domenica 12 gennaio 2014

Il teorema dell’aborigeno

TEOREMA ABORIGENO

La distanza genera credulità, che quanto più un evento è lontano nello spazio tanto più ciecamente gli uomini tendono a prendere per buona qualsiasi cosa si racconti su di esso.

Questo aspetto, legato allo spazio, per estensione è facilmente riportabile anche a distanze nel tempo o nel divario conoscitivo tra un individuo e l’altro o più genericamente tra l’individuo e la conoscenza come antitesi all’ignoranza stessa.

Distanze queste molto spesso ancora più insormontabili che non quelle geografiche: un ignorante può senza dubbio riuscire ad organizzarsi per un viaggio transoceanico a visitare popoli della Melanesia ma sempre ignorante resta. Si pensi, ancora a semplice esempio, alle leggende ed alle mitologie, religioni comprese, tramandate per secoli e millenni a cui ancora la maggioranza crede od alla profonda ignoranza per cui ancora così tanti credono alle intercessioni di santi, patroni, maghi e guaritori o, per associazione di idee passando dal patrono al patronum ed i suoi clientes di romana memoria alla ingenuità con cui la maggioranza si beve le cazzate dei politici.

Il fatto fondamentale sembra essere che i mezzi di comunicazione non hanno affatto annullato lo spazio, nel senso di consentire al genere umano di riflettere in modo razionale su avvenimenti lontani: anzi, è vero il contrario.

Da quasi un secolo grazie a radio, televisione e stampa e da qualche decennio grazie da Internet oggi ci si fanno idee assurdamente errate su popoli, tradizioni, usanze e governi di cui un tempo si ignorava del tutto l'esistenza e dilagano incompetenza, ignoranza di ritorno e supponenza nel saper tutto di tutto soltanto perché lo si è letto in Internet creando un popolo di esperti; letto su Internet velocemente e spesso soffermandosi sulle figure proprio come i ragazzini pigri (e futuri ignoranti) guardano solo le figure dei fumetti che leggevano.

Insomma. Corrado Guzzanti tanti anni fa indirettamente aveva colto il senso completo di questo dato fondamentale col suo, da me ribattezzato or ora, teorema dell’aborigeno. E passando dal particolare al generale come ogni buon teorema che voglia esser parte d’una teoria, direi che il senso finale è questo: la maggioranza è aborigena e la conoscenza non avrà mai nulla da dir loro affinché possano assorbirne anche una minima parte.

Corrado Guzzanti–Aborigeno, anni 90

Una botta di culo…

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Premessa storica.

Dopo il terremoto dell’Irpina del 23 novembre 1980 per rilanciare 20 zone industriali tra Campania e Basilicata vennero stanziati 7.762 miliardi di lire (circa 8 miliardi di € del 2010). Il costo finale fu dodici volte superiore al previsto in provincia di Avellino e diciassette volte in provincia di Salerno. Secondo la relazione finale della Corte dei Conti, i costi per le infrastrutture crebbero fino a punte «di circa 27 volte rispetto a quelli previsti nelle convenzioni originarie». Il 48,5% delle concessioni industriali (146 casi) venne revocato. La Corte dei Conti accusa «la superficialità degli accertamenti e l'assenza di idonee verifiche», approvate senza «adeguatamente ponderare situazioni imprenditoriali già fragili e già originariamente minate per scarsa professionalità o nelle quali la sopravvalutazione dell'investimento, in relazione alle capacità imprenditoriali, ha portato al fallimento dell'iniziativa». Nel 2000, 76 aziende risultavano già fallite, ma solo una piccola parte dei contributi (il 21% nella provincia di Salerno) era stato recuperato. Io stesso ho visto decine di vecchie stalle abbandonate, spesso a decine di km dalla zona sismica, trasformate in lussuose ville grazie ai fondi ricevuti.

Molte altre volte (qui, qui e ancora qui ad esempio), fin dall’inizio della vicenda, ho parlato del terremoto de L’Aquila 6 aprile 2009 e l’ho fatto anche per parlare di sismologia, di geologia, di rischio e di prevenzione nel nostro paese. Paese in cui, nonostante l’ingresso nell’era moderna, nessun governante ha mai capito veramente cosa voglia dire vivere e produrre in una delle zone tra le più sismiche nel mondo e con un territorio in cui le zone veramente prive di sismicità si contano in punta di dita.

