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lunedì 1 agosto 2011

Östalgie




Film molto belli come "Goodbye Lenin" o "Le vite degli altri" ci hanno raccontato degli anni in cui nascere e vivere da una parte piuttosto che dall'altra assumeva significati drammatici. E quanti libri, libercoli, filmoni e filmacci hanno ricamato trame e contesti intorno al muro, ai recinti di filo spinato, al "Check Point Charlie"?

Eppure leggere oggi quanto riportato ieri sulle pagine del Corriere.it è a dir poco esilarante tanto quanto ripensare all'ironia di "Totò e Peppino divisi a Berlino".

Insomma, per i poliziotti della famigerata STASI (Ministero per la sicurezza dello stato), la polizia di stato della Germania Est, si effetuavano corsi di camuffamento con metodi e risultati del migliore ispettore Cluseau della saga de "La pantera rosa" di Edwards, con lo strepitoso Peter Sellers.

Immancabili i baffi e gli occhialoni scuri, tutti rigorosamente made in DDR, dello stesso tipo di quelli portati dai membri della nomenKlatura ovviamente!

Eppure sono stati decenni drammatici, con migliaia di morti dove fin dall'inizio foto come questa facevano il giro del mondo (un Vopos, un poliziotto della DDR, salta il filo spinato verso "la libertà" che prima della costruzione del muro rappresentava il confine tra Berlino Est ed il settore Ovest)







Nota sul titolo - Östalgie è il termine usato dai berlinesi nostalgici dei bei tempi andati della Trabant. Un termine parafrasato da "Öst", est, e "Nostalgie

venerdì 20 maggio 2011

Sgarbi's flop. Anche le capre pensano


Sgarbi's flop. Anche le capre pensano

Ogni tanto una buona notizia.

Sgarbi ha fatto flop nonostante tutta quella aggressività machista che dimostra con chiunque e dovunque. Dopo tutto basta un frammento dove si vede come costui non si smentisca perorando i sostenitori, me compreso, della causa che vuole che sia pagato per farlo.

E così dopo che anche Ferrara l'eclettico voltagabbana è stato schifato dai più a botte di zapping anche il bellicapelli nazionale ha preso una sonora legnata. Era ora. Che poi tornando a giulianone come fai a fidarti delle parole di uno che pesa più di 150 kg? Se penso che s'era candidato sindaco di Roma...

Insomma la prima puntata di "Adesso ci tocca anche Sgarbi" è stata anche l'ultima. Cancellata per mancanza di ascolti e con Sgarbi concorde: e certo! I 250.000 € a puntata li prenderà comunque, ed avrebbero dovuto essere sette.

Cancellato anche se, mi duole dirlo, in parte anche per il fatto che la maggioranza dei miei concittadini non possiede quel minimo grado di comprendonio necessario a capire fino in fondo la sintassi e la semantica del ferrarese: in altre parole, la maggioranza dopo trenta secondi di monologo avrà cambiato canale dicendo "e che due cojoni" e ben pochi hanno resistito masochisticamente come me proprio nella speranza di vederlo cadere.

Ma, giubilo!, così è stato. Ad un certo punto era evidente che annaspava arramipicandosi sugli specchi della sua tronfietà e basta leggere alcune sue dichiarazioni a posteriori per averne conferma. E non perché come ha detto, pur di dare della "capra" a priori a tutti tranne lui ovviamente, noi italiani preferiamo "Chi l'ha visto" ad argomenti quali quelli altisonanti di arte, religione, ambiente e dignità ma perché, per fortuna, oltre alla maggioranza che ha cambiato canale annoiata ce n'è un'altra parte, consistente e resistente, che non vuole che quei discorsi vengano da quel genere di pulpito, perché sa che sono tesi esclusivamente ad acquisire potere e voti per mantenerlo intatto (esempio banale quello di Sgarbi sindaco di Salemi? E che c'azzecca?!?).

