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giovedì 25 agosto 2016

Un terremoto italiano

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Duo genera sunt, ut Posidonio placet, quibus movetur terra. Utrique nomen est proprium: altera succussio est, cum terra quatitur et sursum ac deorsum movetur, altera inclinatio, qua in latera nutat alternis navigii more. Ego et tertium illud existimo quod nostro vocabulo signatum est; non enim sine causa tremorem terrae dixere maiores, qui utrique dissimilis est; nam nec succutiuntur tunc omnia nec inclinantur sed vibrantur, res minime in eius modi casu noxia; sicut longe perniciosior est inclinatio concussione: nam nisi celeriter ex altera parte properabit motus qui inclinata restituat, ruina necessario sequitur (Seneca, Naturales quaestiones Qui la traduzione)

Tre erano i tipi di terremoto secondo Seneca. Ne aggiungo un quarto: il terremoto italiano.

Ancora una volta mi trovo a scrivere su queste pagine di terremoti e delle loro conseguenze, ma soprattutto delle conseguenze dell’inettitudine umana, unico elemento prevedibile in tutto questo o quanto meno misurabile. Come è possibile tollerare oltre questo terribile deja vu di chiacchiere e promesse? Com’è possibile definire moderno un paese che si straccia le vesti piangente e che si consola dietro la grande umanità, la enorme solidarietà, l’unità dimostrata nel momento del bisogno?

Si dice, ed è molto probabilmente vero, che l’Italia abbia la migliore Protezione Civile del mondo, che sia stata inventata qui, all’indomani del devastante terremoto friulano del 1976: in un paese civile che si rispetti la Protezione Civile dovrebbe passare la maggior parte del tempo a girarsi i pollici perché in un paese civile tutto dovrebbe essere demandato alla prevenzione. Ma nonostante la prevenzione sia suo mandato fondamentale accade invece che quella dai danni causati da eventi naturali -frane, terremoti, inondazioni ed eruzioni vulcaniche- si rivela ahimé, ad ogni loro verificarsi, pressoché inesistente.

91987691Un terremoto da solo non uccide, ciò che uccide sono i manufatti umani, le abitazioni inadatte a dare a chi le occupa quanto meno il tempo e la possibilità di uscire di casa soprattutto se si rapporta all’intensità di quest’ultimo evento.

Il terremoto di suo è un evento naturale e la cosa si ferma qui: non esiste la catastrofe naturale del tutto indifferente alla nostra presenza, esiste solo la nostra incapacità di convivere in un territorio geologicamente giovane e proprio per questo ad altissimo rischio. Dobbiamo quindi assumercene la responsabilità, una responsabilità che finora non è stata presa da nessuno e che viene riciclata periodicamente (statisticamente l’Italia subisce un terremoto distruttivo ogni 5 anni) parlandone per qualche mese, reiterando la solita sequela di polemiche sterili e che ben presto viene dimenticata con la labilità della memoria umana che tende a rimuovere i traumi rapidamente, spesso anche da parte delle vittime stesse che quando non abbandonano il territorio si affidano ad un macabro fatalismo.

I geologi, categoria di professionisti che appare dal nulla ad ogni catastrofe del genere, lo ricordano sempre. Purtroppo sempre dopo visto che nei periodi di intervallo restano inascoltati o peggio, loro stessi tacciono crogiolandosi nel benessere momentaneo della quotidianità.

Il terremoto che ha colpito la zona appenninica tra i Monti della Laga ed i Sibillini è un tipico terremoto italiano: avviene in una zona rurale, marginale e tra collina e montagna, dove si è costruito, anche in tempi recenti, male e senza progettazione antisismica moderna, dove spesso si sono usati materiali di risulta, dove non si è posta mano né al risanamento né alla ristrutturazione e poi, quando il terremoto arriva, ed arriva , tutti cascano dal pero sbalorditi come se il terremoto fosse una fatalità inevitabile.

Italy QuakeCentri abitati con numero di residenti invernali diversi ordini di grandezza inferiori a quelli estivi, con piccole frazioni di qualche decina di abitanti e paesi da uno a poche migliaia di abitanti. Dove molte vecchie case destinate alla villeggiatura estiva, laddove non ereditate da genitori o nonni, sono state comprate a prezzo di realizzo, e ristrutturate negli interni, con nuovi impianti di riscaldamento, bagni ed infissi alla moda ma senza la cura minima per l’aspetto strutturale antisismico, con nemmeno una verifica di tetti, solai, scale e vie di uscita. Negli anni vecchie stalle ristrutturate come appartamenti, strutture turistiche di tipo bed & breakfast ed agriturismi sorti dal nulla ogni poche centinaia di metri, migliaia di euro spesi per fare una piscina e neanche uno per ancorare un solaio ma che dico, per ancorare a muro un armadio che ti crolla sul letto alla prima scossa intrappolandoti!

Ed a questo si aggiunge quella sorta di fatalismo ignorante che fa dimenticare di vivere in un territorio classificato ad elevato rischio sismico, il massimo.

Sono zone sismiche, come tantissime altre in Italia, non definibili tali da qualche secolo, ma fin dai tempi di Cicerone e Tacito le cronache di raccontano di episodi sismici importanti, tali da essere annotati anche allora: stiamo parlando quindi di una delle zone più tipicamente sismiche dell’Appennino e chi, come me, ha studiato geologia, sa bene che da quelle parti esistono linee tettoniche note a livello mondiale e che coincidono con i piani di scivolamento e stiramento di una parte dell’Appennino centro meridionale rispetto a quella nord-orientale. Rimando al blog di Aldo Piombino per gli approfondimenti.

Ma se anche un ospedale, come quelli di Amatrice e di Amandola, e come già successo all’Aquila, una caserma dei Carabinieri, una prefettura, non reggono ad una scossa sismica del genere, mi convinco che la modernità ostentata dal mio paese sia solo apparenza e che in realtà vivo in un paese rimasto al medioevo degli scongiuri e delle processioni. Scosse queste ultime tutto sommato non così forti come si potrebbe pensare a giudicare dalla distruzione che ha seminato. E un albergo che si sbriciola come un biscotto, una scuola che poteva essere piena di bambini o di ragazzi e che si scopre persino andata soggetta a ristrutturazione e di recentissima inaugurazione (Amatrice, 2012)!

E’ stato un terremoto che da punto di vista energetico, rispetto a quello de L’Aquila del 2009, molto meno intenso: ricordando che la magnitudo Richter esprime un valore su scala logaritmica, nel passare dal 6.9 de L’Aquila al 6.0 di Accumoli, la differenza non è solo quello 0,9, ovvero quasi 1 punto, ma in termini di potenza significa decine di volte meno distruttivo ma che però ha prodotto un danno che a vederlo sembra più grave di quello subito da L’Aquila stessa, se si basasse l’analisi sul numero di vittime considerando la maggior densità abitativa della cittadina abruzzese.

Un terremoto del genere, in paesi dove prevenzione antisismica e costruzione adeguata sono all’ordine del giorno come Giappone o California, avrebbe provocato al massimo un gran polverone con successiva spazzolata via, da noi invece contiamo i morti.

Come è possibile che si possa continuare a tollerare e sopportare questa oscenità? Si dice che in questi momenti, quando ancora potrebbero esserci persone sopravvissute da tirare fuori dalle macerie, le polemiche debbano esser messe da parte. E invece secondo me è proprio questo il momento di fare polemica con chi e contro chi non ascolta i moniti, gli avvisi, le raccomandazioni ma soprattutto nei confronti di chi continua a crogiolarsi nell'ignavia e nella presunzione e molto di più contro chi non è stato in grado, in oltre settant'anni di Repubblica, di far valere le posizioni che potrebbero salvare vite.