E la città abruzzese presa, non solo per la sua bellezza così adagiata sotto il gigantesco massiccio del Gran Sasso, ad esempio della miopia, dell’inettitudine, dell’incompetenza e della macroscopica imbecillità di chi potrebbe manovrare le giuste leve per fare davvero prevenzione visto che, lo ribadisco, la previsione non è percorribile; anche lo fosse comporterebbe comunque piani ben coordinati di gestione dell’emergenza, come nel caso delle zone vulcaniche (Vesuvio ed Etna tra i tanti) che, ancora una volta in Italia, sono inesistenti.

E così oltre all’assoluta mancanza di competenze e dopo aver assistito anno dopo anno alla morte della città, dove tutto è fermo fin dal 6 aprile 2009, dove nulla è stato fatto, e basta passare per i 2 km scarsi di via XX settembre per rendersi conto della stasi, ancora una volta assistiamo a quanto già visto in altre occasioni, a quei terribili e nauseanti deja vu del malaffare, della speculazione a danno degli innocenti, degli onesti e di chi ha perso da qualcosa a tutto.

E dopo aver scoperto nel 2010 che un paio di sciacalli alle 3.32 di quella notte ridevano, le proteste degli aquilani e le manganellate date loro per aver osato protestare, sembrava aver toccato il fondo. Ma al peggio non c’è mai fine si dice e così a distanza di quasi 4 anni si scopre che nulla è cambiato rispetto agli stessi metodi che in tanti altri disastri nazionali sono stati la normalità. La corruzione fatta sistema dopo aver definito il terremoto un colpo di culo, un’occasione d’oro per mettere le mani sui milioni di euro che sarebbero arrivati.

Mani sulle gare d’appalto per lavori di ricostruzione mai iniziati, tangenti su milioni di euro versati per innalzare recinzioni di plastica e sulla carta chiamarle cantieri, sulla costruzione delle famose unità abitative ultra moderne fatte realizzare da Berlusconi e dalle sue imprese in tempi record senza però avvisare gli occupanti che passata l’emergenza avrebbero dovuto comprarsele! E pur se l’emergenza non sembra aver fine le richieste di soldi sono già arrivate costringendo centinaia di famiglie a tornare nei container o ad arrangiarsi in proprio.

Eppure sembrerebbe che molto sia stato già fatto ed io stesso su queste pagine ho messo in evidenza come non tutto è ripristinabile esattamente com’era, che non tutti i campanili od i palazzi storici devono necessariamente avere finanziamenti se non alla fine, se proprio avanzano soldi: ci sono insomma priorità evidenti. Ma in tutto questo quanto altro ancora si sarebbe potuto fare senza il malaffare sistematico?

Inutile fare gli esempi noti del Giappone che dopo il terremoto di Kobe del 1995 scoprì che c’era stato malaffare e corruzione nella costruzione dei manufatti che non sarebbero dovuti crollare e mise in galera centinaia di amministratori pubblici ed imprenditori privati; ed a nulla servirebbe ricordare ancora una volta lo stesso paese che nel giro di pochi mesi rimise in sesto tutte le infrastrutture dopo il devastante tsunami del 2011.

Dal terremoto dell’Irpina sono passati poco più di 30 anni, nel frattempo sono cadute repubbliche e cambiate intere classi dirigenti e scuole di pensiero. Ma in questi casi ancora una volta il risultato sembra il medesimo a ricordarci che non sono criminalità e malaffare a creare cattivi amministratori ma è la cattiva amministrazione che attira come mosche il miele criminali e delinquenti. Nulla è cambiato ed anzi è peggiorato: si è passati dai pochi grandi burattinai che hanno fatto soldi a danno della maggioranza spartendosi ricche torte di denaro pubblico tra pochi eletti all’interno della casta ad un sistema generalizzato e diffuso dove anche l’ultimo degli uscieri comunali vuole averne parte, dove, per dirla alla Fiorito, rubbaveno tutti.

Effetto di una connivenza tutta italiana con situazioni che nascono e fioriscono dalla e con l’ignoranza: l’ignoranza, l’incompetenza e l’ignavia dantesca della stragrande maggioranza dei nostri concittadini che non hanno mai letto un libro, che l’unica cultura che ricevono è quella televisiva e che persino chi legge almeno un quotidiano ogni tanto ignora che quell’informazione è controllata e manipolata tanto da relegarci parecchio in fondo nella classifica del grado di libertà di stampa.

