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sabato 13 ottobre 2012

Cattedre o cattedrali?

Proprio quando il ministro (tecnico e temporaneo) Profumo sembrava aver dato una smossa positiva allo stallo che da decenni e da tanti ministri bloccava in una sorta di vicolo cieco qualsiasi iniziativa ecco che dietro l’angolo il fantasma dell’imbecillità era pronto a saltar fuori.

E così dopo aver sbloccato il concorsone atteso da decenni, dopo aver abbozzato l’idea di azzerare in qualche modo il precariato esaurendo rapidamente anche ultra quarantenni precari da decenni e decretando che, eureka!, d’ora in poi si diventa insegnante solo per concorso (ma va? e cosa lo ha impedito finora?) magari preceduto da un periodo formativo di tirocinio (TFA) adesso se ne escono (generalizzo) con una minchiata stratosferica.

Portare le ore che si passano in classe, di effettiva docenza, da 18 a 24.

Questa cosa è stata proposta a più riprese nel tempo un po’ da tutti, da destra, sinistra, centro e da tutte le scilipotiche varianti recenti.

Sarebbe inutile per me convincere un non insegnate che 18 ore di insegnamento, soprattutto in certe classi, soprattutto per certi programmi e soprattutto in certe scuole o sedi, sono più che sufficienti a stancare una mente ed un corpo con livelli di dispendio energetico paragonabili a più di 40 ore terziario generico. Ma così è.

Altrettanto inutile convincere un non insegnante che a fianco a quelle 18 ore spese in cattedra ce ne sono minimo altrettante spese in riunioni, consigli, preparazione delle lezioni, aggiornamenti, correzione dei compiti (avete mai corretto 25 compiti di matematica del V scientifico? O 25 versioni di greco? O 25 compiti di elettronica di un V ITIS?). Ma così è.

Signori è faticoso. Assai(*). Provare per credere, metodo Aiazzone. La mia testimonianza conta molto poco ma i miei due centesimi li metto lo stesso: l’ho fatto per quasi 10 anni e mi stanco molto meno adesso.

Ma la minchiata più grande sta nel bilancio di chi resta e di chi dovrebbe entrare. Aumentare le ore di cattedra a 24 taglierebbe altre decine di migliaia di posti di lavoro così come anni fa una stramaledetta riforma tagliò via intere materie dai curricula di studio senza curarsi delle persone che c’erano dietro.

Tanto per fare un esempio se per fare una cattedra completa di scienze o di fisica al liceo occorrono almeno 8 classi portando a 24 ore le dovute dal docente di classi ce ne vorrebbero 12…e quindi meno necessità di insegnanti!

Qualcuno due conti se l’è fatti e il risultato è che se consideriamo che con l'aumento delle ore lavorative si perderanno circa 25/30.000 cattedre e i posti previsti per le immissioni in ruolo per i prossimi due anni sono esattamente 25.000 di conseguenza si va a zero. Non verranno immessi in ruolo neppure i docenti iscritti nelle graduatorie! Non è imbecillità questa?

E allora? Dobbiamo regolarizzare i precari aventi diritto e tagliamo sui posti disponibili?

La cosa ancora più imbecille è che, nonostante centinaia di migliaia di insegnati hanno il contratto bloccato da anni, non hanno percepito neanche gli scatti dovuti, hanno visto loro erodere lo stipendio da addizionali comunali e regionali varie (e sennò er poro Fiorito il SUV come se lo comprava?) è stato detto: “Più ore di cattedra in cambio di più ferie”. 45 giorni si dice, anziché 30.

Ma come? Non s’era vietato ai dipendenti pubblici di monetizzare le ferie non godute? Ora che le monetizza il governo a proprio vantaggio va bene? E’ quasi ridicolo se non fosse tragico.

E poi le ferie gli insegnanti possono fruirle solo d’estate, in periodi di sospensione della didattica.

