martedì 10 luglio 2012

Crimi-velox

P1100197

Osservate con attenzione dove è posto questo autovelox.
Su una strada di montagna, all’uscita di una curva. E alle spalle del punto di presa della foto c’è una curva analoga e simmetrica a quella che si vede.

Siamo sulla SP 257 di Bocca Serriola, tra Apecchio e Città di Castello. La provinciale, pochissimo battuta dal traffico è meta conosciuta di tanti appassionati motociclisti.

Il limite su quella strada è di 70 km/h e devo dire che mantenere quella media su quella strada è sufficiente a divertirsi in tutta sicurezza ma va anche detto che con una moto è altrettanto facile alla minima distrazione in uscita di curva aprire appena un po’ di più il gas e trovarsi a passare a 80-90 orari davanti al registratore di cassa che i comuni mettono alla rinfusa qui e là per far soldi facili. Altro che sicurezza.

Per sapere inoltre che si sta procedendo al di sotto dei limiti su strade come quelle ci si può basare:

  • sulla maggior o minore sensazione di frescura tenendo la visiera del casco aperta ma questo dipende dalla stagione…
  • sulla pressione del vento sul corpo ma dipende molto se si hanno moto carenate, dall’altezza del parabrezza ecc…

ma bando alle provocazioni direi che l’unica dovrebbe essere quella di tenere fisso lo sguardo fisso sul tachimetro! Come dite? Andrebbe tenuto sulla strada anticipandola? Ma va? Sorriso

Mettetevi nei panni di un motociclista che esce dalla curva (nonostante tutti i cartelli che vuoi che avvisino del controllo) e che in piena faccia si trova quell’oggetto! Avete mai visto quante strisciate di gomma ci sono in prossimità di queste maledette colonnine? 

Inoltre per chi proviene da Est è il primo in piena uscita di curva che ci si trova davanti. Roba da smaltita assicurata perché pur andando tranquilli non si sa mai a che velocità si stava andando e l’istinto è sempre e comunque quello di pinzare di brutto per rallentare di botto! Per coloro i quali provengono da Ovest la cosa è ancora più subdola.

Nel tratto di strada segnalato in meno di 20 km ce ne sono una decina. Il primo ben visibile da lontano su un rettilineo e così magari lo sprovveduto centauro pensa che siano finiti ed accelera un po’…e poi di colpo un secondo, un terzo…Alla fine metti la terza e ti tieni a 40 orari così non sbagli! Triste

Passi per aver tempestato gli ingressi dei paesi e delle contrade sperdute di autovelox, ora ben segnalati e spesso giustamente posti ad evitare di falcidiare vecchiette e bambini, ma mettere questi oggetti su strada in questo modo è non solo palesemente teso a far soldi, e non a prevenire, ma anche pericolosissimo per l’incolumità di chi procede spesso tranquillamente, lungo le stesse!

Nota di folklore. Ho recentemente scoperto che adesso sulle strade di montagna, isolate che dir si voglia, si può essere multati anche dalla Forestale…

PS) con buona pace credo che tutte le colonnine poste su quel tratto di strada siano state disattivate perché dichiarate illegali o cose del genere. Mancano infatti come vedete dell’opportuno cartello di segnalazione posto proprio sopra esse e quella che ho fotografato era vuota. E allora perché non rimuoverle? Non bastano al comune che le ha poste i soldi che ha incassato quando erano attive?

domenica 10 giugno 2012

Guardie ecozoofile

10062012Incuriosito dalla divisa di uno degli avventori di una nota area di servizio romana (una sorta di guardia forestale ma troppo verde oliva e con strani stemmi) all’uscita non ho potuto fare a meno di notare la vecchia Alfa 155. Mai visti prima!

E dopo la Polizia Idraulica Fluviale oggi un’altra inattesa quanto rara entità si è palesata nel parcheggio di una nota area di servizio romana. Le Guardie Ecozoofile.

Inizialmente ho pensato ad un qualche retaggio di costole provinciali e locali di refusi di enti inutili e da sopprimere ma mi sono immediatamente ricreduto dopo una breve ricerca. Questo corpo, facente parte della Onlus ANPANA (Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente) è composto da volontari ed è autofinanziato con una parte dei contributi proveniente dal Ministero dell’Ambiente che lo riconosce ufficialmente. E’ nato nel 1984 ed ha sede a Roma. Il ruolo dei membri è quello di tutelare e vigilare sull’osservanza delle leggi e regolamenti generali e locali relativi alla protezione degli animali, alla difesa del patrimonio zootecnico, faunistico ed alla tutela ambientale. Quando in esercizio sono equiparati a pubblici ufficiali con funzioni di Polizia Provinciale ed Amministrativa negli ambiti di loro competenza.

