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venerdì 15 settembre 2023

NOTE A MARGINE DEGLI EVENTI ALLUVIONALI DEL MAGGIO 2023 IN EMILIA ROMAGNA

clip_image002Con l’autunno si iniziano a temere gli effetti di eventi meteorologici estremi, a causa della naturale propensione meteorologica che vede, mediamente, piovere di più alle nostre latitudini in quel periodo dell’anno. Ed è spontaneo andare ai ricordi dei recenti episodi emiliano-romagnoli, delle alluvioni in Francia e delle cronache di queste ore del disastro, soprattutto umanitario, che ha colpito la Libia in questi giorni, e poco cambia anche considerando che in quest’ultimo caso la stragrande maggioranza delle vittime è stata dovuta al cedimento delle dighe, dighe che avrebbero dovuto proteggere Derna e sono invece state la sua rovina.

Ecco perché, a seguito della lettura di un interessante articolo, proprio relativo alle tristi cronache ambientali nazionali, l’attenzione ritorna su quel che troppo spesso viene utilizzato come alibi a coprire le necessarie azioni preventive.

Premessa

Mi scuseranno gli autori dell’articolo a cui mi sono ispirato per questa premessa: dopo tutto per raccontare dei fatti non ci sono molti modi.

In due distinti periodi dello scorso mese di maggio vaste aree dell’Emilia Romagna sono state interessate da due eventi meteorologici estremamente intensi, verificatisi in breve successione, il primo dall’1 al 3 ed il secondo il 16 al 18[1], comportando precipitazioni eccezionali, che hanno superato ampiamente la soglia dei 400 millimetri di pioggia[2]. I valori riportati dalla fitta rete di stazioni di monitoraggio pluviometrico, con dati usufruibili in tempo pressoché reale grazie ad Internet, hanno tutti registrato valori significativi. I fenomeni atmosferici hanno interessato soprattutto le zone pedemontane, collinari e pedecollinari, con quantità leggermente inferiori in pianura.

La configurazione meteorologica europea durante il mese di maggio ha subito un cambiamento sostanziale, con l'instaurarsi di anticicloni che si estendevano dall'Atlantico alla Scandinavia, mentre contemporaneamente si attestavano zone depressionarie sull'Italia e sul Mediterraneo centrale. Questa particolare configurazione ha portato un flusso frequente di precipitazioni abbondanti su gran parte della penisola, contribuendo a mitigare la preoccupante siccità che aveva afflitto sia la regione che l’intera Italia nell'ultimo anno e mezzo. Purtroppo le precipitazioni intense non contribuiscono al rifornimento dei suoli profondi e delle risorse idriche sotterranee che hanno invece bisogno di piogge più lente e costanti, nonché delle acque di fusione della neve, che ha scarseggiato sia nelle Alpi che negli Appennini durante l'ultimo inverno.

Da un altro punto di vista, sfortunatamente, questa situazione atmosferica ha portato episodi alluvionali straordinari, che hanno colpito in particolare l'Emilia orientale e la Romagna durante i cicli intensi di piogge nei due periodi di maggio indicati.

Considerazioni

Che il cambiamento climatico in atto, osservabile e misurabile ormai oltre ogni ragionevole dubbio, possa portare direttamente a fenomeni meteorologici estremi è un fatto; che i fenomeni climatici relativi alle oscillazioni di El Niño possano comportare disastri meteorologici anche a distanze enormi dal Pacifico è un altro.
Ma chiamare in causa sempre e comunque, a mo' di alibi, il cambiamento climatico sta diventando quasi una moda.

Che le precipitazioni del mese di maggio 2023 siano state del tutto eccezionali, soprattutto in termini di rapidità con cui sono andate cumulandosi e concentrandosi sul territorio, è comunque evidente dalla lettura dei dati[3]. Le piogge del mese hanno raggiunto un valore totale medio regionale di 250 mm, superiore di 175 mm rispetto al valore medio climatico (+230%), valore più alto dal 1961; anche rispetto al valore medio, l’anomalia è di circa +173 mm. A livello territoriale, si riscontrano anomalie eccezionali sulle colline e sui rilievi tra Bologna, Forlì-Cesena e Ravenna, anche lungo la costa, con picchi fino a +500% rispetto alla media 2001-2020, mentre nella parte più occidentale della regione le anomalie, pur presenti e positive, sono molto più contenute, intorno a +50%.

L’osservazione dei grafici[4] delle precipitazioni cumulate e dell’anomalia delle precipitazioni totali mensili rispetto al 2001-2020 (in mm di pioggia) sono autoesplicative.

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clip_image008L’articolo
Sul numero
3/2023 della rivista "Geologia dell'Ambiente" edita dalla SIGEA - Società Italiana di Geologia Ambientale, il primo articolo (pag. 2) ripercorre gli eventi alluvionali del maggio 2023 che interessarono l'Emilia Romagna, con danni diretti stimabili in circa 15 miliardi di euro, 15 vittime e decine di migliaia di evacuati.
Eventi eccezionali quelli dell'1-3 e del 16-18 maggio ma, come vedremo, non certamente unici o imprevedibili, né non ricordabili a memoria d'uomo, nonostante questa sia spesso molto corta.

Gli autori riportano che è bastata una semplice ricerca a tavolino di pochi giorni, condotta analizzando i documenti estratti da varie fonti pubbliche, per ritrovare dozzine di episodi alluvionali dovuti a fenomeni meteorologici intensi, episodi accompagnati da rotture degli argini di numerosi corsi d’acqua con frequenza pressoché annuale; solo nel corso del XVIII secolo il fiume Lamone (uno dei fiumi che ha rotto nel maggio 2023 allagando Faenza), ricordano le cronache, ruppe ben 22 volte in 60 anni, citando inoltre episodi del tutto analoghi a quelli di quest’anno. Il più simile nel 1939, persino nei periodi, con due episodi nel mese di maggio, caratterizzato da precipitazioni estese e fino a 400-500 mm sull’Appennino Tosco-Romagnolo che comportarono lo sconvolgimento dell’intero territorio romagnolo con associate perdita della produzione agricola, di capi di bestiame morti per annegamento e disfacimento pressoché completo della rete viaria. In definitiva, dozzine di eventi fotocopia.

