domenica 25 settembre 2011
Le vere cause del terremoto de l'Aquila
Ma è come sparare sulla croce rossa. Se non le partorisce di suo gliele scrivono a dimostrazione che la signora è circondata da un'emerita massa di deficienti che non sono neanche in grado di capire il contenuto di un comunicato stampa: il famoso analfabetismo di ritorno.
L'antefatto è noto: la recente scoperta sulle proprietà dei neutrini di cui ho già scritto ed il cult diffusosi sulla rete immediatamente dopo il comunicato stampa: diffusosi direi a velocità fotonica!
Cito: "Alla costruzione del tunnel tra il CERN ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro".
E che si sia trattato proprio di una clamorosa gaffe è confermato dalla successiva nota di correzione, rilasciata poche ore dopo sempre dall'ufficio stampa del ministro, in cui con supponenza si diche che col termine tunnel ci si riferiva a quello 'etereo' atraversato dai neutrini e che quindi gli ignoranti siamo noi.
Attendiamo ansiosi i seguaci di Bendanti o di Giuliani che proclameranno che il tunnel, sotterraneo, esiste davvero e lo indicheranno come causa prima del terremoto abruzzese dell'aprile 2009.
Credo non occorra aggiungere altro.
domenica 13 marzo 2011
Pubblica distruzione
Siamo alle solite...
Mariastella Gelmini ha perso un'altra occasione...per tacere.
Dovremmo ormai essere assuefatti alle sue sparate ma oggi, all'indomani del C-Day, non ha perso occasione per dirne una delle sue.
http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/1003014/gelminiincoerente-chi-va-in-piazza.shtml?1#page
"Molti di quelli scesi in piazza per la scuola pubblica poi mandano i figli alle paritarie". E' l'accusa lanciata dal ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. "La trovo una incongruenza e forse vuol dire che non hanno poi tutta questa fiducia nella scuola pubblica", ha detto il ministro che ha difeso la sua politica di austerity: "Ho tagliato solo gli sprechi".
"Gli insegnanti sono troppi""Gli insegnanti sono troppi rispetto al bisogno in Italia: lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, intervistata a "Che tempo che fa". ''Gli insegnanti sono pagati pochissimo - ha detto - perché sono troppi'', sono un quantitativo ''superiore al fabbisogno''.
Gelmini ha ricordato che chi insegna in una scuola superiore con 15 anni di anzianita' in Italia prende circa 20 mila euro in meno di un collega tedesco. ''Dobbiamo pagarli adeguatamente - ha sottolineato - ma se cresce il numero all'infinito sono proletarizzati''.
Ho insegnato nove anni in una popolosa scuola cosiddetta cattolica paritaria legalmente riconosciuta, una di quelle per mia fortuna didatticamente valide dove non vigeva nepotismo né pressioni da parte del collegio direttivo (preti): un plesso scolastico con tanto di elementari che facevano da fucina alle tre sezioni delle medie e queste che alimentavano annualmente una sezione di liceo classico ed una di scientifico. Autoalimentata o quasi.
Ma credetemi, per quanto non tutti i genitori appartenessero a categorie snob ed abbienti, non ne ricordo uno che sarebbe stato disposto a scendere in piazza per qualcosa, e intendo per qualsiasi cosa.
Non era (è) nel loro DNA e per quanto all'epoca facesse notizia il movimento studentesco pubblico de "la pantera" genitori e studenti di quei licei dove insegnavo non avevano né la voglia né le motivazioni per scendere in piazza in antitesi alla loro scelta paritaria, scelta dovuta non solo a motivi legati ai timori che la pubblica desse loro (impreparazione, caos, indisciplina, ambiente ecc) ma soprattutto alla loro coscienza tranquilla nel sapere che lasciando il figlio a scuola lì l'avrebbero trovato al loro ritorno.
Quindi ripeto che quanto ha detto la Gelmini non è plausibile né credibile: è solo la solita demagogia.
E la seconda sparata, apparentemente slegata è invece più che attinente con quanto accadeva (e accade) nelle scuole paritarie. All'epoca, e ancor oggi è così, dato che i bilanci delle scuole private attingono solo a quanto incassano dalle rette pagate dai singoli studenti avevamo in classe mediamente da 30 a 35 studenti, al limite della normativa pubblica del ministero. Chi ha insegnato o insegna sa cosa voglia dire avere tanti alunni in una sola classe...