E la prova è che quando quei discorsi vengono dai giusti referenti gli ascolti ci sono.

giovedì 11 novembre 2010

Inutile FAO

Il 7 marzo 1985 usciva "We are the world (we are the children)" su iniziativa di Quincy Jackson, musicato da Michael Jackson e su un'idea di Lionel Ritchie. Un brano che avrebbe ben presto fatto il giro del mondo e con tutti i proventi destinati ad aiuti umanitari nell'ambito della iniziativa chiamata "USA for Africa".

Rientrando da Fabriano ieri sera ho avuto l'occasione di riascoltarlo e stavo riflettendo come in 25 anni non sia cambiato nulla ed anzi la situazione sia drammaticamente peggiorata e riferendoci alla sola Africa, senza quindi contare le vastissime aree di fame e malnutrizione endemiche in Asia od in Sud America.

25 anni è un periodo enorme soprattutto se comparato al tasso di crescita di qualsiasi altro settore tecnologico o semplicemente socio-economico col quale si muove il pianeta. In 25 anni anziché leggere di un leggero miglioramento di alcune aree del pianeta si legge di peggioramenti. Il numero di persone che ogni hanno muoiono di fame è in crescita, quando ero ragazzo rimasi colpito profondamente dal sapere che ogni pochi secondi un bambino al di sotto dei 5 anni muore di stenti (tic, tac, tic...ne è morto un altro! Qualcosa come 200.000.000 ogni anno!!!) e la cosa è peggiorata.

E la FAO ancora una volta quest'anno ha presentato il suo inutilissimo rapporto (altrettanto inutile quello dell'anno scorso!) pubblicizzato da un enorme poster che pende sul Viale Aventino qui a Roma dove di fronte alla cifra di (almeno) 1.000.000.000 di persone che patiscono la fame cronica ogni anno rischiando di morire appare la scritta "I'm mad as hell", idioma inglese per "infuriato".

Infuriato? IO, e come me molti altri, siamo incazzati come bestie incazzate per l'inutilità di queste organizzazioni e l'assoluta inerzia che mostrano nel esercitare pressioni nei confronti dei governi, proprio quegli stessi governi dai quali dipendono facendo finta di sputare nel piatto in cui mangiano e chiedendo a noi di firmare la petizione affinché si faccia pressione per sensibilizzare i governi dei paesi dove si mangia non per uno, né per due ma addirittura per 10 rispetto a quanto hanno a disposizione i poveri della terra.

In 25 anni nulla è cambiato e peggio che mai neanche in 50 ed oltre anni che esistono questi organismi passati immuni da cambiamenti radicali avvenuti all'interno dei paesi che li hanno generati. In 25 anni o poco più il mondo ha avuto due guerre mondiali con decine di milioni di morti, in molto meno di 25 anni il mondo occidentale così come lo avevamo conosciuto per i 50 anni precedenti è cambiato al punto da averci fatto perdere di vista molti valori di allora ancor validi oggi. E in 25 anni quello stesso mondo non ha fatto altro che peggiorare la situazione di intere etnie che una volta erano perfettamente in grado di autosostenersi in un regime di economia dagli utili modesti ma sufficienti e che ora, vittime del guadagno incontrollato di pochi soccombono.

Altre volte su queste pagine ho avuto modo di criticare aspramente l'operato di inutili organizzazioni come la FAO o l'IFAD (qui, qui e qui) e proprio recentemente si è venuto a sapere che i soli costi dell'alloggio per il presidente dell'IFAD, il nigeriano Kanayo F. Nwanze, raggiungono la stratosferica cifra di 400.000 $ l'anno!!! Nonostante la bugiarda smentita dell'IFAD (http://www.ifad.org/governance/ifad/statement_i.htm). Se il sottoscritto col miserabile contributo di 30 € al mese all'UNICEF (ripeto, unico ente internazionale che "salvo", salvo prova contraria!) riesce a sostenere l'alimentazione di almeno 6 bambini fate il conto di quanto Kanayo possa fare autotassandosi ed "accontentandosi" di un bell'appartamento al posto del villone!!!