Quante volte è stato detto che cose del genere non si dovevano ripetere più? E quante volte invece ci siamo trovati davanti alla replica dei medesimi episodi con le medesime parole nelle orecchie? Ancora una volta ad estrarre sopravvissuti e morti da sotto le macerie, a diffondere immagini strazianti di chi ha perso tutto in qualche decina di secondi. Evidentemente chi sta sul territorio non fa quel che deve fare, come minimo mettere sotto controllo le strutture pubbliche più importanti e chiedersi se reggeranno o meno ad un terremoto; anche i cittadini dovrebbero essere indotti, magari con sgravi fiscali se non obbligati per legge, a ristrutturare in maniera antisismica le loro abitazioni.

Ad ogni terremoto così tipicamente italiano, nella sua tragicità e nei suoi effetti, vediamo sempre i medesimi effetti sulle abitazioni: pareti con crepe incrociate ad x da cui non si scampa, una struttura così lesionata è condannata. Solai staccati dalle pareti che crollano uno sull’altro in un tragico effetto quando sarebbero bastate chiavi di ferro infilate nel muro ad evitarlo.

Ricordiamo che molti centri dell’Appennino ristrutturati di recente a seguito di terremoti precedenti, e persino in epoca medievale reggono egregiamente ai terremoti perché fatti bene! Non è necessario il cemento armato, si può fare anche con la muratura e Santo Stefano di Sessanio (AQ) ne è un esempio che ha retto benissimo al terremoto del 2009 e Cerreto Sannita (BN) regge a qualsiasi terremoto da oltre 400 anni. Ed attualissimo il caso di Norcia che è stata epicentro di una delle scosse maggiori ma che ha saputo trarre insegnamenti importanti dai terremoti precedenti, soprattutto da quello del 1979.

Si possono fare bene queste cose risparmiando vite e denaro sapendo inoltre che in Italia finora si è speso molto di più a riparare i danni dei terremoti di quanto sarebbe stato necessario per prevenirli.

Ed è un terremoto italiano soprattutto perché uccide e distrugge quando altrove non avrebbe avuto i medesimi effetti.

E’ paradossale ma proprio quando sembra che le forze dell’ordine stiano lavorando bene ad evitarci un attentato terroristico, questo sì davvero imprevedibile come un terremoto e altrettanto impreventivabile, ce ne stiamo inerti in attesa di questi suicidi di massa periodici. O dovrei dire omicidi?

Arrivederci tra un quinquennio.

giovedì 21 marzo 2013

Sacro e profano

Uno

Qualche settimana fa sono a capitato a Norcia durante una delle mie scorribande motociclistiche.

Una inattesa ed incredibile bolgia di gente che, inaspettatamente, aveva riempito all’inverosimile ogni angolo del paesino ha reso la sosta meno gradita del solito che vede questo paesino e soprattutto in inverno, pressoché deserto. Motivo? La sagra del tartufo che a dir la verità non si vedeva in giro e le bancarelle offrivano le solite paesanità alla Eataly e magari anche più care!

Ma la cosa che più mi ha colpito è stato il modo con cui hanno devastato il basamento della statua di San Benedetto. Devastazione con tanto di finto ruscelletto, logo dello sponsor e firma del cosiddetto art designer! Giudicate voi stessi.

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E com’era bello nella sua semplicità.

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Due

E questo esempio di architettura edilizia? Un insulto ad Euclide come minimo.

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Tre

E per finire in un bar sulla Salaria, dalle parti di Passo Corese, l’accostamento di una fedelissima simpatizzante…della Madonna o di Berlusconi? Fate vobis. Di madonne ce n’è per tutti i gusti di Berlusconi ce ne basta uno!

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sabato 16 febbraio 2013

Stronzate

  

Un interessante accostamento di immagini al testo…

Alla velocità con cui le notizie si diffondono oggidì c’è ben poco da stare allegri visto che con la stessa rapidità si perdono nell’oblio; loro, laggente italiana tipo ha la memoria corta come la scala di un pollaio, con cui condivide un altro attributo, e quindi perché meravigliarsi ascoltando la pensionata da 600 € al mese vicina di casa che afferma che rivoterà Berlusconi dopo che averlo votato fin dal 1994?

Oggi la notizia dura al massimo 48 ore ed immediatamente dopo questa è sostituita da altro, rimpiazzata da tutt’altro e spesso contraddetta con ricorrenza infinita di smentite e conferme che smentiscono in una ridda di ipocrite e ridicoli ossimori: la maggioranza ha dimenticato da un pezzo fatti e fonte, indipendentemente dal grado di verità (ma esiste un grado simile?).

Se c’è una cosa che mai mi ha fatto difetto è la memoria, quasi elefantiaca. Riesco a ricordare inezie e pagliuzze, figuriamoci le travi che girano di questi tempi, da destra e da sinistra. E quindi in questo caleidoscopico rincorrersi di prese di posizione, negazioni, collaborazioni, dichiarazioni d’amore e lettere minatorie, minacce e carezze, opinioni e clamorosi errori di fatto, sto cercando di districarmi nonostante tutto ed anche se…

…se dopo tantissimi anni, gli anni delle mie prime partecipazioni al voto democratico e dei suoi effetti (danni?) collaterali mi sento come il ragioniere più famoso d’Italia e la voglia di scaricare nel cesso le buone intenzioni, proprio come il finale della scenetta, è tanta.

Assistendo al solito teatrino dove la stragrande maggioranza dei protagonisti gareggia in chi riesce a distrarre laggente meglio che può mi viene voglia di fare anch’io una stronzata…esattamente quanto occorre affinché lo sciacquone della coscienza possa essere efficace.

Una stronzata, una tra milioni di altre. Dare il voto proprio dove nessuno se lo aspetterebbe nella speranza che tanti altri come me facciano lo stesso imprimendo una deriva netta a questa omogeinizzazione che ha portato l’antipolitica ad essere essa stessa politica di fatto.

La mitica scena di Fantozzi travolto dalle informazioni dei politici

Nonostante le apparenze non vorrei far intendere che le mie critiche, le mie perplessità o il mio imbarazzo siano rivolte sempre e soltanto contro Berlusconi e la sua gente anche se è sempre la stessa merda come ha ben scritto Jestercap72; Monti lo considero una persona serissima e per bene, forse davvero l’unico innovatore degli ultimi tempi ma, con un eufemismo, non apprezzo coloro i quali lo sostengono ad iniziare da Casini; Bersani? Ho come l’impressione che abbia davvero pettinato bambole…ma è innegabile che il loro programma sia largamente condivisibile ed impeccabile pur riconoscendo la mia progressiva disaffezione storica a partire dai tempi de la quercia di Occhetto e prima ancora dalla prematura morte di Berlinguer.

M5S merita un discorso a sé a distinguerlo. Ma dietro qualche buona idea e tanta gente onesta in buona fede ha il vuoto tipico di quei cervelli che non sanno di aver avuto una buona idea e non si accorgono che persone più intelligenti di loro se ne appropriano spacciandola per originale.

Gli altri? Spero restino tutti sotto la soglia di sbarramento.

Ho detto tutto e non ho detto niente. Ho detto solo cazzate sentendomi allineato e la cosa non mi piace…resta la sensazione amara. Non mi fido.

domenica 20 novembre 2011

E mettiamoci il no-au

Lo scollamento tra quanto viene insegnato a scuola e mondo del lavoro è direttamente proporzionale al numero di anni dedicati allo studio. Affermo e sostengo.

Così mentre un ragazzo che decida di interrompere gli studi alla fine della terza media può, in linea molto teorica d'accordo ma più percorribile che altre, aspirare a farsi un mesetto in prova, pagata poco ma sempre pagata, da qualche parte, un laureato deve invece sottostare a qualche anno speso, senza retribuzione ça va sans dir, tra tirocini formativi, master ed ovviamente tanti, troppi stage che come noto pronunciati impropriamente all’inglese, steisg, riempiono di un altro bel parolone la bocca di tanti imbecilli.

C’erano anche ai miei tempi ovviamente ma molto più seriamente condotti e sicuramente finalizzati ad uno scopo ben definito: un esame di stato, una possibile assunzione.

