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martedì 30 luglio 2013

La ragione e la fede. Epilogo

Condivido con voi anche la mia ragionata e pacata risposta anche se riconosco che qua e là trapela la rabbia di chi nulla può contro questo profondo radicamento religioso.

Premessa fondamentale. Rispetto l’essere umano ed il suo spirito etico così come rispetto il fatto che ognuno è libero di credere in quel che vuole purché questo non leda il primo punto. Se fede, religiosità o credenze servono a rendere l’essere umano migliore ben vengano, come nel tuo caso. Ma per quel che mi riguarda non occorre nulla di tutto questo per essere esseri umani buoni nel senso più lato che si possa dare a questo aggettivo. Ciò premesso veniamo al dunque. Da qui in poi è la mia risposta allo zio…

Ho letto attentamente tutto quanto hai voluto sottopormi e devo dire che come mi aspettavo i testi e le citazioni proposte partendo dal mitico Giobbe (visto devo dire in luce diversa che quella del solito omino dalla proverbiale pazienza) diventano, tanto per (non) cambiare…

Le classiche spiegazioni che non spiegano. Dei dogmi. Prendere o lasciare. Atti di fede…appunto. E, permettimi, questo esula completamente da quel che definirei, ragione e, soprattutto, usare la propria testa.

Una delle prime cose che mi ha colpito è stata questa e cito:

Gli ebrei pensavano che la malattia e la disgrazia fossero punitive di uno stato di peccatoDio manda le malattie ai malvagi e la liberazione ai giusti.   Uno storpio non è storpio solo per natura, ma per il peccato di lui se il ‘difetto’ è sorto improvviso durante la sua vita o per il peccato  dei  genitori, se è nato così. E in parte è vero: ci sono dei mali che si contraggono, facendo il male.

Il concetto di un dio sanguinario, persecutivo, vendicativo, punente e stragista permea l’intero vecchio testamento. Ovunque infatti ci sono esempio di piaghe di varia natura che vengono scatenate contro gli infedeli (in pratica tutti tranne gli ebrei, notoriamente eletti) che coinvolgono a destra ed a manca senza distinzione di sorta colpevoli ed innocenti. Da qui le considerazione di cui sopra che valgono anche per chi, si scrive, abbia commesso peccato. Ma l’osservazione dell’autore “ci sono dei mali che si contraggono facendo il male” lascia interdetti soprattutto perché non aggiunge spiegazioni ulteriori. Insomma, chi male fa male riceve, chi semina vento raccoglie tempesta e via così di luogo comune in luogo comune.

Cito ancora:

<< Io sono innocente – sembra dire il nostro eroe biblico – non ho commesso peccato alcuno >>Giobbe non aveva offeso sua moglie, non aveva maltrattato i suoi figli, non aveva sfidato Dio con opere di empietà, non aveva violato la giustizia.  Era un innocenteMa anche l’innocente ha peccato.  In tutta la vicenda biblica esiste questa netta distinzione: peccato dell’empio sfacciatamente cattivo, infedele e traditore, e il peccato dell’innocente, il peccato di non avere sapienza e di non comprendere le vie del Signore.

Qui lo sbigottimento continua a crescere e la (non solo mia reputo) ragione si pone altri interrogativi in quanto non disposta ad accettare la cosa per..atto di fede. Questo concetto del male agli innocenti, il dolore innocente: insomma c’è il cattivone e fin qui ci siamo, si punisce ma c’è anche l’innocente che va punito perché non ha sapienza e non comprende…ma qualcuno non aveva detto “beati gli ultimi, i poveri di spirito…ecc”…lasciamo perdere poi il concetto che il “povero di spirito” te lo intorti come ti pare vista la sua (beata?) ignoranza ed invece il sapiente no? Che poi sapienza e conoscenza sono state per un paio di millenni equiparate dalla chiesa cattolica a superbia (come osi tu scienziato andare a sfruculiare l’insondabile? … il mistero di dio…ecc ecc).

