura di lui o di cosa la gente pensa di lui. È il più grande strumento che mai avrete.
Danzate, anche se non avete altro posto per farlo che la vostra camera.
Leggete le istruzioni per l’uso, anche se non le seguirete.
Non leggete le riviste di moda, vi faranno solo incazzare!
Sforzatevi di conoscere i vostri genitori, non potete mai sapere quando se ne andranno.
Siate gentili con i vostri fratelli e fratellastri. Sono il miglior legame che avete con il vostro passato e quelli che, più probabilmente, vi rimarranno attaccati nel futuro.
Cercate di capire che gli amici vanno e vengono, ma alcuni, pochi, è bene tenerli stretti.
Lavorate duro per costruire ponti sulla terra e nella vita, poiché più vecchi sarete più avrete bisogno di gente che vi conosceva quando eravate giovani.
Vivete a New York almeno una volta, ma andatevene via prima di diventare troppo duri.
Vivete in California almeno una volta, ma andatevene via prima di diventare troppo molli.
Accettate alcuni inevitabili verità, tipo: i prezzi saliranno, i politici avranno delle amanti e voi diventerete vecchi. Quando lo diventerete, vi verrà da fantasticare che ai vostri tempi i prezzi erano ragionevoli, i politici persone nobili e i figli rispettavano i genitori.
Ah! Rispettate i vostri genitori.
Non aspettatevi aiuto da nessuno. Magari avete investito in azione sicure, magari avete una moglie sanissima ma non potete mai sapere quando tutto decide di andare storto.
Non sprecate troppo tempo con i vostri capelli! O quando avrete 40 anni vi sembrerà di averne 85!
E infine, guardatevi da quelli che vi danno consigli. Ma anche siate pazienti con loro. Dare consigli è un modo di avere nostalgia. È un modo di ripescare il proprio passato dall’oblio e di liberarsene. Riverniciando le pareti brutte e dandogli un valore che prima non aveva.
E comunque alla fine, fidatevi di me, mettete sti occhiali da sole!”

Suicidio di massa

38 anni 0 colpevoli

Piazza della Loggia, nessun colpevole assolti in quattro al processo d'appello

venerdì 13 aprile 2012

Dai una smossa alla tua carriera

I siti di ricerca personale e la profilazione automatica che capita di leggere con continui messaggi pubblicitari sulle pagine di ricerca appena aperte o su siti specializzati come LinkedIn stanno sempre più somigliando a quei siti di ricerca di cuori solitari o più evidentemente a quelli che promettono sesso selvaggio con una mezza dozzina di donne diverse...al giorno!

Messaggi e popup ammiccanti in cui promettono a fronte di iscrizioni gratuite motori di ricerca che al primo colpo offrono l'occasione della propria vita. Iscrizioni gratuite ovviamente: e che ci vuole a mettere un nome ed una mail? Salvo poi scoprire che quanto di più concreto apparentemente esiste dietro la scintillante vetrina di facciata è saldamente nascosto da una richiesta di denaro in forma di abbonamento: da pochi euro a diverse decine se non un centinaio per sottoscrizioni a sicura visibilità e concreta possibilità di essere selezionati.

Recentemente, e continua l’analogia con i siti specializzati in ricerche per stabilire relazioni tra i sessi, appaiono persino annunci robot automatizzati, palesemente falsi, in cui traendo automaticamente informazioni dai profili dei vari social network (LinkedIn già citato, od anche MySpace o Facebook) si subisce un tentativo di adescamento che riporta che tizio o caio hanno visto il proprio profilo (professionale ovviamente) e non vedono l’ora di contattarti…Altro che speed dating!

Se si abbocca (…) ci si iscrive con due click ed inconsciamente forniamo altro materiale: usare mail gratuite come GMail, Yahoo, MSN, Hotmail ed altro, se possedute, danno inoltre accesso automatico ai robot che leggono la nostra posta a nostra insaputa indicizzando informazioni che usano per fare pubblicità. Ma poi il contatto vero è dietro una richiesta di denaro.