Ironizzando: ma se lo sanno tutti che gli insegnanti per tre mesi non fanno una minchia…ma che ci fanno di questi altri 15 giorni visto che l’estate è già tutta presa?!?

Qui da noi ogni volta che si parla di cattedre sembra proprio che si debbano affrontare le stesse difficoltà che nel medioevo avevano per tirar su cattedrali. Loro, almeno, ci riuscivano.

(*) diamo per scontato che si faccia il proprio dovere.

domenica 13 marzo 2011

Pubblica distruzione



Siamo alle solite...
Mariastella Gelmini ha perso un'altra occasione...per tacere.
Dovremmo ormai essere assuefatti alle sue sparate ma oggi, all'indomani del C-Day, non ha perso occasione per dirne una delle sue.

http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/1003014/gelminiincoerente-chi-va-in-piazza.shtml?1#page

"Molti di quelli scesi in piazza per la scuola pubblica poi mandano i figli alle paritarie". E' l'accusa lanciata dal ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. "La trovo una incongruenza e forse vuol dire che non hanno poi tutta questa fiducia nella scuola pubblica", ha detto il ministro che ha difeso la sua politica di austerity: "Ho tagliato solo gli sprechi".

"Gli insegnanti sono troppi""Gli insegnanti sono troppi rispetto al bisogno in Italia: lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, intervistata a "Che tempo che fa". ''Gli insegnanti sono pagati pochissimo - ha detto - perché sono troppi'', sono un quantitativo ''superiore al fabbisogno''.

Gelmini ha ricordato che chi insegna in una scuola superiore con 15 anni di anzianita' in Italia prende circa 20 mila euro in meno di un collega tedesco. ''Dobbiamo pagarli adeguatamente - ha sottolineato - ma se cresce il numero all'infinito sono proletarizzati''.

Ho insegnato nove anni in una popolosa scuola cosiddetta cattolica paritaria legalmente riconosciuta, una di quelle per mia fortuna didatticamente valide dove non vigeva nepotismo né pressioni da parte del collegio direttivo (preti): un plesso scolastico con tanto di elementari che facevano da fucina alle tre sezioni delle medie e queste che alimentavano annualmente una sezione di liceo classico ed una di scientifico. Autoalimentata o quasi.

Ma credetemi, per quanto non tutti i genitori appartenessero a categorie snob ed abbienti, non ne ricordo uno che sarebbe stato disposto a scendere in piazza per qualcosa, e intendo per qualsiasi cosa.

Non era (è) nel loro DNA e per quanto all'epoca facesse notizia il movimento studentesco pubblico de "la pantera" genitori e studenti di quei licei dove insegnavo non avevano né la voglia né le motivazioni per scendere in piazza in antitesi alla loro scelta paritaria, scelta dovuta non solo a motivi legati ai timori che la pubblica desse loro (impreparazione, caos, indisciplina, ambiente ecc) ma soprattutto alla loro coscienza tranquilla nel sapere che lasciando il figlio a scuola lì l'avrebbero trovato al loro ritorno.

Quindi ripeto che quanto ha detto la Gelmini non è plausibile né credibile: è solo la solita demagogia.

E la seconda sparata, apparentemente slegata è invece più che attinente con quanto accadeva (e accade) nelle scuole paritarie. All'epoca, e ancor oggi è così, dato che i bilanci delle scuole private attingono solo a quanto incassano dalle rette pagate dai singoli studenti avevamo in classe mediamente da 30 a 35 studenti, al limite della normativa pubblica del ministero. Chi ha insegnato o insegna sa cosa voglia dire avere tanti alunni in una sola classe...

Se i professori sono stati troppi negli anni '70, infornati da dozzine di corsi abilitanti che hanno rifilato cattedre di ruolo a migliaia di proletarizzati o sindacalizzati vorrei solo ricordare che quei 25-40 enni di allora sono già in pensione da un pezzo o stanno per andarci! E quindi il numero dei professori non è affatto diverso, in proporzione, a quanto esistente nella Germania da lei citata!

domenica 7 febbraio 2010

La scuola è (davvero) finita



Sì è finita, ancora una volta nelle mani sbagliate.