Un paese di ignoranti, stupidi e furbetti pronti ad approfittare di un qualsiasi vantaggio personale a scapito di chiunque sia fuori della cerchia di amici e parenti in milioni di microcosmi egoisti ed isolati che pretendono di chiamare società. La gran parte degli italiani esattamente com’era fascista la (gran parte(gran parte(gran parte(…)))) fino all’aprile del 1945 salvo sparire nel nulla fin dal mese successivo.

E tutto a breve sarà di nuovo dimenticato…beata ignoranza diceva qualcuno sapendo che così avrebbe aumentato il controllo.

E L’Aquila? L’Aquila in tutto ciò è solo un numero di morti, in questo caso piccolo, ed un numero, parecchio più grande, che indica cittadini noti solo alla statistica dei censimenti.

domenica 15 dicembre 2013

Allons enfants de la Patrie

La lettura di un lungo ed articolato post su Mentecritica, insieme a quanto recentemente ed ottimamente riportato qui mi hanno portato a fare delle considerazioni che si allacciano a quanto molte altre volte ho avuto modo di accennare su queste pagine. Devo dire che ho fatto abbastanza fatica a leggere lunghi ed articolati racconti dei cosiddetti “rivoluzionari”, fatica dovuta al fatto che spesso i contenuti diventano piuttosto banali e densi di inutile qualunquismo. Forse qualcuno è condivisibile ma in linea puramente teorica e…chiacchierona.

Non ci sarà nessuna rivoluzione. Né pacifica né violenta. Le rivoluzioni necessitano di tempo, spesso decenni, per maturare e gli eventi che le generano nascono sempre da menti illuminate che concorrono a diffondere l'idea di cambiamento. Cambiamento: la parola chiave. Ovvio che il rivoluzionario vero, popolano e ignorante per lo più, non ha la più pallida idea di quelle idee ma di una cosa è sicuro assaltando il palazzo d'Inverno o la Bastiglia: vuole che le cose cambino!

Quello che vedo intorno a me è che, improvvisamente -dov'erano 2 od anche 5 anni fa quando le condizioni erano le medesime?- appare dal nulla un gruppuscolo (esagero? 200.000 persone?) che sbraita e strilla chiedendo indietro quello che ha perso, ovvero la possibilità di consumare. Altro che rivoluzione anticapitalista, altro che rivoluzione contro l'euro assassino come lo definisce Salvini.

Questa che vedo qui intorno è solo la classica "rivoltina" di popolo incazzato a cui è stato tolto il pane o che si trova il prezzo della farina aumentato oltremodo: si scagliano una tantum contro il malcapitato fornaio di turno, ottengono promesse e sconti, ristabiliscono il com'era e tornano tutti a casa felici e contenti soprattutto se nel casino sono riusciti a mettersi in tasca qualche pagnotta a gratis.

Dopo tutto una delle stesse manifestanti ascoltata in TV giorni fa ha detto: ”sono tutti bravi a fare la rivoluzione da Facebook ma quando si tratta di venire a prendere freddo come me se ne restano a casa…”

Mi viene in mente una scena del film “Il marchese del grillo” –peccato non averla trovata su YouTube- che racconta i giorni della Repubblica Romana. La scena in cui Alberto Sordi che impersona un nobile della cerchia clericale e papalina è in carrozza con un giovane ufficiale francese membro dell’esercito inviato da Napoleone III a salvare il Papa. Nella corsa in carrozza cantano a squarcia gola "La Marsigliese” e Sordi afferma, amaro e sarcastico, “Senti che potenza, che forza ‘sta musica! Co’ questa sì che ce fai le rivoluzzioni! Noi c’avemo ‘viva er papa’…ma ‘ndo c’annamo co’ st’inno? Ar Divino Amore ar massimo c’annamo…”. O era “In nome del popolo sovrano”?

Ma quale rivoluzione! Ma tutto sommato è un bene perché le rivoluzioni, da sempre, vengono strumentalizzate, proseguono con epurazioni e sfoltimenti il più delle volte estremamente cruenti e non guardano in faccia nessuno. Altrimenti che rivoluzioni sarebbero?

 

Colonna sonora di “In nome del popolo sovrano”.

Non vorrei concludere con amarezza ma non posso fare a meno di pensare a quando Ennio Flaiano, negli anni '70, affermava che gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura.

sabato 14 dicembre 2013

Abilitazioni diversamente abilitanti

Scusate il gioco di parole con i diversamente abili, aka handicappati, ma in questo momento del politically correct non me ne può fregare di meno visto che la cosa interessa proprio la formazione di quelle persone che dovranno occuparsi proprio del sostegno necessario ad evitare le discriminazioni che fino a non molto tempo fa tenevano i ragazzi fuori dalla scuola!