Proseguendo nella lettura il timore che si stia andando a parare verso il solito dogma indiscutibile (che dogma sarebbe sennò?) si fa sempre più forte ed arriva puntuale:

I libri più recenti dell’Antico Testamento contengono vari tentativi di risolvere il problema che ha ossessionato gli ebrei fino a questo secolo in cui hanno patito tremende sofferenze (Ma nelle Scritture, che Gesù stesso avrebbe letto e studiato, spiccano in particolare due personaggi.  Si tratta di Giobbe e del Servo Sofferente nel Deutero-Isaia. Il dolore innocente ha fatto sempre problema, proprio per questa logica che vuole il male derivare dal male secondo il quale Dio punisce anche l’innocente per renderlo più innocente e quindi più sapiente.

<< Dio solo ne conosce la strada e sa dove ella risiede >>.

A parte che appare decisamente improbabile che il figlio di un falegname avesse mezzi e retroterra culturale per studiare addirittura le scritture risulta inoltre che tali erano inaccessibili se non alla ristretta casta dei sacerdoti ebrei che ne custodivano la conoscenza e le fonti: come avrebbe quindi potuto il povero Gesù leggere e studiare le scritture? E poi Gesù non era quello che da bambino fece fare una bruttissima figura ai pomposi sacerdoti che lo interrogavano sulle questioni del mondo e lui sapeva rispondere a tutto perché appunto…figlio di dio? (lo dice il Vangelo, Luca 2,50). Ma non è questo il punto.

E fin qui sembrerebbe che la disamina sia stata fatta per dire che sì insomma, una volta era così, si pensava cosà ecc e invece…macché. Tutto il preambolo infarcito di citazioni ed affermazioni per arrivare poi a questa serie di affermazioni che, a mio giudizio, sono deliranti e prive di ogni logica. Cito:

Il dolore di Giobbe non ha spiegazioneE’ nel mistero di Dio e della natura

Il mistero di dio, della natura. Ci risiamo. Mi colpisce poi quel citare la natura. Se la natura è misteriosa ed imperscrutabile che ci affanniamo a fare a studiarla per trovare il modo di vivere meglio e più a lungo? La divina provvidenza di manzoniana memoria…a ridaje diciamo a Roma. E nel tentativo di modernizzazione che viene fatto di Giobbe la conclusione è tragica.

Giobbe è tutto questo e altro ancora.  Ma  cosa  ci  ha  davvero insegnato  in  definitiva? Ecco: il dolore è grazia se è redentivo.    Come lo fu per  Giobbe. Non si può iniettare amore con le semplici parole: l’amore è un’esperienza, non un concetto.  Il cristiano non accetta il male né come  prova  di  virtù,  né  come  castigo: ma  allora,  da  dove  viene  il  male? C’è  qualcuno  che  ti  manda  le malattie? le disgrazie? le sconfitte?  No, il male è espressione (= conseguenza) del peccato del mondo e il cristiano è un  liberatore.

Il dolore è grazia se è redentivo: interessante. Ti becchi un male, se sei innocente te lo tieni affinché tu possa espiare il male altrui (bel sistema di giudizio)…le colpe dei padri che ricadono sui figli ecc. Se sei colpevole è ovvio. Allora beccatoti il male soffri e ti redimi…e magari muori lo stesso perché le vie del signore sono infinite. Ottima conclusione di una spiegazione che non spiega.

A proposito, quella citazione del povero don Gnocchi (di cui ammiro l’opera di uomo indipendentemente dalla tonaca)…quella che si sgomenta di fronte al dolore innocente dei poveri alpini martoriati sul fronte russo…poveri un par di ciufoli. Si dimentica che erano soldati partiti per il fronte e pronti ad ammazzare altri poveracci come loro. Come mai la sapienza divina non cala mai nella testa di tutti i soldati contemporaneamente a dir loro di deporre le armi?

Dio sfida se stesso perché la sua Sapienza non ha limiti, non ha peso, non ha giustificazioni.  E’ la sapienza del mistero.  Dio è l’ incomprensibile.  Dio è l’ imprevedibile, l’assoluto gratuito.

Ah già, dimenticavo. Anche la guerra è strumento nelle mani di dio insondabile ed imperscrutabile.

Idem come sopra. Zitto tu mortale che non capisci una sega. Dio è insondabile, imprevedibile, assoluto gratuito, sapienza del mistero (piuttosto contraddittori i termini: se è sapienza non è mistero). E con questa storia i tenutari delle religioni di tutti i tipi (primi fra tutti cattolici, ebrei, islamici ed induisti) hanno tenuto in scacco milioni di anime innocenti e beatamente ignoranti dicendo loro che comunque vada, comunque si comportino devono soffrire…e vabbè.