Previsione, prevenzione e allertamento

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Anche soltanto intuitivamente emerge che gli episodi del maggio 2023 possono essere annoverati tra quelli possibili, anche più volte l’anno. Ciò comporta un certo grado di prevedibilità, pur considerando che molto spesso i tempi con cui si sviluppano le celle temporalesche -che danno origine ai cosiddetti downburst- sono strettissimi; ma con accurate operazioni di monitoraggio, che in questo caso non sono certamente mancate, è possibile quanto meno mitigare i danni e soprattutto consentire alla popolazione un certo grado di salvaguardia. Va detto che ARPAE emanò due bollettini di allerta per le onde fluviali di piena dapprima arancione e poi rossa per gli episodi dell’1-3 maggio e direttamente rossa per quelli del 16-18. Se così non fosse stato, come ad esempio nel 1939, le vittime e il numero di sfollati sarebbero probabilmente state molte di più.

Pur considerando che l’anomalia nelle precipitazione del maggio 2023 ha di gran lunga superato la media storica il fenomeno, con intensità minori o a volte analoghe, è storicamente conosciuto in quelle stesse regioni, e in un certo qual modo, peggiorante al crescere delle condizioni generali dovute all’aumento della antropizzazione del territorio, del conseguente incremento del consumo del suolo, dell’abbandono delle zone montane e pedemontane e della relativa cura delle aree boschive e di sottobosco, che spesso fanno da freno al deflusso delle acque meteoriche. Queste condizioni non possono che aver peggiorato o intensificato gli effetti di eventi meteorologici eccezionali, ma non unici lo si ripete, in oggetto.

 

Analisi dei dati

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Al conteggio estratto dalla lettura dell’articolo sono stati aggiunti i due episodi del 2023 per un totale di 60 episodi documentati dal 1636 al 2023, riassunti nella tabella. Per il 10 percento del totale degli episodi riportati non è noto il mese dell’accadimento e mancano inoltre riferimenti di dettaglio per le 22 esondazioni del Lamone riportate per circa 60 anni del XVIII secolo.

Da un’analisi numerica degli episodi riportati è emerso come la maggioranza degli episodi alluvionali a seguito di intense ed anomale precipitazioni, siano, come attendibile, concentrati nei periodi autunnali, mediamente da fine settembre a parte di dicembre, con una media di circa 8 episodi al mese, notoriamente più piovosi alle nostre latitudini con dei picchi in novembre (con ben 12 episodi su 60 pari al 20 percento della serie); non va però trascurata la numerosità dei mesi di maggio e gennaio, con 6 e 5 episodi rispettivamente.

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Conclusioni

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La cosa importante che emerge abbastanza chiaramente da questa analisi essenziale è che la regione non è affatto nuova ad episodi eccezionali o comunque assimilabili, con un frequenza ed una conoscenza tali, soprattutto per gli ultimi decenni, da non rendere tollerabile demandare a Giove pluvio la causa di questi disastri che ogni anno colpiscono il nostro territorio; ed altrettanto intollerabile è l’appello all’ineluttabilità degli eventi perché causati dal cambiamento climatico che ha, molto probabilmente e quasi sicuramente, un certo grado di corresponsabilità, ma non ne è certo la causa primaria. Senza per questo negare l’evidenza, lo si ribadisce, che il cambiamento è in atto e che ancora oggi, a decenni di distanza dai primi allarmi, molto poco si è fatto in termini di azioni di contrasto e soprattutto nulla si sta facendo in tema di adattamento al cambiamento consci della storia climatica del nostro pianeta e delle conseguenze che questa ha avuto sulla distribuzione di popoli e risorse. E adattamento significa anche prevenzione e, laddove possibile, previsione allo scopo di mitigare i danni di questi disastri. Il disastro emiliano-romagnolo è un ulteriore terribile test di un dissesto non soltanto territoriale, ma anche amministrativo. Sembra che a nulla siano valse le insistenze presso i governi che si sono succeduti negli anni affinché siano rafforzati i servizi tecnico-scientifici di Stato, fulcro necessario di un coordinamento delle azioni di prevenzione e di difesa del territorio. Nonostante questo la tendenza, ormai acclarata, è stata quella di delegare tutto agli enti locali senza però assisterli adeguatamente e, gravissimo ancorché endemico, quella di emarginare i servizi tecnico-scientifici di Stato e le professioni a questi associate.

Aspettando la prossima alluvione…


[1] L’articolo indica 16-17 ma i dati ARPAE (Agenzia Prevenzione Ambiente Energia Emilia Romagna) sono relativi all’intervallo 16-18.

[2] Ogni millimetro in altezza di pioggia caduta corrisponde ad un litro d’acqua per ogni metro quadro di superficie.

[3] Fonte ARPAE (Agenzia Prevenzione Ambiente Energia Emilia Romagna)

[4] Ibidem

martedì 22 novembre 2011

Il 90 percento della Calabria è a rischio idrogeologico

Sono noioso e ripetitivo. Ma cosa posso farci se ogni qual volta leggo notizie del genere mi si accappona la pelle e il mio pensiero corre al martello da geologo accuratamente conservato in cantina e lo vedo calato con forza sul cranio di ogni singolo responsabile di questo stato di cose?
Quante volte ho ripetuto con maggiore o minore determinazione argomenti simili? Tante
Che noia che barba che noia
L'Italia che affoga
Disastri naturali. Vero e falso
Facile premonizione
Ma se ghe pensu
Che il 90 per cento del territorio calabrese sia a rischio idrogeologico lo sento dire dai tempi dell’università, a cavallo tra gli anni ‘70 e gli ‘80.
E così dopo qualche altro cadavere sommerso dal solito fango assassino, dopo i soliti calcoletti da ragioniere neo diplomato che riporta quante centinaia di milioni di euro CI costerà l’ennesima alluvione il solito ritornello.
Il resto è noia, nauseante noia.

sabato 5 novembre 2011

Ma se ghe pensu


Appena una settimana fa scrivevo un triste richiamo al necrologio di un anno fa.

Ed ecco che ancora una volta mi trovo a dover confrontarmi con l'incuria secolare che devasta il nostro paese.

Inutile polemizzare con una realtà edilizia che ha costruito laddove non era possibile, con la storia dei nostri borghi, paesi e città che risale spesso a responsabili così in là nel tempo da renderli ormai immuni e condonati né tanto meno pensare di abbattere interi quartieri per rifarli altrove.