Chiuso il capitolo TFA per consentire a 12.000 persone in Italia di conseguire l’agognata abilitazione, figlia compresa,  al termine di una rigorosa selezione e di un corso costati tempo e denaro salvo poi rivelarsi pressoché inutili vista la miopia dell’attuale ministro Carrozza. Vista la carenza di insegnanti (si parla di migliaia di cattedre necessarie) in grado di esercitare il sostegno ad alunni od alunne con disabilità di vario tipo è stato aperto non molto tempo fa quello del cosiddetto Corso di specializzazione per il sostegno. Una specie di TFA comunque.

E allora sotto con le varie università che si propongono come sedi per i test e quindi formative: della serie intanto iniziamo ad incassare dai 100 ai 200 € per ogni candidato solo per essere ammessi alla preselezione con i soliti quiz a risposta multipla, spesso sbagliati nella formulazione delle domande. Poi come d’uso, scritti ed orali.

E tra gli atenei anche università non statali che sono state regolarmente autorizzate dal MIUR a mettere a disposizione un certo numero di posti in base alle esigenze regionali.

Il buongiorno si vede dal mattino si dice. E questo è il mattino dei risultati della LUSPIO (oggi UNINT), una delle private di cui sopra che ha messo a disposizione un certo numero di posti inserendo, contrariamente alle aspettative, altre sedi e c’è da chiedersi come mai tutte al meridione.

Direi che basta osservare i quadri dei risultati per rendersi conto che qualcosa stona. Prendiamo ad esempio i risultati di Roma per la secondaria superiore.

354 partecipanti, 6 ammessi. 1,7%

Confrontiamoli con Palmi.

149 partecipanti, 72 ammessi. 48,3%

Palmi? Se dovessimo dar retta alla statistica davvero è cosa nota che il livello culturale medio è direttamente proporzionale alla latitudine ergo mi sarei aspettato una diversa distribuzione percentuale.

Che dire poi di quel roboante 77% di Reggio Calabria per la secondaria di primo grado? Ora non vorrei fare del qualunquismo ma mi ci state tirando a forza!

Insomma qui la statistica somiglia proprio ai tentativi di giustificare, statisticamente ça va sans dir, i risultati delle estrazioni della trasmissione televisiva “Affarituoi” che ha già subito una condanna in primo grado mi pare!

Lascio a voi ogni altra considerazione…numerologica!!!

E non mi si dica che sono di parte perché conosco molto bene uno dei canditati trombati. Avendo questi partecipato a Roma direi che fa parte di quei 348 mega ignoranti nonostante le sue due lauree con 110 e lode! Che ci vuoi fare…

NOTA. I risultati sono disponibili agli ammessi al gruppo chiuso di Facebook “Causa alla Luspio per il test…”

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domenica 24 novembre 2013

Fisica e metafisica

"Come le linee, così gli amori obliqui
in ogni angolo possono salutarsi
ma i nostri, davvero così paralleli,
sebbene infiniti non possono mai incontrarsi

ANDREW MARVELL, Definition of Love

In realtà questa visione euclidea, in senso geometrico, delle relazioni umane viene suparata di gran lunga in fantasia (fantasia?) e bellezza da quest'altra storia:

Lei disse: “Dimmi qualcosa di bello”
Lui rispose: “ (∂ + m) ψ = 0 ”

L’equazione sopra è quella di Paul Dirac, fisico e matematico ed uno dei fondatori della meccanica quantistica ed è una delle più belle equazione conosciute della fisica.

Grazie a questa si descrive il fenomeno dell’entanglement quantistico, che in pratica afferma che se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possiamo più descriverli come due sistemi distinti, ma in qualche modo sottile diventano un unico sistema. Quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce.

Molto bello ma…(*)

Molto si è detto sul ruolo che la «bellezza» od altri criteri estetici come l’«eleganza» o l’«economia» svolgono nella concezione che il fisico ha della natura; ma perlopiù le testimonianze sono di molto posteriori al processo creativo e viziate di romanticismo.

Freeman Dyson, un altro fisico e matematico con un ruolo fondamentale nella fisica dei quanti, ha un’opinione interessante in proposito e sostiene che le ricerche più importanti di Dirac ed Einstein non furono orientate da considerazioni di carattere estetico, ma dall’esperimento. Anzi, quando essi si fecero guidare dalla ricerca della bellezza nella formulazione delle loro equazioni, i loro contributi scientifici utili cessarono.