Ora capisco il senso di alcune tue affermazioni quando io ti facevo l’esempio di terremoti ed inondazioni, assolutamente e perfettamente spiegabili in termini scientifici, e tu citavi queste come punizioni che senza guardare tra innocenti e colpevoli punivano appunto in quanto il male è espressione (=conseguenza) del peccato del mondo. E la conclusione è paradossalmente ridicola se non fosse tragica. Ma per fortuna ci sono i cristiani che ce ne liberano…e per farlo devono a loro volta soffrire, portare la croce, patire. Perché l’opera del cristiano evangelizzante quindi è quella di portare il bene sradicando il male che è dappertutto, anche nell’innocente che non sa una sega, non capisce la sapienza di dio e quindi potrebbe fare del male…allora arriva il cristiano liberatore, lo battezza e lo costringe a ricevere la sapienza. Insomma una roba del genere.

E per concludere direi che la disamina di Giobbe e derivati fa parecchio a cazzotti con il concetto del libero arbitrio.

Grazie della tua pazienza di lettore (e ce n’è ancora un po’). Questo è quel che la mia ragione mi porta a considerare.

Un abbraccio!

Note storico-culturali:

Ho notato alcune imprecisioni storiche ed un guazzabuglio di concetti che parte dal solito secolare problema del popolo ebraico…

I Romani si erano già mostrati spietati nel governare la loro colonia ebraica e nella repressione di ogni rivolta, ed erano rudemente insensibili ai sentimenti religiosi della popolazione

Se c’è stata una cultura che è sempre stata estremamente tollerante con qualsiasi forma di religione fino al punto di adottarne a volte usi e costumi è stata proprio quella romana. Sicuramente fu insensibile alla pretenziosità ebraica e cristiana di imporre unilateralmente le scelte; ma appare anche normale.

avrebbero distrutto il Tempio stesso e costretto il popolo d’Israele ad esiliarsi dalla sua patria spirituale per ben diciannove secoli.

Dopo tutto i romani con Domiziano, Vespasiano prima e Tito dopo non hanno fatto altro che comportarsi come qualsiasi altra delle loro province che minacciasse spiriti e moti indipendentisti. La Giudea (l’attuale Palestina) è sempre stata una provincia molto difficile da governare e quando gli ebrei, certi di interpretare la volontà del loro dio (riporto senza commentare…) si misero in testa di rendersi liberi dal giogo romano considerando che, come detto prima, tentavano di sovvertire le secolari regole della romanitas, scatenarono ovviamente la reazione di Roma che non poteva permettersi di perdere quella provincia non solo per l’enorme importanza strategica (un cuscinetto tra loro è il forte impero dei Parti) ma per non dare adito ad un precedente secessionistico. La storia dell’eccidio e del massacro è stata ridimensionata considerando che la maggioranza delle vittime morì di fame a causa del lungo assedio, non più lungo di decine di altri episodi simili nei secoli a venire compreso, per contrappasso, l’assedio dei soldati cristiani della prima crociata (1088) che fece più o meno lo stesso numero di vittime (circa 100.000) di quello romano e, per riprendersi il maltolto, quello di Saladino (1187) stavolta contro le truppe crociate. I romani offrirono più volte la resa che veniva rifiutata sistematicamente dai capi ebrei.

A proposito poi delle citazioni qua e là che ricordano le innumerevoli sofferenze del popolo ebreo pur riconoscendo che l’olocausto è stato certamente il più concentrato genocidio in termini di tempo e territorio vorrei ricordare altri genocidi patiti da altri popoli alcuni dei quali in quantità considerevoli e che con il dio di cui parlano antico e nuovo testamento non avevano nulla a che fare non conoscendolo neppure. Così, per par condicio.

