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giovedì 19 settembre 2013

San Gennaro facite ‘a grazia

Festa San Gennaro

Sono appena tornato da una breve trasferta lavorativa a Napoli. E come sempre quanto riporto lo faccio con tristezza nei ricordi di quella Napoli che tanto mi piaceva ed amavo quando ci andavo col caro zio Vittorio.

Qualche altra volta su queste pagine ho avuto modo di riportare le impressioni terribili che ricavo nel vedere come mese dopo mese, amministrazione dopo amministrazione, nulla cambi nella china, lenta ed inesorabile, che la città ed i suoi cittadini hanno imboccato: quella di un degrado costante che ha fatto pronunciare ad un mio collega che non era mai stato a Napoli “mi sembra di stare in qualche favelas sudamericana!”.

Ma stavolta l’idea che mi sono fatto è diversa da quella espressa a volte. Fino a poco tempo fa ritenevo che la città fosse formata da una maggioranza di persone per bene in stile “Un posto al sole”, la nota soap di RaiTre che dal 1996 fa credere al resto d’Italia che Napoli sia un posto meraviglioso. E questa maggioranza ostaggio dei cattivi.

Non sono i panni stesi, le macchine contro mano, i sensi unici violati e neanche i vicoli stretti fatiscenti e maleodoranti di un’edilizia improvvisata e arrampicata dal mare verso il Vomero e Camaldoli o Posillipo e paradossalmente non è neanche l’azione del singolo o lo stato di degrado e grigiore inesorabile degli intonaci scrostati ovunque. Ma è l’atmosfera complessiva che si percepisce che mi spingono amaramente a pensare che saranno sì in maggioranza persone per bene che nel loro angolo individualistico sono come tanti ma che tutti insieme formano quella comunità: i napoletani appunto ed il loro modus vivendi.

Durante le pause per il pranzo si chiacchierava del più e del meno con due tecnici che hanno collaborato con me e dal livello culturale decisamente basso e durante queste conversazioni è emerso ad esempio come questo essere napoletano si esprima. Uno di loro ad esempio è passato con classe dall’antico a Napoli non c’è lavoro ad una disquisizione in buona fede su come il napoletano sia specializzato nel fregare il prossimo perché, dato che appunto non c’è lavoro, impera l’arte di arrangiarsi. E queste sono cose che sentiamo da decenni. E l’altro, che evidentemente vive in una bella casetta abusiva alle pendici del Vesuvio che asseriva sicuro che il Vesuvio è morto e che è il governo che dice che è pericoloso perché li vuole mandar via senza cacciare soldi…con buona pace del vulcanologo giapponese e dei suoi avvertimenti recenti (visto che sicuramente Plinio e i calchi di Pompei sono inutili prove).

Domanda retorica. Possibile che in decenni non ci sia stato modo di risollevare Napoli ed i napoletani ad un livello analogo a quello di altre situazioni italiane che (ri)partivano dalla stessa condizione di degrado post bellico? E cito il 1945 tanto per fissare un limite al passato.

Nulla cambia ed anzi sembra quasi che esista una volontà al mantenimento se non al peggioramento. Non stiamo parlando solo delle periferie degradate, della suburra raccontata da Saviano ma anche del centro, compreso il più antico e storico, della zona delle rappresentanze governative della città. Possibile che basti entrare a Napoli ed osservare lo stato delle strade e delle case per sentirsi in un posto strano…sensazione che non si prova in nessun’altra città italiana e che non ho mai provato in nessuna delle tante città europee che ho visto?

E allora la mia conclusione è che esiste davvero questa volontà. Ed è una maggioranza di napoletani che schiaccia quei pochi rassegnati perché questo è l’unico modo per nascondersi dietro un anonima napoletanità e poter continuare a fare i loro interessi primo fra tutti l’interesse a mantenere costante la situazione. Un napoletano fuori Napoli è infatti immediatamente identificabile (un esempio: un pullman di napoletani in gita che si ferma in autogrill).

Oggi a Napoli si festeggia San Gennaro ed in milioni in tutto il mondo (da New York a Sidney)chiederanno le loro piccole grazie, tutte mirate a guadagnare qualcosa di estremamente personale ed individuale a loro esclusivo vantaggio e, volenti o nolenti, fregando qualcun altro. E questa cosa la parodiava il compianto Massimo Troisi nel 1978: trentacinque anni fa.