Genova è stata strappata alle montagne nei secoli, coprendo od interrando torrenti e dimenticandosi della loro esistenza.

Ma soltanto un anno fa (vedi qui) è successo in scala neanche tanto ridotta rispetto a ieri che quelle stesse zone, quegli stessi torrenti, esondassero a seguito di un fenomeno meteorologico che gli esperti annunciano e di cui avvisano da almeno 10 anni. Alle nostre latitudini tra ottobre e novembre ormai non piove più come una volta ma arrivano quelli che definiscono splash bomb, dei veri e propri gavettoni in cui piove in un'ora sola tanta acqua quanta ne arriva mediamente in tutta la stagione!

E così quanto per un terreno naturale risulta difficile far defluire diventa impossibile laddove si sia cementato ed asfaltato, ed un torrente che gonfiando esonda è come esplodesse con una pressione devastante.

Ma tutto questo è (per me ed ormai per molti) tristemente noto e spesso su queste stesse pagine ho avuto modo di...bla bla bla bla...


Anche se dovrebbero non pretendo di ricordare l'alluvione del 1970 di Genova, come l'anziana signora genovese che invece la ricorda benissimo e che ogni volta che piove un po' più del solito non apre il negozio, né pretendo di avere idee per cambiare uno stato di cose ormai irrimediabilmente fottuto ma la prima considerazione che ho avuto subito ieri, alle prime notizie di quanto stava accadendo a Genova è questa...

CON UN ANNO DI TEMPO A GENOVA NON SI E' FATTO NIENTE!!!

venerdì 28 ottobre 2011

Facile premonizione





Il 6 ottobre 2010 scrivevo:

"Ma che ve lo scrivo a fare? Forse è solo un ennesimo inutile promemoria a dimostrare, da qui al prossimo autunno, alla prossima ondata di pioggia più intensa del normale, che siamo alle solite cazzate.

Non serve neanche seppellire i morti ed aspettare la prossima: spesso ci ha già pensato il fango.

Ogni anno la Liguria affoga, ora qui ora lì, con le ennesime esondazioni dei torrenti o dei fiumi che vengono giù dritti verso il Mar Ligure."

E ancora oggi leggo titoli altisonanti ed usuali quali "FANGO ASSASSINO"...
Cazzate, un mare di cazzate. Soltanto questo ancora una volta sento e leggo.


bla bla bla...

E l'altra sera a Matrix m'è molto dispiaciuto sentire che anche Mario Tozzi ormai si è adeguato al sistema sparando altrettanto cazzate...




lunedì 25 aprile 2011

Altro che catastrofi naturali! Queste lo sono davvero!


Partiamo da qui e da notizie un po' più vecchie.

Non oserei nemmeno sognarlo che a direttore di un ente, piuttosto inutile direi, come il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) venga eletto un giorno Piergiorgio Odifreddi, sarebbe limitante ed offensivo per lui che ha ben altro da fare e potremmo rischiare di passare da un fondamentlismo all'altro , ma già Piero Angela pronto a passare lo scettro all'altresì bravo figlio Alberto sarebbe fantastico! E ci metto un'opzione di voto per Alessandro Cecchi Paone!

I discorsi nostri hanno a essere intorno al mondo sensibile e non sopra un mondo di carta diceva diversi secoli fa Galileo Galilei ed è inutile e noioso per me cercare di spiegare cosa siano la ricerca, il metodo scientifico visto che anche qualora avessi tempo per farlo alla maggioranza delle persone non basterebbe tutto il loro tempo per capirlo! Ai pochi suggerisco un bel libro che guarda caso si intitola "Il mondo di carta" di Enrico Bellone (Mondadori EST, 1976).

Purtroppo il mondo è diviso in razionali ed irrazionali, più o meno 30/70% e questa irrazionale maggioranza non capisce che giorno dopo giorno, secolo dopo secolo, stiano meglio proprio grazie al lavoro, spesso oscuro, dei razionali; e per questo la mia fatica andrebbe sprecata al 70%, decisamente troppo.

Ma se a questo si aggiunge che da inattesi ed inammissibili pulpiti personaggi come Roberto de Mattei, vice-direttore del CNR si mettano a sparare sentenze catto-popolari guidati dalla loro assoluta e fondamentalistica (cattolica appunto...che già la scelta di questo aggettivo per concilio dovrebbe far sospettare) la battaglia pur combattibile è persa a tavolino!

Un "de mattei" non deve e non può permettersi di sparare CAZZATE perché di questo si tratta! Posso anche rispettare il pensiero e la posizione teologica o spirituale volendo ma non posso assolutamente accettare un pensiero astrologico e cartomantico quale quello recentemente espresso da costui: un vice-direttore del CNR che si mette a dire e scrivere che terremoti, inondazioni, uragani e simili sono l'espressione del castigo divino.

A prescindere dalla cronaca delle fregnacce del De Mattei (la storia del terremoto di Messina del 1908, la teologia cristiana del castigo e della sofferenza per migliorarsi...mi chiedo se lo vedremo tra i battenti di Guardia Sanframondi) le dichiarazioni correttive sono quelle che rendono ancora più ridicola la notizia: il correre ad aggiustare il tiro da parte di Raniero Cantalamessa, nomen omen, portavoce, ops, predicatore del Vaticano che smentisce le affermazioni del De Mattei dicendo che non è vero.
Se c'è una cosa della dottrina cristiana che mi fa incazzare è proprio questa: quando accade qualcosa di benefico è opera divina e quando invece è una catastrofe non c'entra niente. Ma anche per le piccolissime cosucce terrene tipo quello che si schianta con la macchina e ne esce illeso è stata 'a maronna t'accumpagne mentre se ci schiatta non è punizione per i peccatacci, è che era ubriaco!
Comunque sia il correre ai ripari del predicatore è giustificabile anche considerando il fatto che prima dei vangeli così pieni di bontà la Bibbia è altrettanto piena di collera divina, catastrofi, eccidi e di un dio vendicativo e parzialissimo: o sei ebreo o crepa!