Visto che giocano tutti per lo stesso presidente avrà forse voluto fare un po' di pubblicità alla trasmissione "Saranno famosi"; o forse avrà voluto far credere ai futuri omologatissimi elettori che ognuno di loro potrà sperare di diventare appunto famoso con una scuola apposita. Comunque stiano le cose ciò che mi ha lasciato piuttosto perplesso delle novità della riforma dell'onerevole ministra Maria Stella Gelmini è l'istituzione del cosiddetto "Liceo Coreutico e Musicale".

A parte che ho dovuto scomodare un dizionario per scoprire che diavolo vuol dire coreutico ciò a cui ho immediatamente pensato è che se un professionista vero della musica impiega minimo un decennio (con 8 ore di studio al giorno su una tastiera o con un archetto in mano) molto improbabilmente riuscirà a campare d'arte (vissi d'arte vissi d'amore lasciamolo a Puccini!) figuriamoci un siffatto diplomato...per non parlare della coreutica che sarà senz'altro utilissima a saltare, pardon, ballare sulle altalenanti note del futuro!

Molti saranno stati tratti in inganno leggendo che questo liceo altro non è che il Conservatorio ritargato. Errore! Tanto per cominciare al Conservatorio non si fa danza e poi si entra con esame di ammissione selettivo e difficilissimo non prima di aver studiato privatamente parecchi anni (è infatti a numero chiuso) e invece questo liceo statale in quanto tale aperto a chiunque lo voglia purché in possesso di licenza media. Prosit!

Da decenni avevamo già due licei "inutili": il classico e lo scientifico. Comunque non del tutto ma atti come minimo a fornire una (im)preparazione di base (in)utile per affrontare temi universitari di settore indirizzati vuoi su materie umanistiche piuttosto che scientifiche spinti dalla propria attitudine con tutte le dovute eccezioni e sfumature. Per esempio ai miei tempi si diceva che per fare medicina fosse il classico l'ideale liceo; ora ne comprendo le ragioni: perché medicina non è una scienza .

Ovviamente l'università era altrettanto aperta anche a diplomati provenienti da ogni ordine e grado di scuola del regno...pardon, dello stato.

E per tutti successi od insuccessi sarebbero (sono) stati dettati solo ed esclusivamente dalle indoli personali non certo dalla scuola di provenienza pur riconoscendo un minimo grado di facilitazione solo per alcune materie propedeutiche.

A questi due licei possiamo certo affiancare da sempre anche il famoso Liceo Artistico ma che comunque metteva in grado gli studenti a tener in mano una matita od un pennello aprendo loro orizzonti culturali ed ambiti universitari diversi per gli altri.

E i mitici ITIS (non consideratemi di parte, essendo io stesso un ex liceale, scientifico). Decine e decine di ore settimanali di studio e laboratorio. Studio non meno complesso dei licei e faticose ore di pratica. Al termine dei 5 anni con la certezza almeno di saper fare qualcosa anche se non del tutto pronti per la realtà del mondo del lavoro.

E i professionali? Che con questa riforma sono stati smembrati e snaturati in qualcosa di oscuro, più oscuro delle assurde lauree 3+2. Che cavolo vuol dire 2+2+1 con due biennii ed un ultimo anno abilitante per l'università ma non per tutte le facoltà? Perché stroncare dall'inizio eventuali cambiamenti di tendenza di uno studente?