Se i professori sono stati troppi negli anni '70, infornati da dozzine di corsi abilitanti che hanno rifilato cattedre di ruolo a migliaia di proletarizzati o sindacalizzati vorrei solo ricordare che quei 25-40 enni di allora sono già in pensione da un pezzo o stanno per andarci! E quindi il numero dei professori non è affatto diverso, in proporzione, a quanto esistente nella Germania da lei citata!
domenica 7 febbraio 2010
La scuola è (davvero) finita
Sì è finita, ancora una volta nelle mani sbagliate.
Visto che giocano tutti per lo stesso presidente avrà forse voluto fare un po' di pubblicità alla trasmissione "Saranno famosi"; o forse avrà voluto far credere ai futuri omologatissimi elettori che ognuno di loro potrà sperare di diventare appunto famoso con una scuola apposita. Comunque stiano le cose ciò che mi ha lasciato piuttosto perplesso delle novità della riforma dell'onerevole ministra Maria Stella Gelmini è l'istituzione del cosiddetto "Liceo Coreutico e Musicale".
A parte che ho dovuto scomodare un dizionario per scoprire che diavolo vuol dire coreutico ciò a cui ho immediatamente pensato è che se un professionista vero della musica impiega minimo un decennio (con 8 ore di studio al giorno su una tastiera o con un archetto in mano) molto improbabilmente riuscirà a campare d'arte (vissi d'arte vissi d'amore lasciamolo a Puccini!) figuriamoci un siffatto diplomato...per non parlare della coreutica che sarà senz'altro utilissima a saltare, pardon, ballare sulle altalenanti note del futuro!
Molti saranno stati tratti in inganno leggendo che questo liceo altro non è che il Conservatorio ritargato. Errore! Tanto per cominciare al Conservatorio non si fa danza e poi si entra con esame di ammissione selettivo e difficilissimo non prima di aver studiato privatamente parecchi anni (è infatti a numero chiuso) e invece questo liceo statale in quanto tale aperto a chiunque lo voglia purché in possesso di licenza media. Prosit!
Da decenni avevamo già due licei "inutili": il classico e lo scientifico. Comunque non del tutto ma atti come minimo a fornire una (im)preparazione di base (in)utile per affrontare temi universitari di settore indirizzati vuoi su materie umanistiche piuttosto che scientifiche spinti dalla propria attitudine con tutte le dovute eccezioni e sfumature. Per esempio ai miei tempi si diceva che per fare medicina fosse il classico l'ideale liceo; ora ne comprendo le ragioni: perché medicina non è una scienza
.Ovviamente l'università era altrettanto aperta anche a diplomati provenienti da ogni ordine e grado di scuola del regno...pardon, dello stato.
E per tutti successi od insuccessi sarebbero (sono) stati dettati solo ed esclusivamente dalle indoli personali non certo dalla scuola di provenienza pur riconoscendo un minimo grado di facilitazione solo per alcune materie propedeutiche.
A questi due licei possiamo certo affiancare da sempre anche il famoso Liceo Artistico ma che comunque metteva in grado gli studenti a tener in mano una matita od un pennello aprendo loro orizzonti culturali ed ambiti universitari diversi per gli altri.
E i mitici ITIS (non consideratemi di parte, essendo io stesso un ex liceale, scientifico). Decine e decine di ore settimanali di studio e laboratorio. Studio non meno complesso dei licei e faticose ore di pratica. Al termine dei 5 anni con la certezza almeno di saper fare qualcosa anche se non del tutto pronti per la realtà del mondo del lavoro.
E i professionali? Che con questa riforma sono stati smembrati e snaturati in qualcosa di oscuro, più oscuro delle assurde lauree 3+2. Che cavolo vuol dire 2+2+1 con due biennii ed un ultimo anno abilitante per l'università ma non per tutte le facoltà? Perché stroncare dall'inizio eventuali cambiamenti di tendenza di uno studente?
E come ciliegina sulla torta la nostra mary star ha pensato bene che visto che le ore da 50 minuti (in realtà 55 nei licei!) sono "finte" ha deciso di portarle ad ore di 60 minuti dimenticando un piccolo particolare. Da sempre gli addetti alla compilazione dell'orario settimanale si addannano ad incastrare professori e materie nella matrice orario/settimana. E con ore da 50 minuti hanno indubbiamente a disposizione un certo numero di unità didattiche. Ora, posto che le 36 indicate dalla Gelmini come troppe volendo portarle a 32, vorrei proprio sapere quando saranno erogate le 4 unità didattiche a settimana mancanti...nei campeggi estivi istituiti per legge scimmiottando gli americani?