Comunque sia al Cantalamessa non è sembrato vero questo popo' di assist che gli ha passato il De Mattei ed è stato pronto ad ammonirci dicendo che comunque le catastrofi naturali siano di monito a ricordarci che per salvarci (da cosa?) tutta la tecnologia, il progresso e la tecnica (NdR: sempre di quel 30 a vantaggio anche del restante 70%) non bastano! Capirai, non gli sarà parso vero dare una botta antiscientifica di stampo oscurantistico.

Su una sola affermazione sono d'accordo: «La globalizzazione ha almeno questo effetto positivo: il dolore di un popolo diventa il dolore di tutti, suscita la solidarietà di tutti. Ci dà occasione di scoprire che siamo una sola famiglia umana, legata nel bene e nel male. Ci aiuta a superare le barriere di razza, colore e religione».

Ma per questo basta essere uomini e non necessariamente cattolici, scintoisti, ebrei, musulmani, induisti ecc ecc!

E visto che il De Mattei ha tirato fuori la minchiata dopo il terremoto giapponese mi chiedo che minchia c'entrino i giapponesi; e infatti non ce lo spiega considerando che l'unico rapporto tra giapponesi e cattolicesimo è dato dal merchandising che da qualche anno è stato tirato su per far soldi con la scusa del bambinello a Natale!

Ma De Mattei dov'era quando l'Aquila è venuta giù?

sabato 19 marzo 2011

Le patate di Viterbo, Fukushima e Roma radioattiva




Le patate di Viterbo sono radioattive.

Mezzo chilo di quelle coltivate a nord del lago di Bolsena, famose per la loro alta qualità, danno una dose di radioattività pari a quella di una lastra al torace.

E questo perché le patate in questione si coltivano e crescono in terreni di natura vulcanica che sono notoriamente naturalmente più o meno radioattivi. Anche il granito o le rocce intrusive di questa famiglia sono radioattive, e parecchio, tanto che è proibito in edilizia usare più di un certo quantitativo di granito e quando questa cosa non era nota per esempio le bellissime stazioni della metropolitana di Mosca sono più radioattive dello studio di radiologia di un ospedale.

E così molti oggi, catalizzati dalle notizie che si susseguono dal Giappone, hanno scoperto che anche Roma è parecchio radioattiva, addirittura naturalmente molto più di quanto sia misurato in questi giorni nella stessa Tokio da cui, secondo voci false e incontrollate, sarebbe iniziata un'evacuazione della popolazione (35 milioni di abitanti, tanto per essere precisi).

Ma anche qua si danno i numeri in tutti i sensi. 800 REM dichiarati come valore di fondo per Piazza San Pietro a causa del torio contenuto nella pavimentazione storica tipica di Roma (i famosi sanpietrini appunto, blocchetti di basalto ricavati da grossi giacimenti di roccia vulcanica).

Andiamo con ordine e vi rimando al sito inglese di Wikipedia per saperne di più sulle unità di misura come i Sievert ed i suoi simili.

Gli effetti della radioattività sull'uomo si misuravano in REM (dal nome dello scopritore dei raggi X, Roentgen) perché la radioattività in sé si misura invece in Becquerel (nome di un altro illustre pioniere del settore, conterraneo dei più famosi coniugi Curie, con lei talmente famosa da dare il cognome alla coppia anziché quello del marito). Il REM poi è un po' desueto ed è stato sostituito a sua volta dal Sievert (1 Sv = 100 REM), ma basta capire di cosa stiamo parlando: di effetti sulla biologia o meglio la biochimica degli essere viventi, non necessariamente dannosi.

Nell'articolo citato precedentemente e riportato in pompa magna da altri giornali, televisioni e blogger, si parla di 800 REM nell'area di Piazza San Pietro. 800 REM fanno 8 Sv e tenendo conto che la radiazione che normalmente un essere umano assorbe in un anno è di 2,5 mSv (0,0025 Sv) qualcosa non torna. O noi romani siamo fluorescenti e nessuno ce l'ha mai detto o qualcuno ha confuso i REM con i milliREM! Siamo alle solite: si danno i numeri tanto nessuno li capisce!

Che il livello di radioattività romana sia più alto della media di qualsiasi altro posto della Terra normalmente bombardato da miliardi di raggi cosmici (e radiazioni) ogni ora e sicuramente corresponsabili dell'evoluzione dei viventi è cosa nota (qui un più serio articolo) ma fare affermazioni affermazioni del genere è da criminali. E poi parlare di valori assoluti senza riferimenti temporali è altrettanto privo di senso: fare una lastra ogni tanto sicuramente ha effetti pressoché nulli ma farne una ogni giorno alla lunga fa male, e parecchio.

Se pensiamo che la fonte è tale Giorgio Prinzi, nuclearista fondamentalista convinto, non c'è speranza: e ancora una volta siamo di fronte a del sensazionalismo privo di ogni fondamento. Per far sapere agli italiani che non hanno nulla da temere è troppo difficile parlar loro con dati certi, di meteorologia planetaria ed altre sciocchezzuole del genere: si fa prima a raccontare loro la favola della Roma radioattiva con dei numeri che fanno impressione perché si sa, i prefissi "milli" non tutti li capiscono.

Insomma: nessuno sa nulla con certezza, si danno i numeri e si sparano notizie sensazionali abusando di termini quali apocalisse, disastro, episodi senza precedenti e via discorrendo. Ma quale senza precedenti? Per almeno un paio di decenni americani, russi e persino i francesi, hanno fatto esplodere ordigni nucleari con potenze decisamente superiori a quelli delle atomiche di Hiroshima e Nagasaki. E prima che ci fosse al mondo una rete capillare di satelliti e sensori capaci di registrare ogni minima variazione a migliaia di km quanti incidenti nucleari non dichiarati ci saranno stati in paesi come l'Unione Sovietica dalla quale non trapelava nulla?

La situazione è certamente tragica per i giapponesi ma è altrettanto tragico vedere il giornalismo sensazionalistico aggirarsi come avvoltoi intorno ai moribondi anziché attenersi strettamente ai fatti. Proprio in queste ore fonti ufficiali giapponesi ci dicono che il livello di radiazioni è sceso a circa 200 microSv...andate a guardare i valori di Chernobyl poco dopo l'esplosione.