Genocidio

Gruppo vittima

Intenzione

Modalità di distruzione

Numero di vittime
e percentuale rispetto
alla popolazione

Contesto interno

Contesto internazionale

Armenia (1915)

Nazionale e religioso (Armeni ottomani)

Eradicazione territoriale totale

Deportazione, carestia, malattia, esecuzione

1.400.000 (70%)

Politica di ridefinizione etnonazionalista dello stato

Prima guerra mondiale

Holodomor (1932-33)

Nazionale e sociale (contadini ucraini)

Sottomissione politica ed eradicazione sociale parziale

Carestia pianificata

7.000.000  (25%)

Politica di coercizione totalitaria

Indifferenza della comunità internazionale

Shoah (1941-45)

Razzializzato (Ebrei europei)

Eradicazione universale totale

Deportazione, carestia, malattia, esecuzione

5.200.000 (50%)

Politica di eugenetica razzista

Seconda guerra mondiale

Vittime dell’eugenetica nazista

Razzializzato (omosessuali, zingari, polacchi, russi)

Eradicazione universale totale

Deportazione, carestia, malattia, esecuzione

3.000.000 (non disp)

Politica di eugenetica razzista

Seconda guerra mondiale

Congo (1900-1960 circa)

Razzializzato 

Eradicazione territoriale totale
(colonialismo belga)

Deportazione, carestia, esecuzione, eccidio

10.000.000 (85%)

Politica di coercizione totalitaria

Indifferenza della comunità internazionale

Cambogia (1975-79)

Politico e sociale ("nuovo popolo")

Sottomissione politica ed eradicazione sociale parziale

Deportazione, carestia, malattia, esecuzione

1.800.000 (40%)

Politica di coercizione totalitaria

Indifferenza della comunità internazionale

Ruanda (1994)

Razzializzato (Tutsi)

Eradicazione territoriale totale

Esecuzione, stupro di massa pianificato

800.000 - 1.000.000 (70-80%)

Politica di ridefinizione etnonazionalista dello stato

Attendismo della comunità internazionale

Bosnia (1992-95)

Nazionale e religioso (musulmani bosniaci)

Eradicazione territoriale parziale

Deportazione, esecuzione

100.000 - 120.000 (6%)

Politica di ridefinizione etnonazionalista dello stato

Attendismo della comunità internazionale

http://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio

domenica 14 ottobre 2012

Ama il prossimo tuo

Ieri in Nigeria c’è stata l’ennesima strage le cui origini, neanche tanto profonde, sono di stampo religioso. Cristiani contro musulmani e viceversa, copti contri sciti, salafiti contro sciti, ortodossi contro cattolici, cattolici contro protestanti e chi più ne ha più ne metta come si dice. Ed ho citato soltanto parte delle tre religioni più diffuse al mondo: cristiana, ebrea e musulmana. E non può non venirmi in mente quanto Richard Dawkins ripete e riassume da anni.

Tutte le cosiddette sacre scritture di queste tre religioni dalla comune origine non fanno altro che ripetere pressoché continuamente parole che spingono al settarismo, all’isolamento, al razzismo, all’individualismo delle proprie culture ed all’universalità del proprio credo. Niente di meglio per fomentare un principio di esclusione di base che può essere sempre preso come giustificativo di azioni che altrimenti non avrebbero ragione d’esistere o che potrebbero essere risolte in altro modo.

La religione è un potente incentivo alla divisione ed anche se guerre o faide tra gruppi e sette religiose non riguardano quasi mai conflitti teologici la religione è comunque un’etichetta che si affibbia a qualcuno e che crea un ciclo di inimicizia e vendetta tra un gruppo e l’altro, da generazioni, etichetta che non è necessariamente peggiore di altre come il colore della pelle, la lingua o la squadra di calcio preferita, ma che spesso è disponibile in mancanza di altre etichette.

Un ortodosso serbo-croato medio nei primi anni ‘90 non ha quasi capito nulla di quanto stava per travolgere l’ex Jugoslavia ma l’etichetta musulmano del vicino di casa bosniaco, i cui figli fino al giorno prima frequentavano le stesse scuole, è bastata a scatenare odi razziali e religiosi con pulizie etniche dello stesso stampo di quelle che sono esaltata nella bibbia nei confronti dei non ebrei. Così come un protestante ed un cattolico nord irlandese sono entrambi bianchi, parlano la stessa lingua, apprezzano le stesse cose ma sembrano appartenere a specie diverse tanto è profonda la spaccatura storica che li separa con etichette tramandate di generazione in generazione e genitori, nonni e bisnonni che hanno frequentato scuole cattoliche da una parte e scuole protestanti dall’altra. Isolati e segregati da un’etichetta ideologica.