Una curiosità. I mezzi utilizzati da questo corpo sono talmente famosi da essere entrati nel novero della collezione virtuale di questo Alfa 155 Club dove viene persino specificato che a differenza di altre Alfa in dotazione a corpi militari e non queste delle Guardie Ecozoofile sono state equipaggiate after-market dell’occorrente: dai lampeggiatori alla radio.

PS) voglio augurarmi che la guardia che aveva con sé la famiglia avesse avuto regolare permesso per usare la vettura di servizio.

sabato 9 giugno 2012

“De terrae motus vaticinium” più seriamente scrivendo

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La pianificazione delle risorse da dedicare alla messa in sicurezza del patrimonio edilizio esistente, civile, pubblico, privato od storico-artistico, sarebbe certamente favorita dal conoscere con mesi od anni di anticipo che una zona dell’Italia sarà molto probabilmente colpita da una scossa forte (di magnitudo M>5.5). Ancora una volta in questi giorni ritornano prepotenti argomenti come questo, che fanno notizia ovviamente, salvo poi dimenticarsene fino al prossimo terremoto.

Da molti anni la ricerca scientifica in atto tra le più promettenti e serie è quella relativa alle analisi del cosiddetto rilassamento post-sismico che sembra contenere quelle informazioni citate precedentemente e fa apparire questo tipo di previsione raggiungibile.

Una conoscenza approfondita dell’assetto sismico e tettonico del territorio ed in condizioni particolari ogni qual volta che una forte scossa colpisce una zona può, a seguito della deformazione e della successiva riorganizzazione della crosta, accentuare la pericolosità delle zone che si trovino intorno alla zona originale.

Analizzando i terremoti forti degli ultimi 4 secoli è nato quindi questo tipo di approccio che ha evidenziato come ci siano certamente correlazioni piuttosto evidenti tra la sismicità intensa di certe zone italiane influenzata in modo significativamente regolare dalla distribuzione dei terremoti nelle principali zone tettoniche mediterranee ed una correlazione più locale tra aree tettoniche nazionali ben individuate. In particolare, è stato messo in evidenza che negli ultimi due secoli i terremoti forti (M>5.5) nell’Appennino meridionale sono avvenuti entro un breve intervallo di tempo (1-3 anni) dalle principali fasi sismiche (M>6) nelle Dinaridi meridionali. Una simile correlazione (con tempi di ritardo leggermente più lunghi: 3-8 anni) è stata osservata tra le scosse forti nell’Arco Calabro ed i periodi di forte sismicità nell’Arco Ellenico (da Creta a Cefalonia). Insomma con questi ridotti tempi, infinitesimi su scala geologica, è come se in un gigantesco domino la caduta delle tessere in una parte del pianeta non può non influenzare le zone tettonicamente circostanti e con questo non si intende certo che l’odierno terremoto veneto-friulano è legato a quello emiliano degli scorsi ma solo che il cosiddetto rilassamento post-sismico influenza la distribuzione spazio-temporale dei terremoti.

Altri esempi sono suggeriti da sequenze sismiche nella catena appenninica, che sembrano notevolmente coerenti con il quadro deformativo a breve termine riconosciuto nell’area
mediterranea centrale: dopo il devastante terremoto di Avezzano del 1915 (M=7.0) nel periodo 1916-20 si verificarono ben sei scosse M>5.5 dalla Val Tiberina alla Garfagnana con una relazione di causa-effetto tra i due fenomeni citati suggerita anche dall’assetto delle deformazioni che hanno interessato la catena appenninica nelle ultime centinaia di migliaia di anni.

Insomma lo studio del rilassamento post-sismico (unito ad una profonda conoscenza del quadro tettonico) può fornire informazioni molto utili per la stima della pericolosità sismica; e questo dovrebbe indurre i responsabili della ricerca in Italia (che sono tuttora oggetto di studio astrologico…) ad incentivare le indagini in questa direzione. Ma questa è un’altra storia, un altro paese, un’altra era…geologica!