Ma non è solo questo che mi fa incazzare senza temere di essere ripetitivo. E' che sono nauseato da questo continuo ricorrere all'invito ad aderire ad iniziative di solidarietà rivolte a privati cittadini che se onesti contribuenti vorrebbero veder devolute davvero parte delle loro tasse in aiuti umanitari concreti. Invitare a mandare l'sms da 1 o 2 € che magari contribuisce ad arricchire lo stato della relativa quota IVA od il gestore telefonico della sua propria quota parte (!!!), invitare a sottoscrivere questa o quella campagna, questa o quella Onlus che spesso spende in pubblicità più di quanto dovrebbe invece destinare in aiuti! Le stesse Onlus nate e lasciate nascere da parte di stati inerti ed indifferenti, incapaci di realizzare anche le più semplici iniziative umanitarie e che si beano del convoglio di paccottiglia raccolto all'indomani e solo in occasione di una qualche catastrofe!

Certo. Io stesso contribuisco in vari modi (un paio di adozioni a distanza, come dicevo un piccolo aiuto attraverso l'UNICEF e qualche una tantum) ma spesso mi sembra di essere quella inutile goccia nell'oceano o di fronte ad inviti a far lo stesso sentirsi dire "non mi fido...ma sei sicuro che gli arrivino? [gli aiuti]" che poi, la maggior parte delle volte, è solo una schifosissima SCUSA per non scucire una lira e subito dopo spenderli in "gratta&vinci".

Ma nonostante questo invito chiunque mi legga a cercare di fare quanto sia di vostra capacità ed in vostra coscienza, senza porsi domande inutilmente retoriche e prive di risposte sensate perché sono le stesse fame e condizioni dei paesi del terzo e quarto mondo, o più genericamente del sud di questo nostro pianeta, ad essere insensate.




Nota: A distanza di 25 anni Jamie Fox a gennaio di quest'anno ricreò un numerosissimo gruppo di artisti, molti dei quali già presenti nel 1985, per riproporre lo stesso brano che stavolta destinava i proventi per le vittime del terremoto di Haiti. "We are the world 25 for Haiti" (qui il video).

venerdì 27 agosto 2010

L'Aquila muore. L'Aquila è morta


"L'Aquila è morta".
Queste le parole dette ai fidi centurioni quell'infausto giorno di marzo del 44 pev in occasione dell'assassinio di Giulio Cesare.

Il 19 scorso ho fatto un altro giro in moto e sono ancora una volta passato per l'Aquila. Stavolta senza perdermi come accadde a luglio a causa di strade principali chiuse per..emergenza!

Proveniendo dall'Aquila Est lungo la statale 80 e poi sulla 17 ovest che attraversa la città si superano le rotonde nuove di zecca allestite con tanto di mosaico a pietre grosse a rappresentare questo o quel simbolo (effetto G8 ovviamente, con buona pace degli isolani de La Maddalena) e si entra in città diretti su via XX settembre, quella de "La casa dello studente"...

Su in salita fino all'incrocio con la strada che fiancheggia i giardini di via Crispi e ridiscende verso la parte est della città.

Sono meno di 2 km e bastano per metterti i brividi addosso. Brividi uniti a quel nodo alla gola che ti assale quando una forte emozione si mischia ad una forte rabbia. La strada passa accanto al tristemente noto edificio de "La casa dello studente" dicevo: non lo sapevo e quello che ha attratto in quel punto la mia attenzione sono state le foto dei ragazzi morti quella notte sotto le macerie di una palazzina che non doveva crollare, quella così come tante altre. La sola vista di quella fetta rettangolare mancante nella pianta complessiva della palazzina a cui ancora si affacciano fin l'ultimo piano, porte, ballatoi, vani scala, riquadri di stanze e vite spezzate, da' il capogiro.