Mi preoccuperei molto di più dello stato di totale abbandono della flotta di sottomarini nucleari russi privi di manutenzione da decenni che non dello stato delle centrali giapponesi in questi giorni.

mercoledì 10 novembre 2010

Disastri naturali. Vero e falso

Poco più di un anno fa scrivevo del messinese, pochi giorni fa della solita Liguria ed ecco che puntualmente con le piogge che saranno sì state abbondanti, eccezionali ma pur sempre autunnalmente normali per un paese come il nostro si scatena il salernitano, la sempiterna naufragante Calabria che da millenni con le fiumare si portava a valle colline e montagne quando ancora il bosco teneva saldi i terreni e che ora semplicemente dilava e, come se non bastasse, il Veneto affoga sottovoce visto che, sarà stato il ponte di Ognissanti, sarà stato che la gente avrà pensato che tanto son veneti, si rimboccheranno le maniche, indosseranno stivaloni da pescatore e spaleranno via il fango in un paio di giorni o sarà stato che tutta l'Italia stava dietro ai casi Ruby e della povera Sarah?

Qualunque cosa sia stata nessuno pare essersi accorto subito e in tempo che il Veneto stava annaspando tra esondazioni ed alluvioni. Tranne un oscuro centro meteo privato fatto da appassionati che almeno una settimana prima aveva iniziato a dare gli allarmi giusti: certo non si sarebbe potuto fare granché con un allerta meteo così ravvicinata ma certo parecchi danni sarebbero stati evitati.

E mettiamoci anche i due morti della Toscana.

Ma ancora una volta che ve lo scrivo a fare? Cronaca di un disastro annunciato. Inutile stare a spiegare ancora una volta che l'unica cosa naturale in tutto questo è la pioggia, è il corso dell'acqua, è la natura del terreno devastato ma è del tutto innaturale l'azione antropica che ormai da più di un secolo ignora le più elementari regole di buon senso.

Non siamo i soli in Europa comunque: a volte anche vastissime zone della Germania, della Francia o dell'Est europeo vanno sott'acqua ma in quel caso sì che si può tranquillamente e serenamente parlare di disastri naturali imprevedibili o dettati da eccezionali ondate di maltempo (come nello scorso agosto nell'est della Germania).

E come se tutto questo non fosse sufficiente, incredibile ma vero, nonostante le enormi quantità di menzogne che vengono costruite intorno a questi cosiddetti disastri ci sono interessi privati tali per cui si riescono a gonfiare i danni al fine di incassare più soldi del necessario o per farli definitivamente sparire nel nulla o forse, in massaggi? E oggi come oggi ci si aiuta anche taroccando i video ufficiali..

Come? Lascio la parola alle immagini visto che come si dice "un'immagine vale più di mille parole". Le immagini contengono materiale che può esplicitamente offendere il comune senso...della logica!!!


http://www.youtube.com/watch?v=fHOTPRhVfO8

http://www.youtube.com/watch?v=-A6JVtj3VKY

http://www.youtube.com/watch?v=5pCBF2zTz3Q


E c'è ancora gente che non crede che la Guzzanti col suo film documento "Draquila" abbia dimostrato perché si voleva trasformare la Protezione Civile in una SpA!!!

Che vergogna!!!

venerdì 27 agosto 2010

L'Aquila muore. L'Aquila è morta


"L'Aquila è morta".
Queste le parole dette ai fidi centurioni quell'infausto giorno di marzo del 44 pev in occasione dell'assassinio di Giulio Cesare.

Il 19 scorso ho fatto un altro giro in moto e sono ancora una volta passato per l'Aquila. Stavolta senza perdermi come accadde a luglio a causa di strade principali chiuse per..emergenza!

Proveniendo dall'Aquila Est lungo la statale 80 e poi sulla 17 ovest che attraversa la città si superano le rotonde nuove di zecca allestite con tanto di mosaico a pietre grosse a rappresentare questo o quel simbolo (effetto G8 ovviamente, con buona pace degli isolani de La Maddalena) e si entra in città diretti su via XX settembre, quella de "La casa dello studente"...

Su in salita fino all'incrocio con la strada che fiancheggia i giardini di via Crispi e ridiscende verso la parte est della città.

Sono meno di 2 km e bastano per metterti i brividi addosso. Brividi uniti a quel nodo alla gola che ti assale quando una forte emozione si mischia ad una forte rabbia. La strada passa accanto al tristemente noto edificio de "La casa dello studente" dicevo: non lo sapevo e quello che ha attratto in quel punto la mia attenzione sono state le foto dei ragazzi morti quella notte sotto le macerie di una palazzina che non doveva crollare, quella così come tante altre. La sola vista di quella fetta rettangolare mancante nella pianta complessiva della palazzina a cui ancora si affacciano fin l'ultimo piano, porte, ballatoi, vani scala, riquadri di stanze e vite spezzate, da' il capogiro.

La strada, tristemente animata da una sorta di macabro turismo della maceria, forse inconsciamente me compreso, con gente che ci cammina e fa foto, che si sofferma a vedere i danni insieme al traffico cittadino di un giovedì pomeriggio d'agosto, nonostante l'assolata giornata da' i brividi.

Per tutta la sua lunghezza è completamente transennata su entrambi i lati: barriere alte quasi tre metri in rete d'acciao a maglia molto larga, che impediscono il passaggio di incauti pedoni sui marciapiedi; e già, cadono ogni tanto pezzi vari o possono farlo. Le palazzine, da apparentemente robusti condomini in strutture in cemento armato degli anni 60 e 70, a case forse più vecchie di un paio di decenni, sono altrettanto apparentemente sane. Ma osservate senza bisogno di gran dettagli a vista d'occhio appaiono tamponature assenti, intonaci scoppiati a mostrare tramezzi di foratini scomposti, fessure e crepe anche massicce in corrispondenza di luci di finestre, balconi semicaduti, pilastri crepati e via così fino a pilastri di base apparentemente a posto ma a cavallo di serrande di garage o negozi deformate e lesionate. INAGIBILE. E' la terribile parola per chi ha avuto vita lì dentro fino a quella notte. E sotto, lungo la strada, vetrine di esercizi commerciali, da banche a tabaccherie od umili tutto a 1 € definitivamente abbandonati.
Il motivo conduttore macabro che accompagna la vista è che quelle palazzine, quei palazzotti, quella case così come sembrano esser fatte non dovevano crollare, non avrebbero dovuto nemmeno lesionarsi!