E così nel nostro ridente bel paese che, come più volte affermato anche su queste pagine, ha trasformato la mobilità in precarietà, ancora una volta svolazzano impuniti migliaia di personaggi che sanno trarre profitto dall'ingenuità e dalla rassegnazione di giovani pieni di belle speranze: sanguisughe maledette pronte a sfruttare chiunque sia loro a tiro. Profitto ovviamente e sicuramente personalissimo ed esentasse.

E una delle vittime mia figlia: la giovane dottoressa e dottoranda (a gratis); in tempo redenta perché fortunatamente per lei aperta al dialogo con i genitori a cui racconta tutto e di tutto ma soprattutto in grado di usare la propria testa.

Complice un post capitato come il cacio sui maccheroni in cui l’autore descrive minuziosamente il tentato raggiro editoriale ai suoi danni da parte di un personaggio ottimamente descritto mi associo, in ritardo di qualche giorno ma intenzionato a farlo prima ancora d’aver letto quel post, aggiungendo il famoso carico da 11.

Visto che come dicevo in apertura oggi come oggi più si studia e meno si è preparati anche la giovane dottoressa nel tentativo di avvicinarsi al mondo dell’editoria, soprattutto quella di qualità anche se di nicchia, ha abboccato al seducente invito della Perseo Edizioni a partecipare ad uno stage formativo: quale migliore occasione se non quella offerta da una casa editrice che vanta centinaia di titoli pubblicati da altrettanti brillanti docenti universitari?

Tutor? Non sanno neanche quale sia il significato del termine.
Mezzi? Adottando la tecnica delle migliori multinazionali applicano il desktop sharing che non è roba informatica: tre scrivanie da dividere in cinque, peccato sempre tutti presenti. Ed a proposito di desktop ognuno si porta il suo portatile, ovviamente. Il telefono invece…è uno solo.
Informazioni ed indicazioni? Nulle, al massimo improvvisate e frammentarie.
Utilità? ...

Se ho ben capito il tipo di lavoro consiste nell’effettuare tutte quelle attività tipiche del backoffice, delle ricerche di mercato e dello scouting fatto nel tentativo di proporre a librerie, di qualsiasi genere e taglio, compresa la cartolibreria sotto casa, ai caffè letterari (esistono ancora?) o peggio a quei cosiddetti “bar” che non riuscendo più a vendere caffè a sufficienza organizzano eventi su tutto e per tutti nei loro locali.

Nel tentativo di vendere libri la cui pubblicazione è stata PAGATA dagli stessi autori con la solita formula truffaldina di cui trattai proprio in uno dei primi post di questo mio blog e relativo alla casa editrice “Il filo online”. E come ben scrive l’autore del già citato post il tipo non paga per le spese editoriali, non paga gli stagisti, sicuramente non paga neanche le tasse, paga certamente le bollette e l’affitto e ci mette…il no-au…

Basterebbe non collaborare conclude l'autore del post. Non basta purtroppo perché i ragazzi sono vittime inconsapevoli ed ignare ed entrano loro malgrado nel giro del se non io un altro. Basterebbe regolamentare e vigilare. Ma questo è ancora più improbabile di un sonoro vaffa coralmente indirizzato a personaggi del calibro di quello descritto.

lunedì 29 agosto 2011

Bunga bunga. Amsterdam Party







Eccomi di ritorno dalla mia solita giratina (stavolta appena 5000 km) estiva in quel dell'Europa. I meravigliosi castelli, le cittadine, i borghi e la natura della valle della Loira tra Tours e Blois; l'affascinante e fiera Amburgo e la storica Lubecca con le coste del Baltico che in questo periodo hanno visto temperature dell'aria anche di 30 gradi a fine agosto nonostante il 54mo parallelo nord (fortunatamente anche per me che mi aspettavo pioggia e freddo!) e, nel mezzo, Amsterdam!

Amsterdam. La sognata Amsterdam della gioventù. La libertà di costumi, il liberismo sfrenato e direi eccessivo, la maria come se piovesse (non per me ed i miei gusti comunque) e soprattutto una città che non è rappresentabile da un preciso simbolo quali possono essere il Colosseo o la Tour Eiffel per Roma o Parigi rispettivamente: perché Amsterdam è essa stessa un monumento.

Con i canali, le facciate delle case che dal XV secolo in poi si affacciano sui canali, non una uguale all'altra, ognuna col suo trave a cui appendere il gancio per i traslochi ai piani alti, le facciate inclinate, i colori caldi e scuri dei mattoni così diffusi in tutto il nord Europa. I canali ricchi di cigni, anatre, oche e assolutamente inodore (a differenza di Venezia che ahimé puzza parecchio in qualsiasi stagione) e le home-boat deliziosamente arredate. Le ampie finestre a cercare sole e luce così rari da quelle parti, prive di tende che affacciano direttamente sulla vita privata dei loro abitanti incuranti dell'esterno così come i passanti (olandesi) lo sono dell'interno. Vetrine su vite proprio come le vetrine delle ragazze della zona a luci rosse che a ridosso delle mura di chiese luterane o cattoliche effettuano il loro commercio da secoli.

Deliziosa città. Affascinante ed unica. I milioni di raggi delle decine di migliaia di biciclette ovunque onnipresenti tanto da avere, i ciclisti, la precedenza assoluta su qualsiasi cosa, tram compreso...ed abitanti che ignorano allegramente lo stop ai pedoni ad ogni incroci neanche fossimo ad Hong Kong od a Saigon!

E il piacere acustico dell'ascoltare l'olandese. Questa lingua che ovviamente ha moltissimo del tedesco ma con variazioni tonali delle vocali e dei dittonghi così atipiche. Tedesco sì come ceppo principale ma spesso con sonorità che ricordano molto un certo inglese.

E ogni volta che vado all'estero, soprattutto in Germania come ho avuto modo di dire altre volte, mi sento e sento il nostro paese così africano nella totale assenza di regole e soprattutto regolatori. Il senso civico che respiri ad ogni angolo di quelle città in Italia puoi scordatelo.

Un solo esempio.

Al capolinea dell'autobus che ti porta alla stazione centrale almeno tre o quattro impiegati dell'azienda di trasporti che collaborano con gli autisti e le persone tra cui ovviamente tanti turisti. L'autista che oltre, ma va?..a condurre la vettura controlla che salgano solo i possessori di biglietti validi da vidimare al volo sul lettore magnetico "a vista", che rilascia i biglietti gestendo somme di denaro anche notevoli, che da informazioni a chiunque gli faccia una domanda qualsiasi e le risposte, ai turisti, in un impeccabile inglese con parolaccia in olandese al turista maleducato e presuntuoso (come alla spagnola che pretendeva di salire col biglietto scaduto!). E che, non ultimo, redarguisce pesantemente chi si comporta male alle fermate o chi lascia autovetture in sosta in prossimità delle stesse.

Mi immagino il nostro autista medio ATAC. Inglese? Ma per favore, a mala pena italiano, normalmente vernacolo romanesco. Gestione di biglietti? Denaro? Informazioni? ("non parlare al conducente" troneggia da sempre sulle nostre vetture). E le sue laconiche risposte potrebbero essere del tipo "ma che io, noi categoria, il sindacato che fa? E che allora noi dovressimo...e che faccio io? L'ufficio informazioni?!? Io porto 'a vettura..."...

Direte che sono fesserie ma credetemi. Basta poco all'estero. Basta guardare e guardarsi intorno per sentirsi veramente un paese di m***a pieno di persone che sanno solo farsi i c***i loro alla grandissima mancando completamente di rispetto per le più elementari regole di convivenza.

E se poi guardando ti capita una maglietta come quella che ho fotografato, esposta in prima fila tra quelle che si vendono ai turisti nei negozi di souvenir, allora capisci tante altre cose e vorresti esser nato altrove.