E come ciliegina sulla torta la nostra mary star ha pensato bene che visto che le ore da 50 minuti (in realtà 55 nei licei!) sono "finte" ha deciso di portarle ad ore di 60 minuti dimenticando un piccolo particolare. Da sempre gli addetti alla compilazione dell'orario settimanale si addannano ad incastrare professori e materie nella matrice orario/settimana. E con ore da 50 minuti hanno indubbiamente a disposizione un certo numero di unità didattiche. Ora, posto che le 36 indicate dalla Gelmini come troppe volendo portarle a 32, vorrei proprio sapere quando saranno erogate le 4 unità didattiche a settimana mancanti...nei campeggi estivi istituiti per legge scimmiottando gli americani?

Ma è ovvio che la fonte non poteva essere che l'OCSE (tirato fuori quando fa comodo) che indica che in Italia si fanno troppe ore. La Gelmini ha però omesso di dire che il rapporto parla di troppe ore rispetto alla preparazione effettiva ed efficace dei nostri studenti e, ovviamente, vista la premessa che fa? Tagliamo le ore no?!? Monsieur de Lapalisse era un dilettante in confronto. Lo stesso rapporto poi dichiara vincente la Finlandia. Signori, non vorrei esser scambiato per "antico" e "campanilista" ma non mi risultano storicamente (non ho pretesa di parlare del presente) illustri esempi d'arte, cultura, scienza e chi più ne ha più ne metta da parte dei nostri concittadini (europei) finlandesi!

Una cosa mi piace(rebbe). All'ultimo anno insegnamento di una materia curricolare e non in lingua straniera. Peccato che non ci siano i docenti in grado di farlo. Ma se gli insegnanti di lingue non sanno neanche insegnare quanto dovrebbero figuriamoci uno storico che insegni storia medievale in inglese!!! Non me ne vogliano ma mi attengo alla realtà della cerchia delle mie conoscenze (figlie, nipoti e loro amici che dopo anni e anni di lingua straniera non sanno mettere insieme una frase di senso compiuto!)

Posso riconoscere l'aver correttamente individuato che da noi negli ultimi anni sono apparsi come funghi e lumache dopo la pioggia centinaia di indirizzi secondari superiori diversificati per avere chi l'uno tre ore in meno di ginnastica e due in più di esperanto e chi l'altro per esser chiuso al lunedì come i barbieri! Concordo con la ministra che c'erano trecentoventiquattrovirgolacinque licei diversi e che l'università è un altro gran casino con corsi di laurea in aramaico con sottotitoli in sanscrito.

Questa riforma mi sembra ancora più ridicola delle (mancate) altre riforme e ancora una volta il triste ed ineluttabile destino della nostra scuola è quella di non aver mai avuto una guida competente. E questa è forse la peggiore degli ultimi decenni!

La scuola è finita. Viva le vacanze!

venerdì 28 agosto 2009

Imparare o insegnare...ad insegnare

Una vecchia citazione (parecchio antica pare) recita "chi sa fa, chi non sa fare insegna, chi non sa nemmeno insegnare dirige e chi non sa neanche dirigere fa il politico" e via discorrendo. A prescindere dalla falsità intrinseca alla citazione che vorrebbe mettere in proporzione diretta incompetenza ed ascesa nella scala sociale (o lavorativa, o entrambe) -come dite? è invece vero? - ciò riporta immediatamente in tema quanto ho appena ascoltato e letto.

 

Pochi giorni fa riflettevo guarda caso sullo scempio delle nostre Università e sulla totale incompetenza di chi decide e dirige sulla scuola in genere ed ecco freschissimo l'annuncio che da domani si cambiano le regole di accesso all'insegnamento: frutto soprattutto dell'agostano lavoro della commissione di Giorgio Israel (lascio ai miei lettori capire da soli che tipo sia rimandandoli al suo blog). Che questo agosto sia stato particolarmente caldo, con afa opprimente, ce ne siamo accorti tutti ma gli effetti si saranno particolarmente sentiti anche nei corridoi del MIUR in Viale Trastevere a Roma.