E quelle palazzine con i fantasmi delle migliaia di famiglie che le hanno vissute sono lì, in piedi ma lesionate al punto che nessuno oserà mai anche solo pensare che forse si possono restaurare. Certo non sono mica la basilica di Colle Maggio o lo storico palazzo del comune!

E guai a gettare l'occhio nelle traverse che si arrampicano verso la sommità della città, verso il centro: lo spettacolo è ancora più desolante.

Ed in quei pochi minuti impiegati a percorrere quella strada pensavo a come potrebbe essere ricostruita una città nell'interezza del suo cuore centrale, non solo inteso come centro storico, come patrimonio artistico ma patrimonio umano da esso stesso generato ed alimentato. Quando un terremoto danneggia un piccolo centro lo si ricostruisce, non vale la pena stare a sistemare quando si fa prima a demolire del tutto. E' una questione di economia, terribile ma spietata.

Ma si può demolire una città? E quanto costerebbe ripristinarla? Che rapporto tra il valore che aveva e il valore che potrebbe avere risanandola e portandola a nuova vita?Come poterlo fare? Con quali mezzi?

E soprattutto con quali soldi? Chi si assume l'onere economico di un simile scempio?

E allora l'Aquila muore. L'Aquila è morta.
Ma contemporaneamente pensavo, di ritorno dal mio terzo viaggio in Germania, che all'alba della fine della seconda guerra mondiale, praticamente tutte le città grandi e piccole di quel paese andavano da stati quali quello del "completamente rasa al suolo" a situazioni via via meno gravi ma pur sempre drammatiche.

Eppure i tedeschi, sia all'est dominato dai russi od all'ovest sotto il controllo di americani, inglesi o francesi, si sono rimboccati le maniche e mattone per mattone, raccogliendoli dalle macerie, confrontando documenti storici, cartoline, vecchie foto e le testimonianze dei sopravvissuti, sono stati capaci di ricostruire i centri delle città esattamente com'erano prima.

A Berlino pochi mesi dopo l'aprile del 45 già circolava il primo tram, a Dresda, inutile scempio esperimento di "tempesta di fuoco" completamente devastata dal bombardamento e dall'incendio, il popolo delle macerie in due mesi aveva liberato la città ed iniziata la ricostruzione e due mesi dopo c'era già l'acqua corrente ovunque. E così Francoforte, Amburgo, Norimberga, Colonia, Stoccarda, grandi città ma anche Heidelberg, Lipsia, Ulm o Lubecca, città più piccole.

Non scrivo questo per dire che c'è sempre speranza ma proprio per distinguere, ancora una volta, che non siamo tedeschi e non sono tedeschi neanche i nostri governi il cui attuale premier, come noto a molti ma i cui tutti sono ciechi e sordi, ha soltanto saputo cavalcare l'occasione elettorale, pittare di bianco a calcina qualche muro come si faceva in Puglia sotto gli Angioini dopo una pestilenza e poi andarsene sfregandosi le mani perché qualcuno per lui avrebbe fatto affari d'oro con la borsa nera.

E l'Aquila muore. L'Aquila è morta.





COLONIA 2010COLONIA 1945


DRESDA 2010DRESDA 1945



sabato 3 ottobre 2009

Che noia che barba che noia




E mentre l'Aquila ancora trema come normalmente da miliardi di anni fa la crosta terrestre il messinese affoga sotto acqua e fango. Piogge eccezionali, una bomba d'acqua adesso dicono, quasi fosse il gavettone fatto coi palloncini. Eccezionale sì, forse (qualcuno si è accorto che il clima nostrano si è tropicalizzato?), ma mai eccezionale come l'imbecillità di chi per decenni, per secoli, ha ignorato, ha occultato, ha eluso, ha abusato e poi ha condonato, ha cementificato, se n'è strafottuto insomma...
Messina oggi, Sarno allora, Genova spesso e volentieri, la Calabria, l'Umbria, la Valtellina...praticamente il 90 percento del territorio è a rischio. Noi (ex geologi et simili) lo sappiamo da sempre.
Giusto l'altra sera, buffa coincidenza, Rai Storia trasmetteva un vecchio servizio del TG all'indomani del terremoto di Ancona (1972) che giusto pochi giorni fa ha scrocchiato ancora (4.6 Richter): che ve lo dico a fare? In quel servizio la fotocopia delle stesse parole, degli stessi atteggiamenti contriti, delle ovvie  medesime lapalissiane considerazioni farcite da un'ipocrisia nausante.
Panta rei...mica tanto in certi casi, anzi per niente direi, e c'è scappata pure la rima! Che "tutto passi" sotto le inesorabili azioni geologiche endogena ed esogena non c'è dubbio ma a quanto pare nulla passa scontrandosi contro l'inarrestabile deficienza (intesa come lacuna intellettiva ovviamente) e l'ignavia tutta nostrana. Manco fossero generali d'altri tempi che non s'arrendevano mai: neanche di fronte all'evidenza.
Ma è mai possibile che l'USGS (US Geological Service) ne debba sapere più di noi sullo stato disastrato del nostro martoriato territorio? E' vero che l'Italia è particolarmente sfigata da questo punto di vista (contrappasso al fatto che è definita il paradiso dei geologi per via del fatto che c'è rappresentato di tutto!) ma è mai possibile che nessuno oltre pochissimi belati (definirle voci è eccessivo) fuori del coro si metta ad urlare e sbattere scarpe alla Cruscev?!?(*)
Che noia che barba che noia lagna scalciando la Mondaini a conclusione di ogni episodio di "Casa Vianello". E così mi sento io.
Stanco, annoiato, amareggiato, deluso...quasi contento che l'Italia frani. E non mi si venga a dire che questo non è il momento delle polemiche, che ora serve solidarietà, comprensione, lacrimuccia e patimento per le povere genti colpite dal disastro. Mi sono rotto le palle. I morti sono morti. Siamo noi vivi che restiamo che rischiano di morire ancora per questo stato d'inerzia assoluto. E nessuno di voi si senta immune perché potrebbe franare il costone della strada che percorrerete solo perché un imbecille ha ignorato cosa vuol dire rispettare un territorio.
Già, rispetto del territorio. Ma se la stragrande maggioranza non rispetta neanche i regolamenti di condominio!!!
Come dite? E la storia del ponte sullo stretto? lassamo perde va'
(*) metafora ovviamente, visto che pare che sia una leggenda metropolitana
PS) amarissima consolazione: all'inizio di settembre ho conosciuto un altro geologo, stessa mia età, quasi stesso anno di laurea, un'altra bella laurea cum chiodo conseguita a Napoli (la cui facoltà è culla di una delle migliori scuole di vulcanologia del mondo)...che fa il mio stesso lavoro!!! Ihihihihi...