Ogni volta che torno in Italia da un viaggio nel resto d'Europa mi sembra di tornare indietro nel tempo e non nello spazio...

sabato 30 luglio 2011

Nulla si crea nulla si distrugge


DA VEDERE ASSOLUTAMENTE
(almeno gli ultimi 20 minuti)
Sono tornato per lavoro recentemente a Napoli e ancora una volta 'a munnezza l'ha fatta da padrone alle viste urbane già sufficientemente degradate della città. Non sto più a chiedermi come mai i napoletani non scendano sul piedi di guerra (se non sparuti drappelli perché colpiti negli interessi personali) né sto a giustificarli con la solita cazzata della rassegnazione partenopea perché i napoletani storicamente hanno dimostrato che quando la misura è colma sanno reagire come qualsiasi altra popolazione. Ormai sono io il rassegnato a giudicarli come conniventi e corresponsabili!

Agli albori di queste pagine quando ancora non avevo ben capito come organizzare e soprattutto di cosa parlare esordii con un breve sfottò indirizzato al cosiddetto Presidente Spazzino (dopo aver visto quello operaio, studente, dirigente, pensionato e recentemente anche il puttaniere...). Allora, Mister B, fresco di trionfo elettorale, ramazza alla mano, dichiarò che in meno di un batter d'occhio avrebbe risolto il problema a Napoli: sappiamo tutti (tutti?) come è andata.

Ma qui non si tratta solo di Napoli anche se laggiù il problema è endemico e secolarizzato ormai.

Recentemente il programma "Crash" che fa parte del palinsesto di Rai Storia, ha mandato in onda un ennesimo servizio sulle balle sparate a destra e sinistra e devo dire anche dal neo sindaco De Magistris.
Non è necessario guardare l'intera puntata. Bastano gli ultimi 20 minuti, da quando la brava giornalista introduce, scovati nelle mitiche teche RAI, un servizio di TV7 del 1979 e poi una puntata di Quark del 1984 sul problema dei rifiuti urbani. Appena una generazione fa.

Da Napoli a Messina, Torino, Venezia e Milano e altrove il sempiterno problema dei rifiuti: il sistema industriale umano che ha sviluppato un unico anello della catena produttore->consumatore senza possibilità di riciclo.

Esilarante il napoletano che critica il colore dei sacchi di plastica grigia introdotti dai comuni e distribuiti gratuitamente alla popolazione come a New York e Londra giustifica la voce di fondo. Troppo grigi per una città solare come Napoli!!!

Interessante ed istruttivo vedere come i lavori umilianti e sporchi vengono affidati, ancora a cavallo tra anni '70 ed '80 ad immigrati meridionali in nero o come italiani sono quelli che girovagano nelle discariche in cerca di materiale da riciclare mentre oggi i più guardano schifati extracomunitari e zingari che fanno lo stesso.

Drammatico e grottesco ascoltare i responsabili comunali di Torino che parlano di campi sportivi, parchi e giardini da realizzare sopra le discariche una volta riempite fino all'esaurimento o degli esperimenti degli inceneritori milanesi che, vanno bene, si dice, ma costa troppo secondo la idiota cecità dei soliti amministratori incompententi e corrotti che non potevano capire, idioti beoti, come gli investimenti si sarebbero ripagati nel tempo rapidamente grazie alla produzione di energia autonoma che deriva dal processo di eliminazione (il Principato di Monaco va avanti così, ora è un termovalorizzatore, dagli anni '60!).

Insomma: un'ennesima dimostrazione che Giambattista Vico aveva ragione soprattutto per il nostro paese che da decenni è in mano ad una classe dirigente inetta e interessata esclusivamente al proprio tornaconto.

Nulla si crea, nulla si distrugge...nulla è cambiato. Altro che panta rei.

Riassunto dal sito:
Nel 1979 la produzione di rifiuti procapite a livello italiano era di 200 kg l'anno per abitante. Nel 2010 nella sola Campania, i chili annui di immondizia procapite prodotta sono circa 350. Nella seconda parte di questa puntata, per la nostra consueta rubrica di Crash Storia, a cura di Antonia Moro, vediamo come in quegli anni Venezia, Napoli, Palermo e Messina affrontavano lo smaltimento dei rifiuti. Da alcune puntate di Tv7 e Quark.


venerdì 20 maggio 2011

Sgarbi's flop. Anche le capre pensano


Sgarbi's flop. Anche le capre pensano

Ogni tanto una buona notizia.

Sgarbi ha fatto flop nonostante tutta quella aggressività machista che dimostra con chiunque e dovunque. Dopo tutto basta un frammento dove si vede come costui non si smentisca perorando i sostenitori, me compreso, della causa che vuole che sia pagato per farlo.

E così dopo che anche Ferrara l'eclettico voltagabbana è stato schifato dai più a botte di zapping anche il bellicapelli nazionale ha preso una sonora legnata. Era ora. Che poi tornando a giulianone come fai a fidarti delle parole di uno che pesa più di 150 kg? Se penso che s'era candidato sindaco di Roma...

Insomma la prima puntata di "Adesso ci tocca anche Sgarbi" è stata anche l'ultima. Cancellata per mancanza di ascolti e con Sgarbi concorde: e certo! I 250.000 € a puntata li prenderà comunque, ed avrebbero dovuto essere sette.

Cancellato anche se, mi duole dirlo, in parte anche per il fatto che la maggioranza dei miei concittadini non possiede quel minimo grado di comprendonio necessario a capire fino in fondo la sintassi e la semantica del ferrarese: in altre parole, la maggioranza dopo trenta secondi di monologo avrà cambiato canale dicendo "e che due cojoni" e ben pochi hanno resistito masochisticamente come me proprio nella speranza di vederlo cadere.

Ma, giubilo!, così è stato. Ad un certo punto era evidente che annaspava arramipicandosi sugli specchi della sua tronfietà e basta leggere alcune sue dichiarazioni a posteriori per averne conferma. E non perché come ha detto, pur di dare della "capra" a priori a tutti tranne lui ovviamente, noi italiani preferiamo "Chi l'ha visto" ad argomenti quali quelli altisonanti di arte, religione, ambiente e dignità ma perché, per fortuna, oltre alla maggioranza che ha cambiato canale annoiata ce n'è un'altra parte, consistente e resistente, che non vuole che quei discorsi vengano da quel genere di pulpito, perché sa che sono tesi esclusivamente ad acquisire potere e voti per mantenerlo intatto (esempio banale quello di Sgarbi sindaco di Salemi? E che c'azzecca?!?).

E la prova è che quando quei discorsi vengono dai giusti referenti gli ascolti ci sono.

domenica 23 gennaio 2011

Memoria

Come si può descrivere quanto accade nel cuore di un uomo che ha dovuto lasciare la mano della moglie, il suo ultimo, rapido sguardo al viso amato? Come si pò vivere se una memoria spietata ti riporta alla mente l'istante di un congedo silenzioso quando per qualche frazione di secondo i tuoi occhi si sono chiusi per nascondere la gioia spicciola di aver salvato la pelle?
Come soffocare il ricordo di una moglie che ti mette in mano un involto con la fede, qualche zolletta di zucchero e un pezzo di pane duro? Come si può vivere vedendo che il bagliore si è acceso di nuovo, nel cielo, e sapendo che forse ad ardere sono le mani che avevi baciato, gli occhi che avevano gioito nel vederti, i capelli che sapevi riconoscere alche al buio, dall'odore, i tuoi figli, tua moglie, tua madre? Come si fa a chiedere un posto vicino alla stufa, nella baraccam a mettere la gamella sotto il mestolo che ti versa un litro di brodaglia grigiam o a riattaccare la suola allo scarpone? E come si può sollevare il piccone, respirare o bere con le grida dei tuoi figlie, i gemiti di tua madre nelle orecchie...