Un’altra interessante osservazione sull’aspetto estetico della teoria di Einstein fu proposta dal fisico sperimentale e filosofo operazionalista Percy Bridgman che in un suo libro considera come una pericolosa deviazione metafisica la ricerca di equazioni «belle».

Scrive infatti: «Avverto la presenza attiva di un elemento metafisico nell’atteggiamento di molti cosmologi nei confronti della matematica. Con l’aggettivo ‘metafisico’ mi riferisco all’assunto dell’«esistenza» di asserzioni valide per le quali non può esserci un controllo operazionale … In ogni caso definirei metafisica la convinzione che l’universo sia organizzato su principi matematici esatti ed il suo corollario che sia possibile per gli esseri umani, mediante un fortunato tour de force, formulare tali principi. Credo che questo sia il senso del sentimentalismo di molti cosmologi nei confronti delle equazioni differenziali di Einstein della teoria della relatività generalizzata. Infatti, quando, conversando con un eminente cosmologo, gli ho chiesto perché non abbandoni le equazioni di Einstein se gli creano tanti problemi, mi sono sentito rispondere che una cosa simile è impensabile, che esse sono le uniche cose di cui siamo realmente sicuri».

(*) estratto da parti del libro di John D. Barrows ‘Da zero a infinito. La grande storia del nulla’

Le Colonne di San Pietro

 005L’evoluzione del paesaggio dal punto di vista geomorfologico dipende strettamente dal continuo alternarsi di azioni dovute alle forze cosiddette endogene ed a quelle esogene: semplificando, le prime agiscono dall’interno della Terra agiscono a sollevare od affondare blocchi di crosta terrestre, che creano vulcani (proprio in questi giorni un esempio) ed altro ancora e le seconde sono dovute al continuo processo di erosione dovuto essenzialmente all’azione dell’acqua, del gelo, della temperatura e della gravità. Il tutto che tende verso lo stato di minima energia ovvero una bella pianura! A questo va ovviamente affiancata la presenza della biosfera (tutti gli esseri viventi batteri compresi) e gli effetti nefasti del genere umano negli ultimi due secoli, entrambi i fattori non da poco.

Quello che è successo a seguito dell’ennesima tempesta ai famosi faraglioni dell’Isola di San Pietro fa parte di questo processo. Posti sulla costa settentrionale della Sardegna si sono formati proprio grazie alla continua azione erosiva che mare e vento esercitano sulle rocce vulcaniche di quella regione. Chi non è rimasto colpito dalla varietà di forme che il vento è riuscito a scolpire e modellare da quelle parti? E così come nel corso di decine e spesso centinaia di migliaia di anni vento e mare hanno dato forma a quelle scogliere ed ai suoi faraglioni gli stessi agenti giorni ne hanno abbattuto uno. Dopo tutto basta guardare cosa c’è loro intorno per farsi un’idea precisa che quelle colonne sono l’eccezione ancora fortuitamente in piedi.

E il sindaco cavalcando l’onda populista ha promesso che il valore del simbolo di quest’isoletta è talmente grande che il faraglione va ricostruito…e non aggiungo altro.

Abbiamo un paese da decenni ed in maniera ormai per me irreparabilmente dissestato, una situazione idrogeologica, geologica ed ambientale da terzo mondo, una città come L’Aquila colpita da un terremoto quasi 5 anni fa (!) che è tuttora abbandonata a sé stessa e dobbiamo ascoltare dichiarazioni del genere e la maggioranza dei media che danno loro seguito.

Che amarezza…

PS) sul ciclone che ha provocato l’alluvione e le ennesime morti evitabili non mi pronuncio. Questo blog è pieno di articoli sull’Italia che affoga ogni autunno.

sabato 16 novembre 2013

St(r)age degli innocenti

Qualche anno fa ricordo un servizio, di quelli che lì per lì scatenano reazioni al limite del terrorismo ma che altrettanto rapidamente si dimenticano così come una mente sana dimentica i traumi violenti. Come quelli di Report per capirci.

Parlava degli impiegati di (alcuni) call center come de i nuovi schiavi. Non so se nel frattempo le cose siano migliorate o se quel servizio citava provocatoriamente aziende al limite della legalità ma avendo una figlia che ha lavorato dopo la laurea magistrale (sorvoliamo…) per quasi due anni in uno di questi centri posso dire che qualcosa in tasca se lo è messo; e tutto sommato mi sembrava proporzionale alla quantità ed alla qualità del lavoro e con regolare (a risorvoliamo…) co.co.pro. (parliamo di circa 400 € al mese per un impegno di circa 20 ore settimanali distribuite più o meno a suo piacimento in orario base).