Che si sciolga o meno quella sostanza tissotropica che gli stolti credono essere sangue non importa, purché sia un coro di San Genna’…facite ‘a grazia!

Il tesoro di San Gennaro (sicuramente arricchito da pesanti donazioni d’origine malavitosa e camorristica) si dice valga più di quello della Corona inglese o degli zar.

Venderlo per fare qualcosa, qualsiasi cosa, no? No, perché nulla deve cambiare e nulla cambierà affinché l’antico adagio sia perpetuato: chiagne e fotte.

Mi è molto piaciuto anche quanto riportato poco fa su “Il post”.

Massimo Troisi e Lello Arena - 1978

domenica 22 gennaio 2012

Vedi Napoli e poi muori

Sono tornato a Napoli per lavoro di recente, e dovrò tornarci ancora.

Non ce l’ho con Napoli in sé ed ho alcuni amici napoletani; direi che ce l’ho con tutto ciò che rappresenta e che ha a che fare con la totale assenza di senso della collettività, del bene comune. E forse Napoli è solo uno specchio esasperato ed ingigantito della nostra coscienza nazionale, di quel che sta accadendo in questi giorni con le reazioni di fronte alle ipotesi di liberalizzazione, sensazioni riportate poco fa. Proprio come esasperate ed ingigantite sono le grida ed i pianti di disperazione delle donne napoletane ai cortei funebri.

Oltre alla solita kabul distinta da quella vera solo perché le strade hanno un po’ d’asfalto ma le stesse buche (non da mortaio fortunatamente per i napoletani) devo dire che c’è un po’ meno spazzatura concentrata ma tantissima rimane quella endemica, autoctona direi. Insomma i mezzi e gli addetti della Asia passano e puliscono ma nulla possono contro il partenopeo medio che dissemina in modalità imprevedibile. Ricordo a margine che il presidente della Asia (Raphael Rossi) nonostante il gran bel lavoro e la sua rettitudine è passato come si dice “ad altro incarico” per la tristissima vicenda di questi giorni.

Per il resto la città è la solita fetenzia ed altre volte ne ho scritto tentando di descrivere aspetti che solo vivendoli appaiono; proprio una fetenzia come dicono da quelle parti e come sempre a fronte di una minoranza di napoletani responsabili, tra cui tutti i professionisti con cui mi onoro di collaborare, il resto della città è seppellita sotto quella che ormai non è più endemica e tipicamente partenopea rassegnazione a secoli di vessazioni e soprusi ma è connivenza e menefreghismo, utilitarismo e settarismo. E non sto parlando delle periferie degradate da decenni ma anche del centro; il termine degrado inoltre mal si addice a certe realtà perché implica un processo di decadimento nel tempo mentre da quelle parti e per la maggioranza delle zone a cui mi riferisco sono nate già degradate.

Nelle parole di un collega napoletano trovo la semplice spiegazione, quasi lapalissiana, ma talmente banale da sembrare assurda pur non violando il principio di semplicità. Napoli è e così resterà perché soltanto in questo modo la maggioranza incivile e menefreghista dei suoi abitanti potrà continuare a fare il proprio comodo. Come potrebbero agire indisturbati napoletani di quella risma trapiantati a Berlino? Se la città fosse ordinata e regolata, se la maggioranza facesse il proprio dovere civico la minoranza salterebbe all’occhio e sarebbe individuabile e circoscrivibile facilmente.

Insomma l’antico chiagn ‘e fotte ancora una volta impera. Lasciamo che Napoli sia quel che è perché solo così potranno continuare a far passare inosservate le malefatte d’ogni tipo, perché nella media dell’accettazione collettiva.

A seguire una carrellata rapidissima di immagini dello stato di degrado di un ufficio pubblico, alla faccia della 626 (se fosse ordinato e regolamentato potrebbero mai permettersi la moka in archivio?) e di un edificio di centralissima strada in perfetto stile “campano non finito” con antenna parabolica ma foratino in piena vista.