Certi aggeggi elettrici fanno calcoli di matematica, ricordano eventi storici, giocano a scacchi e traducono libri da una lingua all'altra. Risolvono quesiti matematici meglio dell'uomo e hanno una memoria impeccabile.
C'è un limite al progresso che crea macchine a immagine e somiglianza dell'essere umano? Evidentemente no.
Possiamo immaginarcele, le macchine dei secoli e dei millenni a venire. Ascolteranno la musica, apprezzeranno la pittura, sapranno dipingere quadri e comporre melodie e versi.
C'è un limite alla loro perfezione? Terranno testa all'uomo o faranno meglio di lui?
La macchina quale copia dell'uomo necessiterà di componenti eletrroniche, masse e spazi sempre più grandi.
Un ricordo d'infanzia... lacrime di felicità... l'amarezza di un distacco... la pietà per un cucciolo malato... la diffidenza... l'amore materno... l'idea della morte... la tristezza... l'amicizia... l'amore per i deboli... una speranza improvvisa... un'intuizione felice... il cordoglio... un'allegria immotivata... un improvviso turbamento.
La macchina potrà riprodurre tutto! Ma per contenere una macchina che cresce di peso e dimensioni man mano che impara a riprodurre le peculiarità della mente e del cuore dell'uomo non basterebbe tutto lo spazio di questa terra.
Il nazismo ha sterminato decine di milioni di persone.



Vasilij Grossman, "Vita e destino"

giovedì 11 novembre 2010

Inutile FAO

Il 7 marzo 1985 usciva "We are the world (we are the children)" su iniziativa di Quincy Jackson, musicato da Michael Jackson e su un'idea di Lionel Ritchie. Un brano che avrebbe ben presto fatto il giro del mondo e con tutti i proventi destinati ad aiuti umanitari nell'ambito della iniziativa chiamata "USA for Africa".

Rientrando da Fabriano ieri sera ho avuto l'occasione di riascoltarlo e stavo riflettendo come in 25 anni non sia cambiato nulla ed anzi la situazione sia drammaticamente peggiorata e riferendoci alla sola Africa, senza quindi contare le vastissime aree di fame e malnutrizione endemiche in Asia od in Sud America.

25 anni è un periodo enorme soprattutto se comparato al tasso di crescita di qualsiasi altro settore tecnologico o semplicemente socio-economico col quale si muove il pianeta. In 25 anni anziché leggere di un leggero miglioramento di alcune aree del pianeta si legge di peggioramenti. Il numero di persone che ogni hanno muoiono di fame è in crescita, quando ero ragazzo rimasi colpito profondamente dal sapere che ogni pochi secondi un bambino al di sotto dei 5 anni muore di stenti (tic, tac, tic...ne è morto un altro! Qualcosa come 200.000.000 ogni anno!!!) e la cosa è peggiorata.

E la FAO ancora una volta quest'anno ha presentato il suo inutilissimo rapporto (altrettanto inutile quello dell'anno scorso!) pubblicizzato da un enorme poster che pende sul Viale Aventino qui a Roma dove di fronte alla cifra di (almeno) 1.000.000.000 di persone che patiscono la fame cronica ogni anno rischiando di morire appare la scritta "I'm mad as hell", idioma inglese per "infuriato".

Infuriato? IO, e come me molti altri, siamo incazzati come bestie incazzate per l'inutilità di queste organizzazioni e l'assoluta inerzia che mostrano nel esercitare pressioni nei confronti dei governi, proprio quegli stessi governi dai quali dipendono facendo finta di sputare nel piatto in cui mangiano e chiedendo a noi di firmare la petizione affinché si faccia pressione per sensibilizzare i governi dei paesi dove si mangia non per uno, né per due ma addirittura per 10 rispetto a quanto hanno a disposizione i poveri della terra.

In 25 anni nulla è cambiato e peggio che mai neanche in 50 ed oltre anni che esistono questi organismi passati immuni da cambiamenti radicali avvenuti all'interno dei paesi che li hanno generati. In 25 anni o poco più il mondo ha avuto due guerre mondiali con decine di milioni di morti, in molto meno di 25 anni il mondo occidentale così come lo avevamo conosciuto per i 50 anni precedenti è cambiato al punto da averci fatto perdere di vista molti valori di allora ancor validi oggi. E in 25 anni quello stesso mondo non ha fatto altro che peggiorare la situazione di intere etnie che una volta erano perfettamente in grado di autosostenersi in un regime di economia dagli utili modesti ma sufficienti e che ora, vittime del guadagno incontrollato di pochi soccombono.

Altre volte su queste pagine ho avuto modo di criticare aspramente l'operato di inutili organizzazioni come la FAO o l'IFAD (qui, qui e qui) e proprio recentemente si è venuto a sapere che i soli costi dell'alloggio per il presidente dell'IFAD, il nigeriano Kanayo F. Nwanze, raggiungono la stratosferica cifra di 400.000 $ l'anno!!! Nonostante la bugiarda smentita dell'IFAD (http://www.ifad.org/governance/ifad/statement_i.htm). Se il sottoscritto col miserabile contributo di 30 € al mese all'UNICEF (ripeto, unico ente internazionale che "salvo", salvo prova contraria!) riesce a sostenere l'alimentazione di almeno 6 bambini fate il conto di quanto Kanayo possa fare autotassandosi ed "accontentandosi" di un bell'appartamento al posto del villone!!!

Ma non è solo questo che mi fa incazzare senza temere di essere ripetitivo. E' che sono nauseato da questo continuo ricorrere all'invito ad aderire ad iniziative di solidarietà rivolte a privati cittadini che se onesti contribuenti vorrebbero veder devolute davvero parte delle loro tasse in aiuti umanitari concreti. Invitare a mandare l'sms da 1 o 2 € che magari contribuisce ad arricchire lo stato della relativa quota IVA od il gestore telefonico della sua propria quota parte (!!!), invitare a sottoscrivere questa o quella campagna, questa o quella Onlus che spesso spende in pubblicità più di quanto dovrebbe invece destinare in aiuti! Le stesse Onlus nate e lasciate nascere da parte di stati inerti ed indifferenti, incapaci di realizzare anche le più semplici iniziative umanitarie e che si beano del convoglio di paccottiglia raccolto all'indomani e solo in occasione di una qualche catastrofe!

Certo. Io stesso contribuisco in vari modi (un paio di adozioni a distanza, come dicevo un piccolo aiuto attraverso l'UNICEF e qualche una tantum) ma spesso mi sembra di essere quella inutile goccia nell'oceano o di fronte ad inviti a far lo stesso sentirsi dire "non mi fido...ma sei sicuro che gli arrivino? [gli aiuti]" che poi, la maggior parte delle volte, è solo una schifosissima SCUSA per non scucire una lira e subito dopo spenderli in "gratta&vinci".

Ma nonostante questo invito chiunque mi legga a cercare di fare quanto sia di vostra capacità ed in vostra coscienza, senza porsi domande inutilmente retoriche e prive di risposte sensate perché sono le stesse fame e condizioni dei paesi del terzo e quarto mondo, o più genericamente del sud di questo nostro pianeta, ad essere insensate.




Nota: A distanza di 25 anni Jamie Fox a gennaio di quest'anno ricreò un numerosissimo gruppo di artisti, molti dei quali già presenti nel 1985, per riproporre lo stesso brano che stavolta destinava i proventi per le vittime del terremoto di Haiti. "We are the world 25 for Haiti" (qui il video).