Nota a margine: l’immagine della schermata di uno dei tanti software di previsione delle estrazioni del Lotto è puramente…voluta!

(parte del documento è estratto da D. Mantovani, M. Viti, D. Babbucci, Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Siena)

“De terrae motus vaticinium” ovvero scienza sovietica

Duo genera sunt, ut Posidonio placet, quibus movetur terra. Utrique nomen est proprium: altera succussio est, cum terra quatitur et sursum ac deorsum movetur, altera inclinatio, qua in latera nutat alternis navigii more. Ego et tertium illud existimo quod nostro vocabulo signatum est; non enim sine causa tremorem terrae dixere maiores, qui utrique dissimilis est; nam nec succutiuntur tunc omnia nec inclinantur sed vibrantur, res minime in eius modi casu noxia; sicut longe perniciosior est inclinatio concussione: nam nisi celeriter ex altera parte properabit motus qui inclinata restituat, ruina necessario sequitur (Seneca, Naturales quaestiones)

Nei lontani anni del comunismo duro e puro di sovietica matrice e fino a tutti gli anni ‘70 in Unione Sovietica era scienza soltanto quanto dichiarato o scoperto dai possessori della tessera di partito mentre gli altri o erano rapiti e costretti comunque a lavorare per lo stato, ma in segreto, o finivano come si diceva e faceva allora in Siberia ed infine i più fortunati riuscivano a passare oltre cortina e costretti all’esilio.

Questo oltre ad aver portato ritardi o clamorosi errori, a volte catastrofici, nei cosiddetti piani pluriennali questa cosa evidenzia, come se già non fosse palese di suo, che la scienza è una e non esiste scienza ufficiale distinta da qualcosa non ufficiale.

In questi giorni di tremori sismici diffusi tornano ancora alla ribalta previsionisti, kabalisti, ballisti e fuffari di varia natura le cui amenità esilaranti ricevono eco da media più o meno diffusi a livello comunque nazionale e da scienza che affiancandosi alla appunto cosiddetta ufficiale sentenzia e pontifica. In questi giorni ho per esempio avuto modo di ascoltare almeno tre interviste diverse all’ormai mitico Giuliani e tirar fuori ancora una volta gli appunti del Bendanti.

Ora più volte io stesso da (ex) addetto ai lavori e, consentitemi, dall’alto della mia laurea cum laude in Geologia ho riportato su queste stesse pagine come sia più facile prevedere quanti gratta&vinci mi separano da una possibilità di vincita piuttosto che un terremoto; ma a quanto pare in questo nostro paese parolaio pieno di cazzari  non si finisce mai di toccare il fondo. Che poi l’acuirsi del fenomeno dei cazzari si è acuito a causa di quest’ultimo ventennio in cui dei medesimi tipi ne erano pieni i governi centrali e locali.

E così tra le tante voci oltre a castronerie micidiali quali quelle di tirare in ballo il fracking anche esimi professori universitari e specialisti che fanno previsioni. Certo, sono previsioni statistiche, con modelli matematici complessi e sofisticati, che danno ovviamente gradi di attendibilità su scala spazio-temporale ridotta, ma sempre statistica è: che significa avere il 97% di possibilità di un evento sismico da grave a catastrofico in una certa zona entro un certo intervallo di tempo (Giuliano Panza docet)? Significa che se quel periodo è di 30 giorni teniamo fuori casa gli abitanti a rischio per 29,1 giorni? Ammesso che il 97% sia un valore ammissibile!

Ora se per previsione intendiamo che in Italia può verificarsi un evento sismico intenso praticamente OVUNQUE (Sardegna esclusa) allora siamo tutti scienziati. Io stesso vista la statistica potrei dire che domani ci sarà un terremoto a Roma (indicata a rischio medio-basso) ed azzeccarla esattamente come potrei azzeccare tra rosso e nero alla roulette! Il tecnico dell’ENEA che ha previso l’evento sismico catastrofico calabro-siciliano da qui a 6 mesi-2 anni? E che significa? Tanto vale associarlo alla previsione Maya!

Ieri il Comitato “Grandi rischi” parlava di possibilità di verificarsi di altre scosse intense nei territori già colpiti…e quindi? E stamattina ha tremato il Friuli…e allora?