Esattamente quel che accade con i siti specializzati in incontri.

Personalmente non credo che pagando qualcuno, o peggio qualcosa, si possa facilitare la possibilità di pubblicizzare ed aumentare la proprio visibilità professionale: un profilo ben fatto potrebbe essere sufficiente.

Ed a proposito di profili e curricula giusto ieri leggevo che un’indagine ha appurato che la maggioranza dei CV femminili che contengono foto di ragazze o donne se carine o belle vengono scartati a priori più facilmente degli altri.

A quanto pare l’Italia è uno dei pochissimi paesi che ha introdotto il fatto di allegare una foto al CV, all’estero non lo fa quasi nessuno. Perché un’immagine dovrebbe infatti fare la differenza? L’immagine potrebbe essere discriminatoria esattamente come qualsiasi altro elemento fisiologico od estetico che non ha nulla a che fare con esperienza e professionalità.

Il perché vengano scartati più facilmente i CV di cui sopra è presto detto: negli uffici personale della stragrande maggioranza delle aziende il pre-screening o le fasi successive sono spesso condotti da donne che vedendo CV femminili con foto interpretano la cosa in maniera negativa e psicologicamente tendono a vedere la cosa come un elemento discriminatorio.

domenica 8 aprile 2012

Star lieti colla famigliuola nostra

image«Se scopro che qualcuno ha pagato a mia insaputa la mia casa, lo denuncio!». Questa fulminea capacità di volgere in burla o in una grottesca disavventura qualsiasi imbroglio avrebbe fatto invidia agli autori delle più salaci battute di Totò o di Alberto Sordi, interpreti sublimi delle più feroci maschere dell’eterna commedia italiana.

Eppure così minacciava Claudio Scajola quando venne alla luce che una casa di pregio a Roma con vista sul Colosseo gli era stata pagata da altri.

E la sostanza non cambia passando dalle case alle Porsche, alle lauree ed ai diplomi dei delfini, alle cure personali o qualsiasi cosa si voglia pagata con i soldi del finanziamento pubblico ai partiti, pagata con i soldi dei contribuenti ovvero i nostri soldi o se volete quelli dei soliti noti: i soliti che in questi giorni stanno pagando e sostenendo il peso della manovra economica.

La Lega Nord in questi giorni è travolta dalle accuse di utilizzo improprio di soldi pubblici, così come non molto tempo fa accaduto per il movimento politico poliedrico e multiforme che una volta si chiamava Margherita e così come nel 1992 Tangentopoli (all’epoca scoprendo corruzione e malcostume radicati e generalizzati a qualsiasi livello) ribaltò un’intera repubblica tanto da dover fornire alla successiva un nuovo numero cardinale.

La Lega Nord e tutto il centro destra dopo un ventennio di predominio hanno fallito politicamente ma nessuno sembra accorgersene: non una delle cose che avevano promesso al loro elettorato è stata realizzata. Non una delle promesse di pubblica utilità. Ma difficilmente la magistratura potrà oggi o domani intervenire su tutti i loro privatissimi e personali interessi: pur augurandomelo lo vedo estremamente improbabile.

Ma ancora una volta le cadute non sono o saranno state dettate da un leale avversario politico che politicamente convince e vince. Ancora una volta la magistratura interviene a creare le condizioni affinché si presenti qualcosa di diverso.

Questo nostro paese formato di singoli individui che non sanno e non vogliono guardare oltre la cerchia ristrettissima di familiari ed amici a creare grumi di egoismo ed individualismo non sono altro che la spinta motrice che porta ai familismi privi di morale alcuna, ai nepotismi, ai protettorati che dai tempi dei patronus e dei clientes della antica società romana imperversano indisturbati: dalla tangente per un appalto, allo storno di soldi pubblici per la villa privata, il festino a base di sesso e cocaina; passa per le ragazze disposte a tutto pur di avere un’ospitata in tv od un’audizione, un provino e finisce col culto dei santi dei quali ne bastano solo una decina rispetto alle centinaia dei calendari per poter affermare senza dubbio che la religione da noi è politeista altro che primo comandamento!