Ma è ovvio che la fonte non poteva essere che l'OCSE (tirato fuori quando fa comodo) che indica che in Italia si fanno troppe ore. La Gelmini ha però omesso di dire che il rapporto parla di troppe ore rispetto alla preparazione effettiva ed efficace dei nostri studenti e, ovviamente, vista la premessa che fa? Tagliamo le ore no?!? Monsieur de Lapalisse era un dilettante in confronto. Lo stesso rapporto poi dichiara vincente la Finlandia. Signori, non vorrei esser scambiato per "antico" e "campanilista" ma non mi risultano storicamente (non ho pretesa di parlare del presente) illustri esempi d'arte, cultura, scienza e chi più ne ha più ne metta da parte dei nostri concittadini (europei) finlandesi!
Una cosa mi piace(rebbe). All'ultimo anno insegnamento di una materia curricolare e non in lingua straniera. Peccato che non ci siano i docenti in grado di farlo. Ma se gli insegnanti di lingue non sanno neanche insegnare quanto dovrebbero figuriamoci uno storico che insegni storia medievale in inglese!!! Non me ne vogliano ma mi attengo alla realtà della cerchia delle mie conoscenze (figlie, nipoti e loro amici che dopo anni e anni di lingua straniera non sanno mettere insieme una frase di senso compiuto!)
Posso riconoscere l'aver correttamente individuato che da noi negli ultimi anni sono apparsi come funghi e lumache dopo la pioggia centinaia di indirizzi secondari superiori diversificati per avere chi l'uno tre ore in meno di ginnastica e due in più di esperanto e chi l'altro per esser chiuso al lunedì come i barbieri! Concordo con la ministra che c'erano trecentoventiquattrovirgolacinque licei diversi e che l'università è un altro gran casino con corsi di laurea in aramaico con sottotitoli in sanscrito.
Questa riforma mi sembra ancora più ridicola delle (mancate) altre riforme e ancora una volta il triste ed ineluttabile destino della nostra scuola è quella di non aver mai avuto una guida competente. E questa è forse la peggiore degli ultimi decenni!
La scuola è finita. Viva le vacanze!
venerdì 28 agosto 2009
Imparare o insegnare...ad insegnare
Una vecchia citazione (parecchio antica pare) recita "chi sa fa, chi non sa fare insegna, chi non sa nemmeno insegnare dirige e chi non sa neanche dirigere fa il politico" e via discorrendo. A prescindere dalla falsità intrinseca alla citazione che vorrebbe mettere in proporzione diretta incompetenza ed ascesa nella scala sociale (o lavorativa, o entrambe) -come dite? è invece vero? - ciò riporta immediatamente in tema quanto ho appena ascoltato e letto.
Pochi giorni fa riflettevo guarda caso sullo scempio delle nostre Università e sulla totale incompetenza di chi decide e dirige sulla scuola in genere ed ecco freschissimo l'annuncio che da domani si cambiano le regole di accesso all'insegnamento: frutto soprattutto dell'agostano lavoro della commissione di Giorgio Israel (lascio ai miei lettori capire da soli che tipo sia rimandandoli al suo blog). Che questo agosto sia stato particolarmente caldo, con afa opprimente, ce ne siamo accorti tutti ma gli effetti si saranno particolarmente sentiti anche nei corridoi del MIUR in Viale Trastevere a Roma.
Riassumo come entreranno nella scuola i prossimi insegnanti: laurea magistrale apposita, a cui si accederà con un altro esame di ammissione ad un numero chiuso deciso in base alle esigenze d'organico (???), un anno di tirocinio formativo mirato non già a ripetere quanto già studiato (vedi le SSIS) ma soprattutto a laboratorio, metodologia didattica e, che te lo dico a fare, nuove tecnologie e più inglese! (ah! le care vecchie '3i' del primo governo Berlusconi che tornano!!!).
Forse pochi ricorderanno la mia diretta esperienza di insegnante di liceo se pur di breve entità (circa 8 anni) direi intesa vista l'allora mia giovanissima età (ho iniziato appena 25enne, un anno dopo la mia laurea) ma posso contare comunque sulle testimonianze dirette di mia moglie, insegnante da 26 anni, di mio cognato, da oltre 30 anni, di un carissimo zio e dai racconti e dalle testimonianze dello scomparso carissimo suocero, con oltre 40 anni di carriera! Insomma, direi che ne mastico un pochino e non entrerò comunque nel merito della riforma alla quale, al più, farò in coda alcune osservazioni pratiche.
In definitiva di che si tratta? Del riciclo in altra forma del famoso anno di straordinariato: in pratica al momento dell'immissione in ruolo ogni insegnante sottostava ad un anno "di prova/formazione" sotto il vigile (ehm...) occhio di un tutor ed alla fine del quale poteva sentirsi definitivamente assunto dallo stato! Vien da sé che si tratta di una pura formalità sia per la svogliatezza dei tutor (che hanno ben altro da fare ed al massimo si limitano a dare suggerimenti d'ordine pratico e non metodologico, didattico e men che mai pedagogico!)