Riassumo come entreranno nella scuola i prossimi insegnanti: laurea magistrale apposita, a cui si accederà con un altro esame di ammissione ad un numero chiuso deciso in base alle esigenze d'organico (???), un anno di tirocinio formativo mirato non già a ripetere quanto già studiato (vedi le SSIS) ma soprattutto a laboratorio, metodologia didattica e, che te lo dico a fare, nuove tecnologie e più inglese! (ah! le care vecchie '3i' del primo governo Berlusconi che tornano!!!).

Forse pochi ricorderanno la mia diretta esperienza di insegnante di liceo se pur di breve entità (circa 8 anni) direi intesa vista l'allora mia giovanissima età (ho iniziato appena 25enne, un anno dopo la mia laurea) ma posso contare comunque sulle testimonianze dirette di mia moglie, insegnante da 26 anni, di mio cognato, da oltre 30 anni, di un carissimo zio e dai racconti e dalle testimonianze dello scomparso carissimo suocero, con oltre 40 anni di carriera! Insomma, direi che ne mastico un pochino e non entrerò comunque nel merito della riforma alla quale, al più, farò in coda alcune osservazioni pratiche.

In definitiva di che si tratta? Del riciclo in altra forma del famoso anno di straordinariato: in pratica al momento dell'immissione in ruolo ogni insegnante sottostava ad un anno "di prova/formazione" sotto il vigile (ehm...) occhio di un tutor ed alla fine del quale poteva sentirsi definitivamente assunto dallo stato! Vien da sé che si tratta di una pura formalità sia per la svogliatezza dei tutor (che hanno ben altro da fare ed al massimo si limitano a dare suggerimenti d'ordine pratico e non metodologico, didattico e men che mai pedagogico!)

Insegnare ad insegnare. Chi? Come?

Che l'esperienza delle SSIS sia stata fallimentare (costosissime ed inutili) è certo ma pretendere di prendere il meglio da queste per varare questo nuovo metodo d'ingresso è tragicomico.

Come si fa insegnare ad insegnare e soprattutto come si fa ad imparare ad insegnare? Certo docenti non si nasce, si deve avere passione ed una particolare predisposizione a trasmettere conoscenza, a suscitare interesse anche qualora si parlasse di argomenti banali, quasi come i potentissimi oratori maestri d'eloquenza -sto ironizzando ovvio- della antica civiltà romana. Ma senza arrivare a ciò è anche possibile che insegnanti ci si diventi soprattutto con la praticaccia e l'esperienza e, ahimé, tutor o non tutor, corsi o non corsi, ci saranno sempre dei pessimi insegnanti! E degli ottimi e validissimi ovviamente...nonostante gli stipendi miserabili...ovviamente!

Le considerazioni d'ordine pratico: chi stabilirà le esigenze d'organico che apriranno la strada dell'anno di tirocinio ai possibili insegnanti e che dovranno sostenere l'ennesima prova? In base a quale criterio verranno selezionati i docenti dei...docenti? Chi controllerà i controllori insomma? E i precari che ogni anno da decenni affollano in questo periodo le stanze dei provveditorati in attesa della agognata supplenza annuale? Ce ne sono in questo stato anche di ultra quarantenni che da un paio di decenni vanno avanti così. Più tirocinio di questo!!! Si dovranno pur "sistemare" o li mandiamo tutti a casa facendoli scavalcare dallo studente neolaureato che ha fatto il tirocinio? Volete la guerra?

Se tanto mi da' tanto i primi insegnanti che potrebbero entrare nel mondo della scuola a seguito dell'attuale proposta lo faranno nel 2028...e nel frattempo chissà quante altre Gelmini ci toccheranno!

Meno male che qui a Roma ci pensa già il vernacolo a fare una gran confusione tra imparare ed insegnare..."e mo' chi m'o 'mpara?"

mercoledì 1 ottobre 2008

Parole e profezie. Come sarà la scuola.

 

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. La fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito.

Era Piero Calamandrei. Era il 1950.

Erano parole. O -più precisamente- era una profezia.