E chi pensava che dietro alle demenze ed alle demagogie di molte delle esternazioni estremiste della lega e dei leghisti in genere ci fosse trasparenza ed onestà è stato servito. Ladroni proprio come l’epiteto che rivolgevano continuamente alla classe dirigente romana di sempre.

Nei primi anni novanta, e prima di allora, si rubava a piene mani ma si rubava in prevalenza per il partito. Oggi si ruba in proprio, si ruba per sé. Transparency International, l’organismo che si occupa di stilare la classifica del livello di corruzione percepito dagli abitanti di un paese posizionava nel 1997 l’Italia (cinque anni dopo “Mani pulite”) al 28° posto. Nel 2010 al 70°.

Da persone che hanno contribuito a formare e sostenere governo e governi formati e rappresentati da 84 tra senatori e deputati indagati, processati e condannati cosa ci si poteva aspettare? Eppure la maggioranza dei miei concittadini sembrava non accorgersene.

Cosa pretendere da gente che di fronte alla scelta tra trasparenza e rettitudine mette la famiglia innanzi tutto (Mastella nel 2008 quando la moglie fu coinvolta in uno scandalo simile). Sarkozy è stato preso a pomodorate per aver solo accennato che voleva piazzare il figlio a dirigere un consorzio privato, Bossi piazza il figlio semianalfabeta alla regione Lombardia e nessuno strilla? Ma è ovvio. Siamo in Italia e la cosa fa comodo a chi da questi potrà prendere esempio e perseguire i proprio interessi privati.

Altro che res publica, altro che civil servant. La politica come potere e le dimissioni, comprese quelli di Bossi l’altro ieri, come rinuncia al potere.

Nota: il titolo del post è tratto da un’opera di Leon Battista Alberti (1404-1472). “I libri della famiglia” dove racconta della quiete domestica a conferma della centralità della famiglia nella quotidiana sociologia del nostro paese

domenica 11 marzo 2012

Trenta giorni che sconvolsero il Giappone

L’11 marzo 2011, pochi minuti prima delle tre di pomeriggio, mentre uno degli tsunami più violenti della storia giapponese spazzava via un’intera regione costiera, un gruppo di uomini – su cui poco più tardi si sarebbe riversato uno tsunami di responsabilità ed accuse – se ne stava in vacanza-studio in Cina. A comporre questo gruppo c’erano i dirigenti dei più potenti media del Sol Levante ed i quadri della Tepco, la compagnia che gestisce la centrale di Fukushima.

Le spese del viaggio, come ha poi dovuto ammettere il direttore Tsunehisa Katsumata, erano per più della metà a carico della compagnia elettrica. Mentre i “potenti” dell’informazione si godevano il soggiorno all’estero, nei canali di informazione alternativa giapponese venivano piano piano a galla le notizie, fino ad allora taciute, sul binomio media-compagnia nucleare. Così, da leggende metropolitane sono divenute informazioni confermate quelle che riguardavano la responsabilità dei media che in passato scelsero di chiudere un occhio davanti alle inadempienze di uno degli sponsor più generosi di televisioni e giornali privati. La Tepco, infatti, elargisce annualmente centinaia di milioni di dollari per la pubblicità sui maggior quotidiani e canali televisivi della nazione, fatta eccezione per la TV pubblica NHK.

Il disastro di Fukushima è in parte colpa dei media” affermava Kazuo Hirumi, avvocato ed ex giornalista del quotidiano Sankei Shimbum e lo stesso Hirumi ha confessato di aver ricevuto precisi ordini dai suoi capo-redattori del Sankei perché, e la cosa è valida tutt’oggi, sono due i tabù per un reporter giapponese: l’industria nucleare e quella automobilistica.