La strada, tristemente animata da una sorta di macabro turismo della maceria, forse inconsciamente me compreso, con gente che ci cammina e fa foto, che si sofferma a vedere i danni insieme al traffico cittadino di un giovedì pomeriggio d'agosto, nonostante l'assolata giornata da' i brividi.

Per tutta la sua lunghezza è completamente transennata su entrambi i lati: barriere alte quasi tre metri in rete d'acciao a maglia molto larga, che impediscono il passaggio di incauti pedoni sui marciapiedi; e già, cadono ogni tanto pezzi vari o possono farlo. Le palazzine, da apparentemente robusti condomini in strutture in cemento armato degli anni 60 e 70, a case forse più vecchie di un paio di decenni, sono altrettanto apparentemente sane. Ma osservate senza bisogno di gran dettagli a vista d'occhio appaiono tamponature assenti, intonaci scoppiati a mostrare tramezzi di foratini scomposti, fessure e crepe anche massicce in corrispondenza di luci di finestre, balconi semicaduti, pilastri crepati e via così fino a pilastri di base apparentemente a posto ma a cavallo di serrande di garage o negozi deformate e lesionate. INAGIBILE. E' la terribile parola per chi ha avuto vita lì dentro fino a quella notte. E sotto, lungo la strada, vetrine di esercizi commerciali, da banche a tabaccherie od umili tutto a 1 € definitivamente abbandonati.
Il motivo conduttore macabro che accompagna la vista è che quelle palazzine, quei palazzotti, quella case così come sembrano esser fatte non dovevano crollare, non avrebbero dovuto nemmeno lesionarsi!

E quelle palazzine con i fantasmi delle migliaia di famiglie che le hanno vissute sono lì, in piedi ma lesionate al punto che nessuno oserà mai anche solo pensare che forse si possono restaurare. Certo non sono mica la basilica di Colle Maggio o lo storico palazzo del comune!

E guai a gettare l'occhio nelle traverse che si arrampicano verso la sommità della città, verso il centro: lo spettacolo è ancora più desolante.

Ed in quei pochi minuti impiegati a percorrere quella strada pensavo a come potrebbe essere ricostruita una città nell'interezza del suo cuore centrale, non solo inteso come centro storico, come patrimonio artistico ma patrimonio umano da esso stesso generato ed alimentato. Quando un terremoto danneggia un piccolo centro lo si ricostruisce, non vale la pena stare a sistemare quando si fa prima a demolire del tutto. E' una questione di economia, terribile ma spietata.

Ma si può demolire una città? E quanto costerebbe ripristinarla? Che rapporto tra il valore che aveva e il valore che potrebbe avere risanandola e portandola a nuova vita?Come poterlo fare? Con quali mezzi?

E soprattutto con quali soldi? Chi si assume l'onere economico di un simile scempio?

E allora l'Aquila muore. L'Aquila è morta.
Ma contemporaneamente pensavo, di ritorno dal mio terzo viaggio in Germania, che all'alba della fine della seconda guerra mondiale, praticamente tutte le città grandi e piccole di quel paese andavano da stati quali quello del "completamente rasa al suolo" a situazioni via via meno gravi ma pur sempre drammatiche.

Eppure i tedeschi, sia all'est dominato dai russi od all'ovest sotto il controllo di americani, inglesi o francesi, si sono rimboccati le maniche e mattone per mattone, raccogliendoli dalle macerie, confrontando documenti storici, cartoline, vecchie foto e le testimonianze dei sopravvissuti, sono stati capaci di ricostruire i centri delle città esattamente com'erano prima.

A Berlino pochi mesi dopo l'aprile del 45 già circolava il primo tram, a Dresda, inutile scempio esperimento di "tempesta di fuoco" completamente devastata dal bombardamento e dall'incendio, il popolo delle macerie in due mesi aveva liberato la città ed iniziata la ricostruzione e due mesi dopo c'era già l'acqua corrente ovunque. E così Francoforte, Amburgo, Norimberga, Colonia, Stoccarda, grandi città ma anche Heidelberg, Lipsia, Ulm o Lubecca, città più piccole.