domenica 2 agosto 2009

Comitato nuova Pompei


Eppure mi basta poi farmi quattro sane risate con Paolantoni, Salemme, Nino Taranto o Totò e mi passa tutto...scurdammece 'o passato, simme 'e Napule paisà...
Recentemente due episodi diversissimi tra loro hanno di nuovo concentrato la mia attenzione su Napoli e la napoletanità in genere: un documentario RAI su Napoli "sotterranea" che mi ha portato a scoprire cose assolutamente sconosciute ed estremamente interessanti ed una, se pur breve, permanenza napoletana per lavoro. In entrambi i casi ciò che più mi ha colpito è stato quanto c'è intorno a quanto di Napoli è indubbiamente unico al mondo: sia che questa unicità sia positiva piuttosto che assolutamente negativa.
Napoli è bellissima, su questo non c'è dubbio. Da me conosciuta abbastanza bene fin da bambino quando ci accompagnavo mio zio che ci andava per motivi di lavoro ha sempre trovato un posto particolare nel mio immaginario. La napoletanità poi è per me da sempre motivo di interesse e piacere: dalla letteratura al teatro, al cinema, non a caso il Totò riportato e più volte citato in questo blog.
Ma ogni volta che vedo certe immagini di Napoli,      che le vivo in prima persona, ogni volta che constato il lassismo, la trascuretezza, il degrado da un minimo ad un massimo con indicatori che rasentano l'inciviltà allora mi sovvengono le parole scherzose di alcuni miei conoscenti, napoletani, emigrati per lavoro, innamoratissimi ed attaccatissimi alla loro città: "abbiamo fondato il comitato Nuova Pompei...stiamo raccogliendo adesioni".
Anche pochi giorni fa, girando per Napoli dopo il lavoro, uscendo dalle meraviglie del Centro Direzionale dove dal 22mo piano degli uffici dove lavoravo si godeva un panorama mozzafiato di Napoli e del golfo tutto.
Passeggiando per le vie del centro a pochi passi vicoli maleodoranti, complice anche la calura estiva e l'afa opprimente. Esterni di edifici ammassati l'uno sull'altro ricoperti di croste ultradecennali di assenza di manutenzione, intonaci cadenti, improbabili pensiline trasformate in balconate ultracondonate. Ingressi in città con Eurostar da 1h15' da Roma (a breve 50 minuti) e paesaggi urbani fatti di murature in blocchetti di tufo lasciati "a giorno", selciati sconnessi, ovunque disordine, improvvisazione, abbandono, squallore. Situazioni tali, dietro l'angolo di ogni strada principale del bel centro storico, da far sì che l'assenza del casco su oltre il 90 percento degli utilizzatori di motocicli sia ormai...folklore! (compreso un attempato sessantenne su un fiammante Vespone sulla tangenziale!!!). Gli edifici (se così vogliamo chiamarli) adiacenti via (Nuova) Marina e oltre, fino alla Galleria della Vittoria, sono fatiscenti a dir poco.
Ricordo ancora uno delle ultime passeggiate a Napoli nel periodo prenatalizio durante il quale l'atmosfera in questa città è unica ed inimitabile: bastava allontanarsi poche decine di metri, magari per sbaglio, dal tracciato quasi obbligato delle vie dei presepi, da via Roma, da Corso Umberto, ai 4 palazzi o dalla scintillante via Toledo per travarsi costretti a difendersi e districarsi da nugoli di motorini incuranti dei pedoni e dove l'indice di pericolo crescente lo si fiutava a naso. E sì che ho girato più tranquillo in una New York notturna e semideserta!
Questa non è Napoli e questi non sono i napoletani veri si griderà a più voci! D'accordo anche perché di napoletani ne conosco tanti, a cominciare dal mio fidatissimo barbiere! Ma allora, chi sono gli abitanti di Napoli, che per la maggioranza creano queste situazioni? Se i protagonisti della soap "Un posto al sole" sono napoletani nella fiction e non, allora quelli che ogni volta che vado a Napoli vedo io, chi sono?
Lassismo, incuria, inciviltà, e 'bbasta che c'è 'sto sole...'bbasta che c'è 'stu mare...e che due palle! E soldi a palate continuano a piovere su quella città inghiottiti, spariti nel meandri sotterranei che da secoli mettono a rischio la stabilità stessa della superficie. Perché sempre e comunque regna imperterrito il chemm'e fotte della cartaccia gettata in terra (esempio minimale e paradossale) perché tanto qualcun altro raccoglie?
Comitato Nuova Pompei. Forse non c'è neanche bisogno di formarlo. Forse basta soltanto attendere e rendersi conto che quanto ha fatto il Vesuvio allora potrebbe rifarlo. Nessuna vittima per carità. Ma un nuovo substrato dal quale ripartire da zero.
Fortunatamente questo blog è pochissimo letto altrimenti sai che putiferio potrei scatenare.