Purtroppo è noto che conviene spararle grosse. Se prevedo un terremoto fingendo o millantando competenze scientifiche ed invece sto solo contando su una botta di culo e ci azzecco divento immediatamente un luminare della sismologia internazionale e come minimo incasso subito bei soldi per le mie ricerche…se sbaglio amen, sarò stato uno dei soliti cazzari che finirà nella pattumiera dimenticato insieme al giornale vecchio. Le sparo grosse e me ne frego delle conseguenze sulla popolazione, più o meno quel che ha fatto ieri la commissione grandi rischi. Insomma la scommessa di Pascal applicata ai terremoti.

Vanno però compresi poveretti…Le dichiarazioni di ieri, riprese dal governo e sollevando il putiferio di polemiche che sappiamo sono umanamente comprensibili. Avranno evitato un’accusa ed un processo quale quello in atto contro la commissione che, nel 2009, non seppe prevedere il terremoto aquilanoniente di più ridicolo ed ingiusto. Ma è ovvio: i sismologi, i geologi, i tecnici insomma non riescono a fare previsioni? Incapaci. Ma certo: il mio medico mi dice che sono a rischio infarto e che faccio anziché controllare il colesterolo, smettere di fumare, mangiare sano e fare un po’ di moto? Lo denuncio per incapacità perché non sa prevedere quando avrò il coccolone…tzè

Come ho già scritto ai tempi del terremoto aquilano e come non mi stancherò mai di ripetere il terremoto non è prevedibile, al contrario dell’inettitudine e della imbecillità umana. Le case vecchie non messe in sicurezza (con fondi dei privati possessori) continueranno a crollare, gli edifici del patrimonio artistico non messi in sicurezza (con quali fondi? e da dove/cosa iniziare?) verranno giù come castelli di carta ma gli edifici di recente costruzione, le scuole, le caserme, gli ospedali, le prefetture e le fabbriche ed i loro capannoni non devono invece cedere alla prima scossa, cosa che puntualmente accade. Prima del 1976 in Italia non si sapeva neanche cosa fossero le norme edilizie anti sismiche e dopo non è cambiato granché affidandosi alla buona sorte ed alla protezione in stile partenopeo…a’ maronna c’accumpagne

Ogni volta come a Gemona ed a L’Aquila osserviamo affiancate palazzine esteticamente, e solo esteticamente simili, distante pochi metri l’una dell’altra l’una intatta e la seconda sbriciolata o danneggiata al punto da renderla comunque inagibile, da demolire. E la differenza sta solo nella prevenzione presente in una ed assente nell’altra; non quindi nelle chiacchiere sulle differenze del sottosuolo che era e rimane oscuro e sconosciuto.

In questo articolo, lungo ma esaustivo e preciso ma tutto sommato semplice da capire anche per i non addetti, un geologo serio e preparato mette parecchio ordine riferendosi al recente terremoto emiliano e ancora una volta evidenziando la bufala delle previsioni.

Con buona pace di Galileo, Newton, Darwin ed Einstein la scienza è una ma l’umanità è varia. Attendendo con ansia una notizia di correlazione tra terremoti e scie chimiche…non mi resta altro che ingoiare un altro boccone amaro!

Qui la traduzione del brano di Seneca

domenica 27 maggio 2012

Precari equilibri economici

Quando ho visto i risultati della ricostruzione in Giappone a poco più di un anno di distanza dallo tsunami e di cui mi sono occupato qui ho voluto fare una ricerca diversa scoprendo che il debito pubblico nipponico è pari al 200 % del PIL: eppure quel paese non mostra i segni tipici della recessione che sono poi puntualmente usati come scusa per tagliare salari, stipendi, pensioni o ammortizzatori sociali. Anzi, continuano gli investimenti tesi soprattutto a garantire condizioni vantaggiose per i giovani visto soprattutto il tasso di invecchiamento di cui soffrono, paragonabile al resto della media dell’Europa occidentale.

Alcuni amici sono recentemente rientrati da un viaggio in Andalusia (Spagna), e fanno parte di quella particolare classe di turisti che amano calarsi nelle realtà dei paesi che visitano con i comprensibili limiti che da’ lo spazio di una vacanza. Ovvio che visitando città storiche e meta di turismo quali Cordoba, Valencia, Siviglia, Granada o Malaga va considerato l’effetto filtro dato dal fatto che luoghi come questi siano comunque oggetto di riguardo da parte dei governi nazionali o locali ed a maggior ragione se considero Roma e la confronto con la paritaria e non meno turistica Parigi. La Spagna è nei guai come noi si dice ormai da mesi paventando lo spettro del default.