Insegnare ad insegnare. Chi? Come?
Che l'esperienza delle SSIS sia stata fallimentare (costosissime ed inutili) è certo ma pretendere di prendere il meglio da queste per varare questo nuovo metodo d'ingresso è tragicomico.
Come si fa insegnare ad insegnare e soprattutto come si fa ad imparare ad insegnare? Certo docenti non si nasce, si deve avere passione ed una particolare predisposizione a trasmettere conoscenza, a suscitare interesse anche qualora si parlasse di argomenti banali, quasi come i potentissimi oratori maestri d'eloquenza -sto ironizzando ovvio- della antica civiltà romana. Ma senza arrivare a ciò è anche possibile che insegnanti ci si diventi soprattutto con la praticaccia e l'esperienza e, ahimé, tutor o non tutor, corsi o non corsi, ci saranno sempre dei pessimi insegnanti! E degli ottimi e validissimi ovviamente...nonostante gli stipendi miserabili...ovviamente!
Le considerazioni d'ordine pratico: chi stabilirà le esigenze d'organico che apriranno la strada dell'anno di tirocinio ai possibili insegnanti e che dovranno sostenere l'ennesima prova? In base a quale criterio verranno selezionati i docenti dei...docenti? Chi controllerà i controllori insomma? E i precari che ogni anno da decenni affollano in questo periodo le stanze dei provveditorati in attesa della agognata supplenza annuale? Ce ne sono in questo stato anche di ultra quarantenni che da un paio di decenni vanno avanti così. Più tirocinio di questo!!! Si dovranno pur "sistemare" o li mandiamo tutti a casa facendoli scavalcare dallo studente neolaureato che ha fatto il tirocinio? Volete la guerra?
Se tanto mi da' tanto i primi insegnanti che potrebbero entrare nel mondo della scuola a seguito dell'attuale proposta lo faranno nel 2028...e nel frattempo chissà quante altre Gelmini ci toccheranno!
Meno male che qui a Roma ci pensa già il vernacolo a fare una gran confusione tra imparare ed insegnare..."e mo' chi m'o 'mpara?"
sabato 6 settembre 2008
La maestra unica

Già, maestra, femmina, vista la stragrande maggioranza di gentildonne nel corpo docente, dagli asili alle scuole superiori (all'università no, lì domina ancora la baronia maschilista).
Credo che il caldo, eppure non torrido, dei giorni scorsi, abbia dato alla testa alla neo ministra della Pubblica Istruzione, oppure la spiegazione va trovata nella solitudine dei corridoi ministeriali post ferragosto? Fatto sta che dal palazzone di viale Trastevere la proposta da attuarsi quanto prima è venuta fuori.
Tralasciamo, per ora, le migliaia di insegnanti che perderebbero il posto, da riciclare in chissà quali sedi e competenze (ricordate la riforma che una quindicina d'anni fa costrinse a riciclarsi sul sostegno o chissà dove migliaia di insegnanti delle superiori?) ma vogliamo parlare un attimo dei bambini?
I maestri, o maestre che siano, adesso sono anche 4 per classe. Ognuno con un'area specifica di competenze: linguistico-letteraria, scientifica, artistica o altro ancora. Poi ci sono quelli della lingua straniera (tralasciamo il fatto che così com'è insegnata non serve a nulla e non conosco nessun bambino italiano in grado di mettere insieme una semplice frase!).
E' vero che il calo demografico va svuotando le classi ma è anche vero che i bambini d'oggi sono completamente diversi da quel che sono stati un tempo, me compreso, ed una sola persona non ha le competenze né la necessaria forza a sostenere il carico di lavoro e soprattuto le enormi aspettative che i bambini ripongono nei maestri entrando nella scuola elementare.
Lasciamo stare anche il fatto che molto spesso oggi i bambini arrivano alla scuola media che non sanno nemmeno leggere e far di conto (ruolo principe della scuola elementare!) ma ritengo che l'insegnante unico alle elementari sia un ripiombare con un tonfo sordo nel passato profondo degli albori di un'istruzione elementare nazionale e sovranazionale, diversificata soprattutto dalla diversificazione dei rapporti con insegnanti diversi.
E infine, poniamo il caso (frequente) di un bambino a cui quel maestro o quella maestra non vada affatto a genio! Non può neanche consolarsi sperando in un miglior rapporto con gli altri o le altre!!! Se ripenso alla suora della mia III elementare!