sabato 23 gennaio 2010

Avviamento al lavoro. Per legge e di corsa

Due novità nel panorama politico nostrano. Non mi riferisco né al matrimonio notturno della Gelmini né al fiorire di candidature vecchie e nuove per le prossime regionali.
Sto invece pensando a quanto è stato detto di recente a proposito dei giovani, o meglio, dei giovanissimi: gli adolescenti.
In primo luogo un ritorno al passato, all'avviamento al lavoro degli anni 40, 50 e 60. Visto che, ci dicono, l'obbligo di istruzione fino a 16 anni tiene sui banchi un numero altissimo di giovani tanto vale dar loro la possibilità di andare a lavorare: o meglio, fare apprendistato durante l'ultimo anno al posto della frequenza a scuola.
Secondo me i soliti cerebrolesi avranno fatto due calcoli: visto che ci sono migliaia di insegnanti precari che presto resteranno addirittura senza neanche le supplenze riduciamo ancora il numero dei ragazzi e cioè l'esatto contrario di quanto servirebbe.
Ancora una volta ed in direzione (ostinata e contraria diceva De Andrè) completamente diversa da quelli che sono gli indicatori che ci vengono dal resto d'Europa, e del mondo, i nostri geniali governanti legiferano, macché dico legiferano...emendano le finanziarie in commissione lavoro fregandosene altamente del confronto con i diretti interessati (sindacati, parti sociali, opposizione) e poi arriveranno col disegno di legge in parlamento approvandolo a botte di fiducia o per decreto!
Che ci siano da sempre stati, nelle scuole d'ogni ordine e grado, gli scaldabanchi è cosa più che nota; che ci siano migliaia di braccia rubate all'agricoltura è ovvio ma ancora una volta, ricordando il bravo Silvio Orlando ne "La Scuola" del 1995 (mi pare) "ancora una volta abbiamo dimostrato che la nostra scuola è fatta per coloro i quali non ne hanno bisogno!". Ma come? Cosa nota che il nostro paese, rispetto ai nostri concittadini comunitari, è quello col il più alto tasso di analfabetismo di ritorno cosa si propone? Dar la possibilità ai più svogliati di avviarsi al lavoro e diventare ancora più ignoranti. Ma se ci sono leggi che impongono, ed era ora, persino ad un meccanico, d'avere il diploma professionale per aprire un'officina? O, di contro, che il tutto serva ad alimentare le casse delle migliaia di cosiddette scuole private che a fronte di rette piuttosto alte offrono corsi per parrucchieri, estetisti e quant'altro?
E poi, mi chiedevo, quali potrebbero mai essere i lavori a cui avviare i ragazzini e le ragazzine quindicenni? Sciampista? Garzone di bottega? Banchista? E non sono forse questi i cosiddetti lavori umili che si dice in Italia nessuno vorrebbe più fare? Anzi, i lavori che qualsiasi extracomunitario aspira a fare nonostante la laurea che tantissimi di loro hanno!!! E infine: ma se ci sono laureati che devono umiliarsi ad accettare lavori completamente diversi da quello per cui hanno sgobbato come pensare che un 15enne possa trovare spazio anche come apprendista a gratis?
Da diversi anni ormai, e soprattutto per cercare di restare al passo con il resto d'Europa in primo luogo, ma anche col resto del mondo alla lunga, un diploma è diventato, in termini di possibilità d'impiego, equipollente a ciò che poteva essere la licenza media negli anni 50 o 60. Per fare un esempio una volta si avviavano alla carriera militare nel ruolo dei sottufficiali (da sergente a maresciallo per capirci) persone in possesso della sola licenza media ed a partire dai 16 anni si poteva iniziare la scuola. Da diversi anni per lo stesso ruolo occorre essere diplomati, si accede alla Scuola Marescialli e dopo tre anni si conseguisce una vera e propria laurea triennale uscendo col grado di Maresciallo Ordinario destinato a ruoli che possono anche comprendere quello di comandante di stazione dei Carabinieri. E in analogia, nel ruolo ufficiali per il quale una volta bastava il diploma, adesso vengono preferiti i laureati! E' un esempio un po' ironico questo...se ne sono accorti persino nelle Forze Armate!
Il ruolo dell'istruzione, qualunque essa sia, è fondamentale e indiscutibile, altro che avviamento al lavoro. Meglio un ragazzo che magari arriva al diploma a spintoni e con fatica che uno che a 14-15 anni molla tutto e tutti per restare talmente ignorante che sì, saprà anche leggere e scrivere ma dopo aver letto una pagina di giornale (se mai lo facesse) non avrà capito nulla di quanto c'è scritto o che non saprà compilare un modulo, un questionario!!! Tanto alla fine quello stesso ragazzo finirà comunque, selezionato dal filtro del mondo del lavoro, a fare quegli stessi lavori che qualcuno vorrebbe fargli iniziare a 15 anni!
La seconda novità sta in ciò che Brunetta ha detto e che lui stesso ha definito provocazione. Sarà. Prendendo spunto da una sentenza (talmente priva di senso da rasentare il surreale) che ha condannato un padre divorziato a continuare a passare gli alimenti alle figlia 32enne ancora iscritta all'università ma fuori corso da 8 anni (!!!) il ministro ha asserito che cercherà di fare una legge che metta fuori di casi i figli a 18 anni.
Fuori di casa a 18 anni e per legge...manco i nazisti!!!
Ed ha rincarato la dose fornendo ampie spiegazioni al vastissimo pubblico della nota trasmissione televisiva nazional popolare "Domenica In" suscitando al contempo le ire del suo collega ragioniere di stato Tremonti. Perché? Per via della sua proposta di aggiungere la fantasmagorica cifra di 500 € mensili come buonuscita casa! Stendiamo un velo pietoso sulle eventuali fonti aliene per ottenere queste risorse (le pensioni di anzianità!!!). Ma anche si vivesse in Olanda dove ai giovani disoccupati lo stato fornisce un sussidio accollandosi "la responsabilità" del non aver dato loro il modo di lavorare ognuno di noi sa che oggi come oggi con quella cifra non si va lontano.
I bamboccioni ci sono e ci sono sempre stati! Il caro Brunetta si è dimenticato che a fianco della minoranza che resta a casa perché gli fa comodo la maggioranza lo fa perché costretta dalle attuali condizioni socio economiche. E' innegabile che questa è la prima generazione in cui i figli stanno peggio dei padri dove è loro negato persino il sogno di poter realizzare un futuro. E questo, secondo, me si lega a quanto detto nella prima parte.
Ancora una volta anziché non dico fare ma almeno provare a mantenere una delle promesse elettorali assistiamo, attoniti e quasi rassegnati, alle iniziative personali, alle fanfaronate, alle proposte talmente insensate da risultare frutto di vaticinio e cabale irrazionali piuttosto che di menti pensanti.
E, amaramente, continuo a cercar risposta: ma i miei concittadini in questi ultimi 15 anni, dov'erano? E dove sono quelli che un tempo scendevano in piazza per molto meno?
E la domanda che qui riporto volentieri mi torna a proposito!

venerdì 15 agosto 2008

Il filo online diventa il cappio offline

 

Nota post migrazione (novembre 2011). Visto il seguito di commenti che ha avuto questo post li riporto integralmente così come inseriti su Splinder

In questo mondo parolaio dove a tutti (e non sempre per fortuna, ma questa è un'altra storia e basta cambiare canale) è dato modo di scrivere c'è una cosa che ho casualmente scoperto (una persona che conosco stava per esserne coinvolta) e che sinceramente mi lascia sbigottito da una parte e furioso dall'altra.

Pubblicizzata continuamente su quotidiani, settimanali e mensili, con migliaia di banner diffusi in rete c'è una casa editrice che continuamente (e già qui la cosa la dice lunga) indice concorsi letterari per scrittori emergenti. Chiunque penserebbe che la prassi sia quella nota: si manda lo scritto (dopo essersi tutelato con testimonianze e mezzi informatici che ne si è l'autore primo ed unico) e si aspetta la fatidica risposta.

Macché! In questo caso si deve pagare, e per un/una giovane, spesso giovanissima possibile penna del futuro tirare fuori 2250 € non è cosa facile, direi impossibile. Tanto chiedono!

Il loro messaggio è subdolo e sibillino: inviaci i tuoi scritti anonimi e ti faremo una proposta editoriale. Una proposta oscena direi.

Perché quel denaro?

Per stampare 300 copie, di cui 150 devono essere acquistate dall'autore stesso che autonomamente provvederà a rivendersele a 15 € cadauna con il probabile sistema del porta a porta presso parenti ed amici impietositi (trovarne 150 non è mica facile!). Le rimanenti 150 verranno piazzate dalla casa editrice nelle varie librerie che solo in caso di esaurimento provvederà a stamparne altre. Infine questa sosterrà i costi di pubblicità a mezzo stampa e/o radio e televisione (immagino, radio val cannuccia e il giornalino della scuola elementare!). Ovviamente i diritti d'autore verranno riconosciuti, ovviamente!