Nonostante il vocabolo francese da cui deriva la categoria, francese che sembra sempre ingentilire anche gli insulti, una categoria di schiavi sono gli stagisti.

Sempre grazie alla suddetta figlia od a sua sorella sono a conoscenza di racconti che mi vengono dalla moltitudine di amici ed amiche, spesso dai tempi delle elementari, che le circondano e di cui, per parecchi ed altrettante di loro, conosco personalmente e che, come si dice, ho visto crescere.

Ci sono tantissimi neolaureati ed altrettante sono fanciulle, molti invece dopo il diploma hanno investito in corsi di natura diversissima e parecchi sono finiti nella trappola degli stage.

Cosa occorre per fare uno stage(*)? Fortuna, molto più spesso conoscenze interne, una volontà di ferro nel sapere che si lavorerà in maniera completamente gratuita a parte rare eccezioni di rimborsi spese con cui non ti ci paghi neanche un cappuccino e tanto meno la benzina per il motorino ma, soprattutto, una dose di masochismo e sottomissione della propria dignità di notevole incisività.

Tre casi, tratti dai racconti degli amici delle figlie di cui sopra.

Lei. Dopo aver investito tre anni in un’inutile laurea triennale decide di fare un corso per chef vista la passione per la cucina in genere. Migliaia di euro di investimento in una nota scuola, centinaia di ore di pratica e studio, esami finali ed agognato titolo. Il passo successivo? Che fortuna, grida lei! Mi hanno preso a fare uno stage nel ristorante di un albergo romano parte di una famosissima catena…e ch’ho pure il rimborso spese…(ndr:…se, dell’autobus). La realtà è ben altra. Turni massacranti anche di 18 ore al giorno senza interruzioni e spesso senza mangiare se non piluccando qua e là. Settimane continuative di lavoro senza neanche una mezza giornata di pausa. Soprusi ed abusi al limite della sopportazione umana. Trattata come uno straccio lei che sperava di cimentarsi ai fornelli foss’anche per le uova strapazzate della colazione continentale costretta a scaricare le cassette di frutta e verdura o relegata a rimestare salse a vita. Per fortuna è scappata dopo un mese e mezzo.

Risposta avuta? Vai và…che dietro a te ce la fila di gente che vuole il tuo posto.

Lui. Brillante neo laureato in economia e commercio. Master in revisione dei conti viene preso per uno stage presso una nota multinazionale americana e con un rimborso di ben 120 € a settimana!!! Che culo eh? L’orario di lavoro passa immediatamente dalle 40 ore settimanali a circa 50 perché nelle prime dovrebbe fare quanto previsto dallo stage ma in realtà fa tutt’altro e nelle altre gli viene gentilmente chiesto di fermarsi a fare quanto gli impiegati regolari evitano e mollano a questo malcapitato. In due mesi che è stato lì dentro soltanto uno si è veramente mostrato un vero e proprio tutor che ha cercato di insegnargli qualcosa. Se n’è andato mandando aff… un capoccetta che di rimando lo ha pure minacciato di fargli terra bruciata intorno.

Lei. Questa è relativa ad un ente pubblico legato ad un certo ministero che non sto a citare. Dopo tre settimane di fotocopie, trasporto documenti da una stanza all’altra per interminabili corridoi (ai tempi della posta elettronica!), rapidissime pause pranzo (per lei e non per gli impiegati) spesso fatte di snack e bibita alla macchinetta si è puntualmente arrivati al beh…se tu, insomma…dipende da te, mi capisci?… delle porche avances di un tirapiedi di qualche non ben identificato deputatucolo…

Il guaio in tutto questo? E’ che nessuno di questi tre malcapitati vuole farne pubblica denuncia perché non serve a niente, tanto andato via io c’era subito un altro e via così continuando a farsi del male.

La mia anche non lo è. Ma glielo devo.

Nota doverosa: tutto ciò nel più profondo rispetto di chi al mondo è tuttora davvero schiavo come i minatori delle miniere di preziosi dell’Africa meridionale, i detenuti politici dei campi di rieducazione della Cina, i raccoglitori di pomodori delle campagne del meridione d’Italia e tanti altri ancora.

(*) Mi riferisco qui alla stragrande maggioranza degli enti, anche pubblici, o delle aziende private che esercitano questi soprusi pur sapendo che qualche onorabile eccezione esiste.