mercoledì 15 aprile 2009

Santo Stefano di Sessanio e la Rocca di Calascio (AQ)

Non riesco ancora a capire come la notte del terremoto il mio pensiero sia andato quasi subito a Santo Stefano di Sessanio, un meraviglioso e perfettamente conservato borgo medievale, tra i più belli d'Italia. Nel mio post precedente c'è fotografata la mia moto nella piazzetta in una fredda mattina di gennaio, allora praticamente deserta; e c'è una foto panoramica (si intravede la torre medicea) scattata dai primi versanti che salgono verso Fonte Vedica e Campo Imperatore con una tortuosissima strada di montagna.

 

Ebbene i miei timori sono stati tristemente confermati. La torre medicea è crollata giù, un amaramente ricco reportage fotografico ne rende testimonianza dolorosa.

E quel pensiero nelle ore e nei giorni successivi si andava acuendo: quel minuscolo borgo rappresentava soltanto uno tra i tanti dei minuscoli borghi che costellavano i costoni rocciosi, i contrafforti di quelle montagne oltre ai tristemente noti Onna, Preturo, San Gregorio.

E Santo Stefano di Sessanio con le sue pietre millenarie ferito a rappresentare quanto danno può fare un terremoto non correttamente prevenuto può fare ad un paese ricco come il nostro di arte e di storia come pochissimi nel mondo.

E lì vicino, pochi chilometri di curve sul fianco del massiccio montuoso, verso la Maiella rosa dei tramonti invernali che da lontano domina l'orizzone con i suoi oltre 2800 metri d'altezza, lì da presso c'è Calascio e la sua rocca millenaria: rovine di un castello che ha attratto l'attenzione degli autori di quella bellissima favola d'amore che è stato "Lady Hawke" tanto da volerne ambientare e girare il rifugio del vecchio monaco (ed molti esterni su quelle montagne). La rocca di Calascio è ancora in piedi dopo aver vibrato ancora, almeno quella.

Consola sapere che non ci sono state vittime da quelle parti ed altrettanto consola sapere che se questo borgo meraviglioso è ancora praticamente intatto lo si deve alla lungimiranza dell'imprenditore e dell'azienda che anni fa hanno ristrutturato molte delle antiche case impiegando tecniche ed aggorgimenti quanto più prossimi a quelle antisismiche concedibili in tali frangenti: rispettare cioè le antiche architetture e murature.

E quanto ha scritto Stella di recente farà molto riflettere, purtroppo solo i pochi che lo hanno letto.