Dai loro racconti emerge invece ancora una volta come i fondi comunitari elargiti con abbondanza per investimenti a medio e lungo termine in grado di generare un indotto economico notevole sono stati ben spesi: servizi, infrastrutture, opere pubbliche, restauri, ammodernamenti, nuovi impianti, istruzione, ricerca scientifica. Esattamente il contrario da noi dove abbiamo beneficiato di questi stessi fondi che sono stati dirottati e fagocitati dalla sempiterna voracità utilitaristica e magnona della classe dirigente spazzatura di questi ultimi decenni. Se osservo le fotografie dei marciapiedi di una strada semiperiferica di Siviglia con quelli della mia posso trarre qualche amara conclusione e sto citando briciole di malessere. Insomma come ho già avuto modo di dire io stesso ogni qual volta rientro in Italia da un viaggio in altri paesi dell’Europa occidentale mi sembra di tornare indietro nel tempo e non nello spazio.

La domanda: se la Spagna è in crisi (?) ma almeno gli investimenti hanno dato i loro frutti che accadrà da noi anche qualora uscissimo da questa situazione sapendo che c’è comunque una nazione da (ri)costruire?

E di quale crisi parliamo poi? Sono state proprio le teorie economiche liberiste a portarci dove siamo o quanto meno dove dicono che ci troviamo con una campagna mediatica che da una parte salvaguardia da destra e da sinistra l’appoggio solidale al governo attuale e dall’altra da’ voce di cronaca (nera) agli aumentati suicidi di piccoli e grandi imprenditori (in pieno stile 1929). E il prof. Mario Monti & C. ancora credono in queste teorie.

Mi sento profondamente preso in giro, tanto per cambiare. Sono decenni che i nostri governi di ogni fatta e matrice demoliscono le condizioni di vita e le tutele del mondo del lavoro ed ogni volta lo fanno con la scusa che stanno lavorando per il futuro dei giovani. Ma dove, quando? Il sottoscritto e quelli della mia generazione(*) non ne hanno usufruito, ed eravamo giovani a cavallo tra i ‘70 e gli ‘80; gli attuali quarantenni, giovani tra i ‘90 ed il nuovo millennio, non stanno meglio, anzi sono calate le possibilità e gli attuali ventenni o trentenni si trovano nella situazione più disperata.

Da una parte le solite classi che pagano il prezzo di una crisi paventata o concreta che sia sono vittime dell’indebolimento politico e della connivenza dei sindacati con un mondo del lavoro che vede enormemente peggiorate le condizioni di entrata in esso e l’assenza di futuro su una eventuale uscita pensionistica; d’altra parte qualcuno tenta di convincerci che occorre poter licenziare di più e senza troppi vincoli, sempre per il bene ed il futuro dei giovani salvo poi scoprire che nella quasi totalità delle realtà imprenditoriali non ci sono proprio gli estremi che possano coinvolgere il famoso articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

E per ritrovarmi infine con l’ancor più amara considerazione che è quella data dal fatto che la sinistra parlamentare più rappresentata, il PD, è ormai anch’esso un partito di destra, meno a destra del PdL, ma altrettanto a destra che pur di conservare lo stato rappresentativo e gli scranni parlamentari appoggia pariteticamente qualsiasi iniziativa governativa ed anche qualora borbotti si limita a precisare che voteremo quel che ci piace senza dirci cosa non piace.

Non ci credo. Più a nessuno. Stufo.

(*) potrei fare decine di esempi personali e non tesi a dimostrare che alla fine la stragrande maggioranza di noi giovani allora si è letteralmente accontentata di quel che allora ci veniva offerto mettendo da parte velleità e sogni per restare sul concreto.

Promozioni

Tempo di esami scolastici tempo di promozioni…e bocciature quale quella del noto gestore telefonico Wind tanto amato dal noto trio comico milanese.

L’IVA aumenta di un punto percentuale? E che problema c’è? Con facile premonizione il costo è stato scaricato sul consumatore con un aumento percentuale ben superiore agli effetti di quell’1% di IVA. Ma su questo non sono gli unici ovviamente.