Immagino che la commissione giudicatrice delle opere da selezionare abbia ampie vedute :-)

Che amarezza...

E infine, in tutto questo, e le tasse?

Commenti

#1 04 Settembre 2008 - 16:22

eh hai ragione sai. conosco bene il mondo editoriale. se sai scrivere ti pubblicano gratis le editorie serie. purtroppo in italia gente che sa scrivere veramente ce n'è poca, ma sono tanti coloro che hanno sogni nel cassetto e se ne approfittano. è cosi ovunque. e quanto costa realizzare un sogno? 2500 euro.
un bacio Malice

MaliceDuNoir

#2 06 Settembre 2008 - 14:10

hahahaha... che bello trovare qualcuno con cui condividere certe amarezze. Ho scritto un post in merito qualche mese fa e ti dirò di più, ho trascorso un anno ad inviare manoscritti più o meno a chiunque e il filo edizioni è stao il primo a rispondermi, seguito da altromondo editore (molto visibile su internet e che cita testualmente: " inviaci il tuo manoscritto, investiremo su di te"... andrebbe quantomeno multato per falsa dichiarazione), seguito da Gingko edizioni. Ora ti racconto una chicca sull'ultimo citato. Dopo avermi inviato il contratto con cui mi sarei dovuta impegnare a pagare 2500 dindini sonanti, e dopo aver declinato l'offerta, a distanza di 6 mesi mi giunge una lettera in cui la redazione mi avverte che il mio libro non può essere preso in considerazione perchè non consono a nessuna delle loro linee editoriali... non ho ancora smesso di ridere. Fortunatamente, qualcuno di serio ancora esiste e dopo un anno di ricerche l'ho trovato.
salutissimi,
robin

EosDea

#3 06 Settembre 2008 - 15:08

Ho persino trovato a sputtanarli grazie all'iniziativa del blog di Grillo ma evidentemente il capoccione genovese ha molto altro da fare!
Non sapevo degli altri lestofanti. Grazie della segnalazione.

Jedan58

#4 09 Luglio 2009 - 13:25

Io ho pubblicato di recente un libro di poesie con la Casa Editrice Il filo, però ho speso molto meno di quanto da voi indicato (150 copie a 12 euro ciascuna); ho fatto una presentazione in una libreria a Milano (c'era poca gente) e due vicino a dove abito. Finora ho venduto circa 50 copie. Comunque è vero che in giro ci sono offerte editoriali che tanto offerte non sono. Ciao Annita


utente anonimo

#5 17 Luglio 2009 - 18:29

quali case editrici consigliate allora per libri di poesie?

utente anonimo

#6 13 Agosto 2009 - 15:03

Ho pubblicato con Ilfilo un romanzo ( " Un giudice in prima persona") acquistando 150 copie ad € 14 l' una. A parte quelle da dare in omaggio ( di cui non potevo far carico all'editore) in una presentazione curata solo da me ne ho vendute 45. Altre 62 ha venduto una libreria trovata da me. Da parte dell'editore o da Mursia nessuna distribuzione nelle librerie ( e con sole 150 copie che distribuzione vuoi fare?) ma solo postazione su internet con aggravio di € 3 per spese di spedizione.Sto ancora attendendo risposta alla richiesta di rescindere il contratto ( che comunque si risolverà automaticamente a novembre). Per esperienza fatta non posso che condividere i commenti precedenti. F.E.Nirta.

utente anonimo

#7 12 Settembre 2009 - 16:31

Si può scegliere o meno di pubblicare un libro, in base alle proprie tasche ed esigenze. Nessuno obbliga nessuno, prima ci si informa su ciò che si sta compiendo e poi si decide. Accade anche nella vita! Il filoonline è una casa editrice seria, che propone i propri autori, fa "propaganda" non con i giornalini delle scuole elementari. Dietro c'è tutto un lavoro meticoloso di persone che svolgono il proprio mestiere.Purtroppo non tutti sono famosi come la Merini o Camilleri. E un sogno, si sa, costa sacrifici anche economici, è cosi! Da qui la scelta di pubblicare o meno; gli altri non stanno col fucile spianato, il contratto sta sotto i nostri occhi...Se ci va pubblichiamo con quelle clausole, altrimenti fa niente.
Una scrittrice o presunta tale ( si spera...)

utente anonimo

#8 18 Settembre 2009 - 18:21

Accetto ma non condivido. Nel mio romantico immaginario per pubblicare un tempo (e ancora oggi) si mandavano i testi a più editori, con commissioni di critici attenti che decidevano se valeva la pena rischiare la pubblicazione. Con il sistema qui criticato invece si pubblicano i libri con la stessa logica della vendita delle pentole o delle creme a parenti ed amici tra i primi...E siamo al paradosso perché andando in libreria ci si accorge che oggi come oggi "tutti" scrivono e pubblicano un libro investendoci di tasca loro...

utente anonimo

#9 23 Settembre 2009 - 12:54

Io poco fa ho inserito una poesia per l'autore del mese...L'ho vista inserita dopo qualche secondo...Ma ora non c'è più...Dov'è finita???

utente anonimo

#10 23 Dicembre 2009 - 16:30

Buonasera Jedan58,
mi scusi il tono molto diretto ma quando leggo commenti privi di fondamenta come quello che ha scritto non posso non essere diretto nell'esporre le mie idee, visto che come tanti sono alla ricerca di un editore e, allo stesso tempo, cerco di informarmi in modo oggettivo e circostanziato.
Le contesto soprattutto questi punti del suo discorso:
> Pubblicizzata continuamente su quotidiani, settimanali e mensili, con migliaia di banner diffusi in rete...
< b>Anche la Mondadori e tante altre investono molto in pubblicità, stiamo ancora al pauperismo imprescindibile per l'editoria che punta sugli autori emergenti?</b>
> Chiunque penserebbe che la prassi sia quella nota...
< b>Chiunque ragioni con il solo riferimento delle case editrici senza contributo, ma non esistono solo quelle.</b>
> Il loro messaggio è subdolo e sibillino: inviaci i tuoi scritti anonimi e ti faremo una proposta editoriale...
< b>Cosa c'è di subdolo nel dire chiaramente anche sul loro sito che ci potrebbe essere una proposta editoriale? E' un altro modello imprenditoriale, tutto qui.</b>
> questa sosterrà i costi di pubblicità a mezzo stampa e/o radio e televisione (immagino, radio val cannuccia e il giornalino della scuola elementare!)...
< b>Immagina male e non si prende la briga di informarsi come ho fatto io prima di sentenziare. Se le sembra poco fare pubblicità sui quotidiani nazionali come Repubblica e radio o avere 3 trasmissioni letterarie su Sky...</b>
> Ovviamente i diritti d'autore verranno riconosciuti, ovviamente!
< b>Perchè no?</b>
> E infine, in tutto questo, e le tasse?
< b>Ma che c'entra? Le chiacchiere da bar meglio farle durante il derby.</b>
Saluti,
Gaetano Urbani

utente anonimo

#11 23 Dicembre 2009 - 17:36

Accetto e pubblico. Ma non condivido ed insisto. Dopo tutto visto che oggi giorno chiunque si permette di scrivere un libro e farselo pubblicare perché non poterlo fare anche a pagamento? Subirà con certezza quasi matematica la sorte dei vari set di pentole inox o creme di bellezza (come qualcuno ha già scritto) vendute prima (o quasi esclusivamente) a parenti e vicini e forse a qualche estraneo.
Inoltre si tenga conto che all'epoca della pubblicazione di questo post (agosto 2008) la casa editrice in questione non aveva ancora corretto il tiro dei suoi, ribadisco, sibillini ed oscuri messaggi, cosa che ha fatto soltanto dopo la pubblicazione di post come questo.
Infine, frequento moltissimo le grandi librerie e non ho mai visto un solo titolo a firma della casa editrice di cui stiamo scrivendo.
Comunque sia auguri per la sua attività letteraria.