E’ innegabile che anche senza religione l’umanità tende ad essere fedele al proprio gruppo ed ostile a gruppi esterni e ci sono altri motivi di divisione ma la religione esaspera i contrasti con l’etichettatura fin da piccoli dei propri figli (come direbbe Richard Dawkins non ci sono bambini cattolici, ma bambini figli di genitori cattolici), con scuole in cui si effettua segregazione tra confessioni e non ultimo, un vero e proprio tabù nei confronti dei matrimoni interreligiosi visti anche peggio che quelli tra omosessuali!

Senza generalizzare così come spesso i religiosi hanno compiuto azioni lodevoli molto più spesso non religiosi hanno fatto anche di meglio. Non è la religione che definisce lo spirito l’etica e la morale del tempo che cambiano con questo continuamente. Qualunque sia la causa il fenomeno palese del progresso dei valori umanitari (i filosofi morali lo definiscono Zeitgeist, spirito del tempo) non è certamente perché abbiamo bisogno di dio per decidere cosa sia bene o male. Sono disposto a rispettare l’uomo che indossa un determinato abito ma non l’abito in quanto etichetta di valore assoluto perché le etichette dividono.

Qualche giorno fa un frate ha preso a bastonate una mendicante che sostava quotidianamente di fronte ad una chiesa ed oggi il papa alla consueta cerimonia dell’Angelus domenicale, ha tirato fuori la famosa parabola evangelica del ricco, dell’ago e del cammello (qui il testo).

L’esponente massimo, capo supremo e addirittura, ovviamente a loro detta, rappresentante di dio in terra della comunità religiosa più opulenta e ricca del mondo, comunità che campa dopo aver accumulato a sbafo per secoli ricche decime, che non paga tasse e si permette di interferire ogni momento e per ogni cosa in affari che non la riguardano fa la morale ai ricchi. Da che pulpito.

Che c’entra quest’ultima cosa? Non saprei ma so che c’entra…

sabato 17 settembre 2011

Approccio Vaticano e derive provinciali incontrollabili


Il titolo è complesso ma l'argomento è semplice, contrariamente a quanto dovrebbero fare i titoli dei blog: semplici ed accattivanti ma, mi è noto, non sono mai stato bravo con i titoli essendo privo del dono della sintesi...ecco visto? Basta un attimo e vado per la tangente. Torniamo a bomba(*).

Una tipa che conosco molto bene e da quando aveva 10 anni fa catechismo. 45enne, militante ultranazionalista cattolica, arci-credente, osservante, praticante all'estremo veglie notturne e rosari organizzati in casa compresi, apparentemente sana di mente ma secondo me border-line, vita (apparentemente) normale, moglie di un marito che ormai l'avrà messo in pensione e mamma di due ragazzuole ed un maschietto prepuberale (spirito santo?). Costei, non paga di aver praticamente creato un clima di ribellione non solo tipico della adolescenza tra i suoi figli con la maggiore e maggiorenne bestemmiatrice in stile caserma...questa mamma fa catechismo.

Prepara annualmente orde di ragazzini di provincia (perché anche se in nota località turistico-balneare a nord di Roma e a due passi dalla stessa sempre di provincia si tratta!) a meritare la prima comunione o la cresima.

Dove sta il problema? Ci arrivo.

Come noto da diversi anni dal Vaticano sono giunti comunicati di varia natura: di quando in quando e centellinati con i tempi lenti e noiosi delle umide e quasi buie sale del papato. Le scuse a Galileo, quelle a Newton e Darwin, la rivisitazione di testi scientifici, i buffetti non tanto amichevoli agli evoluzionisti ed alla marmaglia di scientology, la rivisitazione delle scritture, le ammissioni ed i mea culpa qua e là. Poca roba ma meglio di niente. E ti soffermi a parlare con un prete magari scopri cose che in lui non avresti mai immaginato al confronto del quale Don Camillo era un asceta. Insomma che la Chiesa sia vecchia ed anacronistica è cosa nota da sempre (era già vecchia quando nacque), come abbia mantenuto lo strapotere su milioni di ignari è altrettanto noto ma che ci sia qualcuno non dico che la cambi, ma che la presenti in luce migliore è noto e per questi, ho un profondissimo rispetto, umano e non catechistico si intende. Io stesso ho insegnato per anni scienze naturali, chimica e scienze della terra in una scuola cattolica e mai nessuno è venuto a sindacare su quanto trasmettevo agli studenti magari mentre ancora masticavano l'ostia.
Ovvio che a me nun me ne po' frega' de meno di queste posizioni ufficiali rivisitate e corrette ma meglio di niente.