Fortunatamente, in un periodo quale quello attuale in cui le tecnologie ed Internet sono indispensabili per la diffusione e per l’eventuale confutazione di fatti od idee, i giornalisti indipendenti hanno cavalcato l’onda che attendevano da tempo per opporsi ai media tradizionali come creatori di dialogo e critici dell’informazione governativa così mentre fino a prima del terremoto e del relativo tsunami in Giappone e nel resto del mondo si era abituati a vedere le news in televisione, ovvero spezzoni di conferenze messe insieme e arrangiate secondo direttive ben precise, grazie all’agorà virtuale messa a disposizione di chiunque i cittadini sono diventati il “quinto potere” in grado di controllare e verificare l’operato dei media e diffondere i fatti reali senza alterazione o manomissione e smascherano le menzogne.

Così sono riapparsi dal dimenticatoio vecchi cartoni animati (1, 2) in cui negli anni novanta il governo giapponese propagandava l’assoluta sicurezza del plutonio o poster disegnati dalle compagnie elettriche per pubblicizzare l’energia nucleare.

Fondamentale è stato inoltre il ruolo di quei pochissimi media internazionali che hanno abbattuto il muro dell’informazione governata e governativa formulando domande e ponendo dei dubbi laddove i giornalisti giapponesi non potevano farlo vuoi per la paura di perdere il posto da parte dei contrattisti vuoi per l’impedimento all’accesso a molte zone imposto ai giornalisti indipendenti giapponesi.

Proprio allo scopo di mettere in ginocchio questo tipo di speculazione mediatica un anonimo fin dai primissimi giorni mise “The wall of shame” (3), un sito dove sono stati riportati, istante per istante, tutti i commenti, le correzioni, le demistificazioni alle notizie apparse sui media. In un’unica pagina ancora oggi si possono vedere alcuni degli esempi più eclatanti di mala informazione che hanno colpito tutti i paesi, dal Canada, al Belgio, allo stesso Giappone. Una lunga lista mostra l’autore del misfatto, il giornalista, spesso assente del tutto dalla zona ma anche dalla stessa regione o dal Giappone, come i corrispondenti da Hong-Kong che realizzavano reportage in diretta. La scala della vergogna va dalla semplice distrazione, al sensazionalismo ed arriva fino al terrorismo mediatico.

Il libro di Pio d’Emilia, da cui mi sono permesso di estrarre questo breve sunto, è la cronaca minuziosa, diretta e scorrevole, dimostra che il vero giornalismo non significa assemblare notizie e lanciarle in rete o confezionarle ad arte per un servizio televisivo ma vuol dire bensì conoscere direttamente la realtà indagata, trasformando una fredda intervista in un dialogo partecipato. Le menzogne che per anni hanno accompagnato i giapponesi potrebbero essere davvero stavolta l’arma da utilizzare per affermare che non esiste e mai esisterà energia nucleare pulita e sicura. Partendo dalla spiegazione del come sia stato possibile per il paese di Hiroshima e Nagasaki accettare incondizionatamente il nucleare fin dalla fine degli anni cinquanta l’autore mette ordine nella disinformazione che ha regnato e tuttora è diffusa tra i più e che ha a che fare con quanto accaduto un anno fa e che riguarda tutto il nostro pianeta.

1) Genpatsu-Kun (centralino). Cartone animato propagandistico dove si illustra che Centralino è un bambino malato e dispettoso che minaccia di fare la cacca dappertutto ma alla fine i medici lo curano e scongiurano la pericolosa deiezione (leggi esplosione della centrale) limitando il danno a qualche scorreggina, anche se radioattiva.

2) Pluto-Kun (plutoncino). Questo spiegava invece ai bambini giapponesi che il Plutonio non è cattivo. Può servire a tante cose, proprio come la dinamite.

3) The Wall of Shame. Il link punta direttamente alle pagine riguardanti errori, omissioni e falsità riportate da “la Repubblica” che comunque è in ottima compagnia. Sulla sinistra il menu che riguarda gli argomenti per ordine di importanza o per testata giornalistica o televisiva.

Se potessi avere…1000 € un mese!