lunedì 6 aprile 2009

Il terremoto non è prevedibile. L'inettitudine sì


Da laureato in geologia e specializzato in geofisica la cosa mi sta particolarmente a cuore. Ed essendomi inventato da zero tutt'altro lavoro a causa della endemica e cronica mancanza di lavoro per la nostra (ex per me) categoria ne soffro ulteriormente gli aspetti che montano la mia rabbia ed il senso di frustrazione.
E penso anche a quelle centianaia di piccoli e piccolissimi paesi che costellano quella zona montagnosa così bella ed ora così devastata.
Stanotte (3:32), e con me tutta la mia famiglia, sono stato svegliato di soprassalto dal ritmico rumore della testata del letto che batteva contro il muro e dal tintinnio delle campanelline tubolari giapponesi appese in corridoio: terremoto. E dopo aver preso completa conoscenza vista l'ora nella quale il sonno è più profondo ho fatto due rapide considerazioni topologiche, relative alla intensità percepita nel mio quasi quarto piano di una palazzina di Roma sud ed alle recenti notizie sismiche dall'aquilano e ho detto ai miei che secondo me c'era stata una fortissima scossa in Abruzzo. Tristemente confermata poco dopo dalle pagine del Televideo.
Ne avevo già parlato tempo fa in un altro mio post e, ancorché la cosa non sia affatto consolante, l'Italia fa parte speciale di quelle parti del pianeta dove l'eppur si muove di galileiana memoria si può riferire a quei movimenti che da miliardi di anni fanno e disfanno la superficie di ogni pianeta dell'universo che sia, come dire, terrestre.
Ed ora inizierà la ridda di polemiche inutili, di chiacchiere del senno di poi, di opinionisti come tronisti che col culo al caldo delle poltrone di studi televisivi con aria condizionata faranno come sempre una gran confusione tra gradi Mercalli e gradi (che tali non sono, essendo indici di grandezza logaritmica altresì detti "magnitudo") Richter. Che blatereranno di ondulatorio e sussultorio e che arriveranno, ne sono certo, in qualche caso a dar la colpa alla troppa neve caduta quest'anno. Il tutto concluso con ospitate del Mago Otelma e/o di Branko che si accuseranno l'un l'altro di ciarlatanismo.
Ma la rabbia ancora una volta monta non solo di fronte ad episodi inconcepibili quali quelli che vedono il moderno e di recente costruzione ospedale civile de l'Aquila sottoposto ad evacuazione (L'ospedale! la struttura che per prima deve essere e restare attiva!!!); la rabbia per la meraviglia della pubblica opinione che si chiede come sia possibile che strutture in cemento armato abbiano subito lesioni del genere e non ricorda che ad esempio i modernissimi condomini di Gemona (Friuli) distrutta dal sisma del 1976 vennerò giù come castelli di sabbia perché sì, in cemento armato, ma privi di qualsiasi struttura preventiva antisismica; e ciò come un esempio tra migliaia.
La rabbia sale al pensiero che il nostro paese ha una delle organizzazioni di Protezione Civile tra le più efficienti del mondo e che sta però troppo in giro e sempre in movimento! In un paese civile che si rispetti la Protezione Civile dovrebbe passare la maggior parte del tempo a girarsi i pollici perché in un paese civile tutto dovrebbe essere demandato alla prevenzione. Prevenzione dai danni causati da eventi naturali quali frane, terremoti, inondazioni ed eruzioni vulcaniche che è del tutto inesistente da noi!
Nell'ultimo disastroso terremoto giapponese appurate le responsabilità e le incurie nella realizzazione di opere pubbliche e di civile edilizia sono finiti in galera parecchi funzionari ed esponenti del governo. Da noi scommetto che non verrà applicata neanche una multarella amministrativa.
Se ne parlerà per mesi, finché durerà lo stato di emergenza avremo i plastici di cardinal Vespa e centinaia di ore di speciali infarciti di tanti spot di pannolini e biscottini (vista l'audience attesa). E poi tutto verrà messo a tacere ancora una volta, aspettando il prossimo terremoto. Le cose da noi vanno avanti così dal 1908, dall'anno del terremoto di Messina e Reggio Calabria. E la gente che ha perso tutto nel Belice od in Irpinia sta ancora aspettando risposte.
Dice bene il premier (una tantum e giusto perché retorica trita e ritrita) di metter da parte le polemiche ora ed aiutare la gente colpita. Ma questo modo di fare è, ahimé, ancora una volta il solito escamotage per dimenticare ancora una volta.
Una nota scientifica
Questa volta ci sarà ancora più da chiacchierare visto che qualcuno (Giampaolo Giuliani, INFN Gran Sasso indagato e denunciato fin dal 1 aprile scorso per "Procurato allarme") aveva previsto (si noti bene il corsivo!) non l'evento sismico in sé collocabile nello spazio e nel tempo, cosa che sarebbe stata del tutto ascientifica, ma la possibilità di averne uno di forte intensità a breve. E lo aveva fatto analizzando i risultati delle emissioni di Radon in coincidenza dello sciame sismico che da febbraio interessa la zona. Andavo ancora all'università quando già presso il dipartimento di Geofisica Applicata de "la Sapienza" si parlava e si studiava il comportamento del Radon quando si verificano rilasci di energia causati da movimenti tettonici interessanti la crosta terrestre. Ora che il sig. Giuliani abbia impiegato anni a costruire il suo strumento è poco discutibile ma decisamente opinabile è che si parli di studio del Radon come panacea e scoperta miracolosa e soprattutto è fortemente sbilanciato quando afferma che tutti (nel mondo scientifico) sanno che i terremoti siano prevedibili! I terremoti non sono prevedibili (ad eccezione forse ed in parte di quelli dalla natura particolare legati all'attività vulcanica). Decenni di studi nazionali (e la scuola di sismologia italiana è tra le migliori del mondo, anche causa di forza maggiore vista la natura ballerina del nostro giovane territorio) ed internazionali (i giapponesi sono leader indiscussi del settore) hanno dimostrato che non esistono, ad oggi, metodologie scientifiche valide ed inconfutabili per la previsione dei terremoti. Quindi, mia personalissima opinione, è che il sig. Giuliani (che è solo un tecnico poi, neanche laureato) abbia solo avuto un gran culo nell'osservare gli aumenti di Radon giustificabili scientificamente dal punto di vista sismico con un evento catastrofico a breve termine. Altre volte in passato, sia in quella che in altre zone fortemente sismiche del nostro paese, gli sciami sismici anche di forte intensità, gli aumenti di emissioni di Radon ed anche le anomalie geomagnetiche rilevabili non hanno di fatto poi condotto al verificarsi di un evento sismico successivo.

Se è per questo e per restare nel campo del poco probabile già oltre vent'anni fa un mio conoscente appassionato radioamatore era convinto d'aver trovato qualche (probabile) anomalia nelle emissioni elettromagnetiche della radiofrequenza: la cosa fu anche sottoposta a qualche prof de "la Sapienza" e non se ne seppe più nulla. Per fortuna...
Ma la questione è: si immagini di poter prevedere ora e minuto di un terremoto. A prescindere dall'evacuazione della popolazione (dove metterli poi?) cosa accadrebbe se l'evento non si verificasse o fosse d'intensità molto minore del previsto? Ancora una volta la risposta non sta nella previsione bensì nella prevenzione!




Articolo pubblicato su Mentecritica


mercoledì 3 settembre 2008

La natura NON si ribella


Quante volte ho ascoltato o letto quest'espressione: "...la natura si ribella...". All'uomo e/o al suo operato, alla cosiddeta azione antropica. Ed altrettante volte ho sorriso o sono rimasto amareggiato e perplesso (oltre che leggermente incacchiato) soprattutto quando questo modo di dire viene usato dai mezzi di informazione. Ancora pochi giorni fa in occasione del passaggio dell'uragano Gustav sul TG1 aridanga aromba cojomba con la frase di rito...la natura si ribella...


Ma cosa? Ma quando? Ma dove? Ma come?

Terremoti, uragani, inondazioni, frane, caduta di meteore e chi più ne ha più ne metta sono fenomeni che si ripetono sul nostro pianeta (e chissà quanti milioni di altri) da miliardi di anni. Sono effetti della complessa geodinamica che riguarda la Terra tutta, dai limiti estremi dell'atmosfera al suo nucleo! "Eppur si muove" diceva il grande Galileo Galilei e hai voglia se lo fa!


E si muove in maniera assolutamente indifferente alla presenza di qualsiasi specie animale o vegetale, compresa quella umana! Avete letto bene: la natura (usando qui il termine in maniera generica, alla Marco Aurelio od alla Spinoza per capirci) è assolutamente INDIFFERENTE a qualsiasi altra cosa. Ogni causa un effetto, spiegabile in termini scientifici e senza implicazioni diverse da queste quali, non ultimo, il concetto di ribellione.


Una volta, in una delle mie passate esperienze di membro di commissione di esami di maturità lessi in un tema d'italiano a traccia scientifica "la natura prima o poi si ribellerà ai miliardi (...sic...) di buchi che l'uomo fa alla Terra per estrarre petrolio...". Beh, io avrei bocciato il maturando di liceo scientifico che scrisse una castroneria del genere mentre la collega di lettere si limitò a dire che comunque il tema era sintatticamente corretto...Comunque la tipa portava scienze come seconda materia e lì ebbi la mia vendetta!