E invece costei cosa fa? Legge la Bibbia ed il Vangelo e fin qui passi.
Ma non li interpreta in chiave metaforica a trasmettere valori umani per cui non occorre essere cristiani né tanto meno cattolici (col consenso di Odifreddi) ma semplicemente "umani": li trasmette tout court come oro colato, come verità unica ed indivisibile, come storia documentata ed accaduta che neanche gli storici quelli veri sono poi tanto sicuri di quel che scrivono o raccontano.
E oltre a far danni notevoli così giustifica tutto e tutti con la divina provvidenza, demanda alla preghiera la soluzione di ogni cosa e compagnia cantando, salvo ovviamente passare dal predicar bene al razzolar peggio di quando in quando e soprattutto a tutela dei suoi interessi economici. Ma va'?
Una volta costei imbastì una digressione sull'evoluzione dell'umanità partendo da Adamo ed Eva e parlandone con così grande convinzione da suscitare morboso interesse a provocarla e così scoprire che per lei le cose andarono davvero così: e tutto ciò trasmette ai fanciulli che oggi come oggi poi così piccoli non sono visto che sono obbligatori due anni di catechismo (una volta a settimana paio d'ore) per la comunione ed altrettanti per la cresima alla quale arrivano non prima dei dodici anni! E un dodicenne d'oggi sappiamo quante ne sa o meglio pensa di saperne.
Non vi sto a raccontare il tentativo di provocazione abortito da un tacito accordo sul quieto vivere: avrei voluto chiederle come spiegava le nascite successive a quelle di Caino ed Abele, col secondo morto ed il primo esule chissà dove. Sarebbe stato troppo complicato per quella ingenua mente spiegarle che il ritmo riproduttivo umano, ipotizzando ovviamente incestuosi rapporti padre-figlie, madre-figli e figli-figlie, mal conciliava con l'età della Terra calcolata su dati biblici!
E immagino questi ragazzini e queste ragazzine uscire credo sgomenti dalle sue lezioni e portarsi dietro chissà per quanto tempo queste falsità infami e soffrire un dualismo micidiale tra quanto racconta loro il prof di scienze e quanto ascoltato in parrocchia da una anacronistica ed imbecille bigotta. Senza contare che altre volte ho scoperto che ne so molto più io di "storia" evangelica che lei che ha imparato a pappagallo e molto canonicamente e dogmaticamente gli eventi senza analzzarli a fondo.

Del mio catechismo (allora c'era il 2x1, cresima e comunione insieme a 10-11 anni, ed io le feci insieme a mia sorella che ne ha uno meno di me) ricordo molto poco, a parte la compagna di corso (Francesca) di cui ero follemente innamorato - ero molto precoce! - ma non ricordo certamente episodi tali da segnarti per sempre.

Sicuramente in Vaticano non sanno un accidente di quanto accade in quella parrocchia e chissà in quante migliaia di altre sparse sul territorio. Non lo sa neanche il vescovo ma sicuramente lo sa il parroco le cui omelie rasentano il ridicolo (ne ho subite casualmente un paio e mi sono soffermato ad ascoltare critico, cosa che credo non facciano neanche le menti più acute dei praticanti).
Quindi il Vaticano non si affanni a diffondere comunicati stampa nel tentativo di dare modernità alla sua immagine ed al suo ruolo. La Chiesa è vecchia e marcia dentro, alla base. Questo infinito medioevo non ha fine.

(*) come diceva un parlamentare abruzzese ai primi del '900 e originario di Bomba (PE) che voleva attirare l'attenzione del governo sui problemi del suo paesello.