Tra dicembre scorso e fine febbraio la Banca Centrale Europea ha prestato più o meno 1000 miliardi di Euro (1.000.000.000.000 €) alle privatissime banche europee, al simbolico tasso dell’1% e rateizzazione a tre anni. Scopo? Fornire liquidità da mettere in circolo. Quei prestiti triennali all’1% fatti alle banche con il fine che siano utilizzati per fare credito a imprese e cittadini sono infatti più che convenienti. L’unico problema, e non da poco, è che quei soldi le imprese e cittadini europei ancora non li hanno visti; le banche li hanno infatti utilizzati per rimpinguare le casse (mi dicono si dica ripatrimonializzarsi) e rifarsi delle perdite subite negli ultimi anni in conseguenza di speculazioni e di operazioni andate a male.

Un banalissimo calcolo aritmetico mi porta a verificare che 1000 miliardi, miliardo più miliardo meno, diviso 380 milioni di abitanti della UE, europeo più europeo meno (qui la fonte, interessante documento) fa circa 2600 € a testa, euro più euro meno. Non male davvero anche dovessero essere restituiti all’1% in tre anni.

Certo sono calcoli puramente accademici, di economia non capisco assolutamente nulla. Ma se dovessi seriamente pensare ad una distribuzione assolutamente paritaria di questi soldi tra tutti noi cittadini d’Europa sono piuttosto sicuro che la stragrande maggioranza di noi ne avrebbe potuto trarre non chissà cosa ma un sicuro immediato beneficio a breve termine senz’altro: tre o quattro mesi di cassa integrazione o di sussidio di disoccupazione, un terno per pagare un paio d’anni gli studi universitari di un figlio, la ristrutturazione del bagno e via così ognuno di cavoli suoi…

E invece di questi soldi non ne vedremo affatto, neanche indirettamente come ROI(*), direbbero gli anglosassoni, nonostante la destinazione indicata.

A margine considero.

Per quando riguarda la destinazione di parte di questi soldi corre il sospetto che molti di questi servano ad agevolare i mutui a tasso super ridotto per i nostri parlamentari che non accontentandosi di quanto già ogni giorno rub…ops, guadagnano, ottengono persino condizioni vergognose paragonate a quanto debbano invece esporsi giovani e precari tali da costringerli a mutui venticinquennali o trentennali!

(*) return of investment

sabato 10 marzo 2012

Boomerang

Parlar male della Santanché è come sparare sulla Croce Rossa. Ma stavolta l’incazzatura che ha avuto ieri sera mi ha particolarmente interessato perché evidenzia ancora una volta uno dei mali di questi politicanti da quattro soldi che lo fanno per interesse personale.

Visto che lei stessa ha tenuto a sottolineare che come politico non guadagna nulla devolvendo il suo stipendio da parlamentare -non ha detto in cosa- perché campa come imprenditrice self made woman (cito: “lavoro da quando ho 18 anni…mi sono laureata…”) e paga lo stipendio ad un centinaio di addetti.

Alla Santanché chiedo. Da imprenditrice da 30 milioni di fatturato annuo e 100 dipendenti a cosa presta più attenzione? Al suo fatturato ed alla salute della sua azienda (lo spero per i suoi dipendenti) od all'interesse dei cittadini che come politica rappresenta?

Conosco un imprenditore che ha messo su un’azienda da quasi 50 milioni di fatturato annuo, un centinaio di addetti. E’ il mio capo, la mia azienda. Lavora 18 ore al giorno e si occupa di tutto per mantenere la sua azienda sana e competitiva ma soprattutto libera da debiti e da esposizioni con le banche. E non avrebbe proprio tempo per fare politica, a nessun livello.

Ecco che uno dei mali oscuri dei politicanti di questi ultimi vent’anni torna a galla. Nel resto d’Europa i politici fanno i politici e smettono di fare altro. Se da noi continuano a fare chi l’avvocato, chi l’imprenditore, chi il padrone di televisioni e giornali è solo per ricavarne favori privati. E la disequazione porta come conseguenza che a tutto pensano tranne che all’interesse dei cittadini.