La tariffa telefonica che consente di parlare per 120 minuti al mese (Noi Tutti) con chi si vuole ad un costo flat di 9.00 € mensili IVA inclusa? La portiamo a 9.50, sempre IVA inclusa, ovvio.

Ora si da’ il caso che la quota IVA al 20% di 9 € siano 1,50 € mentre con IVA al 21 si passa ad 1,57 con un aggravio quindi di 7 centesimi di euro. Portare la tariffa dell’abbonamento a 9.1 € sarebbe stato onesto e ragionevole ma suona poco tondo no?

E infine si scopre che la nota compagnia telefonica in questi giorni sta promozionando a 5 € al mese per due anni la stessa cosa ai nuovi abbonati od a chi passa a Wind cambiando gestore! Ovvio che si incentivino i nuovi ma perché per esempio premiare la fedeltà dei vecchi? Ora capisco: parte della promozione deve essere pagata da qualcuno, e chi se non i vecchi abbonati?

E non mi si dica che non è così che funziona perché è proprio così invece che funziona! Sempre nel nostro didietro con la sabbia e col catrame!

PS) e non dimentichiamo che ci fanno ancora pagare gli sms!

Mal…costume

27052012

Non so a voi ma ogni volta che mi trovo davanti a vetrine di questo tipo è come se in una delle mani si materializzasse un grande e pesante mattone e tanta voglia di…passare dalla parte del torto oltre che passarlo al di là delle vetrina stessa!

E’ un negozio di Roma, mica l’Holliwood Boulevard di Los Angeles, di una via poi neanche tanto alla moda come potrebbero esserlo le mitiche (per i soliti noti) via Condotti o via Frattina, tutto sommato una via del tutto fuori dai soliti circuiti per romani o turisti danarosi.

Un costume da bagno da uomo ad oltre 200 €. No dico. Roba che una volta indossato non ci fai neanche il bagno nel timore che il sale dell’acqua di mare od il cloro delle piscine possa rovinarlo! E nello stesso negozio, tanto per citare in ordine sparso:

  • camicetta da donna anonimamente bianca smanicata composta da circa 30 g di seta: ca. 550 €
  • t-shirt da uomo bianca con colletto e maniche in tinta composta da circa 70g di cotone: ca. 450 €
  • blu-jeans con griffe non tra le più note ed ambite (dai soliti evasori) e strappi artisticamente composti: 400 €
  • scarpame vario andante dai 500 ai 1400 €, compreso dei sandaletti in stile fraticello d’Assisi tutt’altro che in povertà (700 €!)

e potrei andare avanti così…

Oltre al disgusto ed alla nausea generalizzati mi chiedo sempre quali potrebbero essere i contenuti delle dichiarazioni dei redditi di acquirenti e proprietari di questi negozi anche se, statisticamente, questi ultimi morti di fame guadagnano come noto mediamente meno di uno dei loro commessi. E non è che ciò sia novità recente: è storia e prassi consolidata della nostra bella repubblica(*).

Ora qualcuno mi dirà che dipende da precise leggi economiche, ma da quando in qua l’economia è legge visto che la storia ci ha più volte insegnato che i rapporti economici sono legati a fili sottili come ragnatele. C’è offerta perché qualcuno che compra quegli insulti al buon senso c’è. E a me si materializza il mattone. E non mi si parli di qualità come differenziale perché la trama di un tessuto in cotone è la medesima.

E questi negozi ahimé non soffriranno di crisi e contrazione perché il loro introito si basa su quella ridottissima minoranza di ricchi che da soli detengono la stragrande maggioranza degli averi: bastano loro poche vendite al mese per tirare a campare diversamente dalla grande distribuzione che vive di volumi notevoli e quando questi, come ora, tirano la cinghia, gli effetti sono pressoché immediati perché la prima cosa a cui si rinuncia in questi casi è proprio il superfluo o la maglietta alla moda riciclando quella dell’anno passato.

(*) Non molto tempo fa su Rai Storia ho potuto rivedere delle vecchie indagini giornalistiche sul fenomeno dell’evasione fiscale nei primi anni ‘80, poco prima e poco dopo dell’introduzione per legge dell’obbligo di emissione di scontrino o ricevuta fiscale. Sembravano girati ieri.