Non scrivo questo per dire che c'è sempre speranza ma proprio per distinguere, ancora una volta, che non siamo tedeschi e non sono tedeschi neanche i nostri governi il cui attuale premier, come noto a molti ma i cui tutti sono ciechi e sordi, ha soltanto saputo cavalcare l'occasione elettorale, pittare di bianco a calcina qualche muro come si faceva in Puglia sotto gli Angioini dopo una pestilenza e poi andarsene sfregandosi le mani perché qualcuno per lui avrebbe fatto affari d'oro con la borsa nera.

E l'Aquila muore. L'Aquila è morta.





COLONIA 2010COLONIA 1945


DRESDA 2010DRESDA 1945



sabato 2 gennaio 2010

Giano

BUON ANNO A TUTTI

E soprattutto a me (...) visto che per una serie di motivi il bilancio del mio è complessivamente piuttosto deprimente: a parte alcuni brevi momenti di gioia ed euforia (le vacanze, il viaggio a Parigi, la laurea di mia figlia, le scorribande in moto in ottima compagnia) il resto è stato quasi costantemente denotato da un profondo stato di apatia, con voglia di lavorare o fare sotto i piedi, con assenza di gratificazioni ed un pessimo stato d'animo, tutte cose lontanissime dal mio carattere.

Con dei continui cambiamenti d'umore passando a volte nel giro di poche ore da stati d'animo quali la tristezza o la demotivazione ad allegria ed entusiasmo. Stress? Mah..direi più semplicemente scazzo e nausea ormai incontenibili.

Il tutto aggravatosi nel Q4 (ultimo trimestre di un anno); come direbbero i markettari ovvero le persone del marketing con allusione al concetto di meretricio ben espressa dal vocabolo caro a Petrolini.

Come -spero- molti sanno il nome 'gennaio' deriva da 'Giano', una delle tante divinità romane che era rappresentato come un essere a due teste contrapposte, detto per questo bifronte proprio a simboleggiare un passaggio, un nuovo inizio, un cambiamento ed i romani si rivolgevano a questo dio ogni qual volta ad esempio dovevano intraprendere una nuova attività. Giano che guarda al nuovo anno ma che contemporaneamente guarda al passato. Se dovessi guardare indietro a quanto ho lasciato direi che dovrebbe esser buttato quasi tutto tranne, come già detto, quei rari momenti.

Cercherò quindi di guardare avanti, di concentrarmi sul cambiamento, sulle incognite del futuro o forse farei meglio a valutare le concrete presenze del presente, inteso come stato di fatto? Gli economisti si lamentano spesso della cosiddetta crescita zero, ma se ciò significasse semplicemente avere domani quanto abbiamo oggi non sarebbe forse già un gran bel vivere? Inizio a sproloquiare.

Gennaio è anche il mio mese, nel senso che alla fine di questo mese festeggerò un altro compleanno della serie degli anta...non abbastanza per cambiare titolo a questo blog comunque!

Infine, tanto per aprire l'anno in bellezza e nonostante sia perfettamente convinto che le mostruose gaffe di mister B siano studiate per distrarre l'attenzione riporto volentieri quanto appena letto.

Nello spirito di Giano guardando all'indietro per non dimenticare che, tutto sommato, c'è gente più idiota(*) del sottoscritto anche se credo, ormai rassegnato, che al peggio non c'è mai fine.

http://www.huffingtonpost.com/2009/12/23/berlusconis-blunders-a-ye_n_393191.html

(via "Il cappello del giullare")

(*) vedo idiozia, in lui come in molti come lui, soprattutto in considerazione del fatto che, potendo ritirarsi a vita privata che dir da nababbo è poco (denaro, potere, possedimenti, fanciulle e Viagra compresi!) che fa? Continua a massacrarsi di lavoro a 73 anni!!! Lavoro tra l'altro assolutamente improduttivo per i più...