Jedan58

#12 10 Febbraio 2010 - 15:00

Anch'io sono in cerca di pubblicazione per un mio romanzo, ne ho già due su Lulu e presto anche su Boopen e altri ne seguiranno.
Sono incappata anch'io nel signore di cui sopra e su un altro. 2750 euro da una parte, 2000 dall'altra. Grazie no, continuo a cercare.
Comunque, credevo di aver visto il fondo come truffatori con le agenzie per il lavoro, ma c'è chi è peggio...

gattaneilibri

#13 11 Febbraio 2010 - 19:02

Lentamente continuano i commenti negativi, per fortuna. Spero che infine le cosiddette "case editrici" come questa verranno finalmente chiuse!
Grazie a gattaneilibri per il suo contributo

Jedan58

#14 27 Febbraio 2010 - 08:19

Sono la presunta scrittrice del 12 settembre. Capisco la sua amarezza, Jedan 58, però torno qui, a distanza di qualche mese, per aggiornarla sul mio stato. Dalla pubblicazione con la casa editrice ILFilo( settembre 2009), qualche progresso c'è stato. Sto curando delle presentazioni e ad oggi ho venduto quasi 80 copie ( in un solo lancio) delle 150 tot. tranne qualche libro omaggio ( a mie spese, ovviamente). Diciamo che non posso lamentarmi, anzi. Grazie al libretto avrò una prestigiosa recensione sul "Caffè Michelangiolo" di Firenze, ci saranno altre iniziative nella mia provincia che mi coinvolgono ( perché interpellata), sono invitata nelle scuole ed ho avuto l'apprezzamento di persone addette al settore. Ma ancora ho molto da fare, perché ( si spera) vorrei continuare nella promozione finché mi è concesso e senza peccare di presunzione ....
Se quest'avventura meravigliosa dovesse finire, ne conservo un gran ricordo !!
Per quel che riguarda le case editrici, a qualcuno bisogna pur chiedere, quindi perché prendersela solo con il Gruppo Albatros? Anche le altre non sono da meno sui contratti.

utente anonimo

#15 25 Novembre 2011 - 01:42

Concordo in pieno con quanto scritto dal responsabile della casa editrice il Filo-online.
E' ora di finirla, con quest'attacco contro le pubblicazioni a pagamento, il tempo dell'Editoria Romantica è oramai finito, sopratutto in questi tempi di crisi. Non vedo che cosa ci sia di così immorale nel farsi pagare il service editoriale. L'editore, è pur sempre un professionista, e come un'avvocato, o un medico, ha il SACROSANTO DIRITTO, ad essere ricompensato per l'opera che prestata. DEVE FORSE FARE OPERA DI BENEFICENZA? DEVE FORSE ANDARE FALLITO, TANTO PER FARE LO PSEUDO-INTELLETTUALE, MODELLO POST-SCRIBACCHINO? La visione dell'intellettuale-mecenate, propria di quella sinistra-comunista che da anni ha infestato l'editoria, è da considerarsi un retaggio storico-culturale, bella a sentirsi, ma poco realistica nell'attuarsi. Ne ho conosciuti di editori, che hanno fatto di questo credo il loro grido di battaglia, con il risultato di vedersi le banche alla porta, e la sede venduta all'asta per i troppi debiti accumulati con le tipografie, per libri stampati, e mai venduti.
Cara signora, si svegli, l'editoria non è purtroppo un luogo immaginario fatto di salotti dove si discute di Kant o Mann, ma un'impresa fatta di costi e ricavi, e che come tale pretende di essere gestita. Viviamo in Italia, una nazione che investe poco e niente in cultura e per la cultura, non in nazioni come la Francia, l'Olanda o il Belgio, dove chi intende iniziare l'attività di editore, viene finanziato ed aiutato. E' facile commenatare dall'esterno, senza conoscere quelli che sono i costi di produzione di un libro. E' altrettanto facile, mettersi sulla tastiera di un pc, e iniziare ad inveire contro chi si guadagna il pane giornaliero, cercando autori che possano essere pubblicabili. Le dico questo non al fine di sollevare inutili polemiche, ma con il solo scopo di spiegare le ragioni di chi fà purtroppo il mestiere dell'editore in questi tempi così bui.

utente anonimo

#16 25 Novembre 2011 - 10:13

Innanzi tutto va precisato che qui non è mai intervenuto nessun responsabile della casa editrice citata e quindi non vedo a chi si riferisca il nostro anonimo commentatore.
E smettiamola di dire fregnacce. Non è forse il caso di dire invece che oggi troppi vogliono scrivere e pretendono di veder pubblicato su carta con un bel ritorno economico i loro scritti? Anch'io scrivo, su queste pagine, ma lo faccio gratis e come tutti coloro i quali tengono un diario, scrivo più per me stesso che per gli altri.
Ed è su questa spinta che le aziende quali quelle rappresentate da nostro commentatore anonimo lucrano sfilando soldi a quei quattro sfigati che si sono improvvisati scrittori professionisti. Per non parlare dei poeti. La rete è piena di poesie. Sono tutti diventati improvvisamente novelli Neruda.
Vorrei proprio vedere se una qualsiasi casa editrice si sognerebbe mai di chiedere soldi ad un qualsiasi imbecille che provenendo dal tubo catodico si improvvisa scrittore. E ce ne sono almeno una dozzina che mi vengono in mente adesso. Le librerie hanno gli scaffali delle novità piene di scritti di tizio e di caio che passandoci davanti ogni volta mi fanno esclamare "e adesso pure questo/a scrive?"...
Ed ecco che casca l'asino quando il nostro commentatore riporta i casi di paesi europei dove l'editore viene finanziato...ecco appunto, tutti froci col culo degli altri. E quindi in Italia, unico paese dove esiste il fenomeno del paga che ti stampo, non essendoci finanziamento i soldi vengono chiesti ai presunti autori.
Preferisco sapere che il libro che ho comprato e letto è nato dalla scelta di un comitato editoriale e non dal frutto di una transazione economica do ut des in tutto e per tutto assimilabile al meretricio.
Ci sono in giro dei potenziali Dumas? Chissene frega. Tanto nessuno potrà aver mai rimpianto di non aver letto quanto non sarebbe mai stato pubblicato.

Jedan58

#17 26 Novembre 2011 - 04:54

Noto con dispiacere che lei continua a non capire ( o forse non vuole capire), il fatto che il vero problema dell'editoria al giorno d'oggi, non è dato tanto dalla richiesta minima per il print on demand ( i più chiedono al massimo 600/700 euro), ma altresì dal fatto che in Italia non si legge, e non i romanzetti scritti, sempre come dice lei, dallo scrittore analfabeta, ma fior fior di libri divenuti classici già da qualche decennio. La caccia alle streghe contro gli editori a pagamento, sarà comunque destinata a finire, dato e visto che il futuro dell'editoria è sempre più orientato verso il print on demand. Mi faccia dire un'ultima cosa; sempre per citare una sua frase, il frocio con il culo degli altri, lo fanno non gli editori a pagamento, ma piuttosto le cosidette agenzie letterarie puriste, che operano per case editrici finanziate dal partito (per lo più comunista o di sinistra).
E' facile fare lo pseudo-intellettuale, quando hai le coop rosse che ti passano lo stipendio a fine mese. Anche se hai segnalato, qualche mezza cartuccia, che comunque non venderà più di 200 copie.

27 novembre 2011 - 1630

A prescidendere dal suo anonimato ora ho capito. Lei è uno dei tanti che vede i comunisti dappertutto, prova ne sia la citazione delle agenzie letterarie, comuniste e ovviamente populiste. Mi risulta che da quelle parti un tempo pubblicare era cosa ben ardua
In Italia non si legge e questo è il problema? In Italia non si è MAI letto. Non è che l'eccesso di pubblicazioni abbia incrementato la disaffezione. Print più o meno on demand la disaffezione e la disattenzione dell'italiano medio nei riguardi della parola scritta e stampata è sempre stata enorme.
Il post è chiuso. I commenti anche. tanto chiude anche Splinder

Jedan58